Incomunicabili emozioni…

Ci sono
sensazioni che, per quanto ci si sforzi, non si riusciranno mai a comunicare come si vorrebbe.

Questo
perché, certi stupori, non sono comuni, universalmente condivisi e
riconosciuti, come la bellezza di un quadro di Manet o la grandiosità della
Tour Eiffel.
Alcune emozioni nascono dal nostro vissuto, dalle nostre conoscenze, dal quel
bagaglio, grande o piccolo, di cultura che abbiamo faticosamente ammucchiato
nella nostra memoria.

Ricordo
che, quando ebbi il grande incidente con la moto, ormai tanti anni fa, temevo di scoprire di aver perso memoria di ciò che sapevo, ma per fortuna
non accadde.
Dicevo…

Certe
cose che a noi riescono ad emozionare fino alle lacrime, che ci stringono lo
stomaco, che ci fanno scattare centinaia di foto, possono sembrare
incomprensibili ad altri.

E non
importa quanto ci siano vicini, quanto siamo capaci di coinvolgerli.

Per
qualcuno Villa Savoye di Le Corbusier sarà sempre solo una “casa” e sarà
incomprensibile scegliere di andare a Poissy per visitarla, piuttosto che a
Disnayland Paris per trovare Topolino.
Per qualcuno la Defense, sarà troppo moderna (contemporanea, si dice
contemporaneaaaaaa!) con tutti quei grattacieli, la piramide del Louvre, fuori
contesto, l’etoile di strade intorno all’Arco di Trionfo una scelta
spettacolare di un urbanista illuminato, ed il Centre Pompidou una fabbrica di
tubi.

Ma chi
quella Villa Savoye la vede uscire da un foglio di carta lucida,vede quei
tratti di china diventare muri reali, quel disegno che aveva immaginato
tridimensionale solo nella sua testa, (perché i render 3D non esistevano
ancora) farsi reale e poterne percorrere i camminamenti, gli spazi, percepirne
la luce…

Ecco,

quell’emozione,
più grande della vista della tour Eiffel da vicino, non è comunicabile.

Allo
sbeffeggiamento per l’estasi da architettura contemporanea (e moderna) sono
abituata ormai, (l’architettura antica affascina più facilmente) ma, in fondo,
è normale, perché per capirne l’essenza devi avere una passione specifica
(tanta).
A Villa Savoye, non c’erano turisti, ma solo architetti o studenti: gli
accompagnatori si guardavano rassegnati come a dire. “boh, ma che avrà di
speciale ‘sta casa?”, mentre gli altri, in estasi, giravano rapiti da
quell’architettura  vecchia di ottant’anni
eppur così attuale consapevoli di passeggiare nella storia e di non poter
comunicare al meglio quella gioia infinita.

Signori…

Villa
Savoye a Poissy di Le Corbusier: 1928-1931

Emozione pura...

Altre foto QUI : http://www.flickr.com/photos/kalispera2007/

PUNTATE PRECEDENTI

  1. JUMP IN…
  2. NONOSTANTE TUTTO…
  3. IL “TRALICCIO” http://kalisperaa.spaces.live.com/blog/cns!680C16B091E2D1C1!5685.entry
CIAO a tutti.
Kali