Ci sono amiche che…

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Ci sono amiche con le quali hai diviso un pezzo importante di cammino, ma che non vedi da anni, eppure le “senti”.
A. è una di queste.
Non manca ricorrenza che non ci si scambi un messaggio, una telefonata. Eppure, i chilometri che ci dividono sono solo un centinaio…
Ci potremmo vedere, tornare sotto i due pini e guardate il sole che tramonta dietro la cupola di San Pietro, a ridere ricordando quella volta che, per pranzo, ci siamo mangiate una mega porzione di lasagna e poi siamo stramazzate sui libri di statica, tra i rimproveri di L. compagno di studi, che ce l’aveva pure detto di stare leggere, altrimenti ci sarebbe venuto “l’abbiocco”.
Lui, uomo lungimirante, s’era accontentato di un’insalatona, noi donne che tentavamo di star sveglie coi caffè della macchinetta, perché si sa, le reazioni vincolari, non sono particolarmente “eccitanti”.

Ad A. avevo mandato gli auguri per l’otto marzo. In serata ero a passeggio sul lungolago, ammirando uno degli struggenti tramonti, quando mi è arrivato un suo messaggio.

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Sunset

Le era morta la madre…
Oggi l’ho chiamata…
Volevo confortarla, offrirle tutto il sostegno possibile, anche professionale, anche raggiungendola nella sua città.
Abbiamo parlato a lungo.
L’ho sentita sorridere, quando le ho detto “vengo a studio da te?”
(e ci voglio andare comunque, anche solo per bere un caffè insieme).
Volevo parlasse solo lei, delle sue cose. Ci ho provato in tutti i modi, ma con A. non si scappa: può esserle anche franato il mondo addosso, ma non mi lascia mai chiudere una telefonata senza avermi chiesto “E tu? Che mi racconti?”.
Ecco, ci sono persone che ti travolgono coi loro problemi, dopo un “come stai” detto per abitudine, e poi c’è A. che, da sotto un treno, quella risposta la chiede con insistenza.
“Sto bene. Un abbraccio e a presto.”

Kali

Zena…

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Genova ti abbraccia col Bigo di Renzo Piano. Ti ricorda la Rambla de Mar di Barcellona col porto Antico rinnovato, vivo, con le luci e i locali, con la musica e le architetture recuperate, rinnovate o ricostruite. Genova ti racconta una storia di emigrazione verso l’America nel ‘900 e immigrazione da più parti del mondo oggi. Che se vai a via del Prè ti sembra di essere entrato in un sūq.

Genova che ti risucchia nei carrugi, fino a intrappolarti e tra quei palazzi altissimi il segnale gps non arriva…e neppure il profumo del mare per orientarsi.

Genova con le sue stratificazioni leggibili sulle facciate degli edifici.

Con i panni stesi sulle facciate colorate.

Con le sopraelevazioni, gli abusi le parabole satellitari.

Ma anche coi trompe l’oeil dei palazzi “nobili” con lo sfarzo di quelli dei Rolli che presiedono via Garibaldi, memoria di personaggi illustri accolti per dovere.

Genova dei tanti musei che devi evitare se hai solo un fine settimana, altrimenti ti perdi la vita e le botteghe riaperte dopo un periodo buio, per sfida e con coraggio da giovani che fanno focacce deliziose, farinate, pani dolci e trofie che ti cucinano al momento, o che puoi comprare e cucinare a casa, ma non sarà mai la stessa cosa.

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Genova del pesto coi fagiolini e le patate , ma anche dell’odore sgradevole in certi angoli dei carrugi e di altri dove le prostitute attendono davanti alle porte: forse c’è anche la nipote di Bocca di Rosa.
Genova di via Del Campo che, appena ci entri, senti la musica di de Andrè, anche se non la suona nessuno.
Dell’emporio-museo dedicato ai cantautori genovesi, dei ristoranti acchiappa-turisti…

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Della sopraelevata che graffia Sottoripa, fa ombra, toglie la visuale, ma fa galleggiare a mezz’aria il traffico di chi prosegue verso il nord: difficile far convivere le cose…
Genova delle chiese e delle architetture a fasce bicrome: lo stile marinière che qui va da sempre.

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Genova a via XX diventa città coi portici ed i bei palazzi. I negozi in franchising ed i genovesi che fanno shopping senza turisti tra i piedi.

Genova dall’alto di Castelletto,
dove si arriva con la funicolare per guardare il panorama su Porto Vecchio ed incamminarsi per strade tra i boschi: peccato per tutte quelle rocche chiuse.
Da lassù vedi in lontananza la Lanterna, i grattacieli del centro direzionale e pensi che si, non sarà la città più bella del mondo, ma è una bella città e bisogna tornare, perché da vedere ce n’è e a me, sembra sempre di non aver visto abbastanza.
Ciao Zena.
A presto.

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Le foto sono quelle pubblicate su Istagram, quindi scattate col cell. Presto arriveranno anche quelle della Canon…forse! 😉