Come una fotografia…

23/10/2013 – 23/02/2014

Gemme dell’Impressionismo

Dipinti della National Gallery of Art di Washington
Museo dell’Ara Pacis
Roma
Layout 1
Non perdetela.
C’è l’essenza dell’impressionismo e del post impressionismo. I contrasti, le differenze, il vento delle coste Normanne,

immagine presa dal sito dell'Ara Pacis

Eugène Boudin. Sulla spiaggia di Trouville, 1863, olio tu tavola. Collezione Mr. e Mrs. Paul Mellon, 1983.1.14 (immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)

le scogliere, le immagini istantanee dipinte come polaroid ante litteram.
I colori che giocano con la complementarietà, con l’illusione.
Le figure che prendono forma con la distanza, i piccoli tratti di colore spesso, i puntini accostati che non si sovrappongono.
La lotta contro le accademie, il desiderio di dipingere in modo diverso, nonostante i rifiuti e le critiche feroci. La forza di trasformare il termine offensivo “Impressionisti” nel vessillo della nuova pittura.
Quelli del plen air senza disegno preparatorio e quelli della rielaborazione in studio, anche con l’ausilio della fotografia, la nuova frontiera della seconda metà dell’ottocento.
Il seme del cubismo,

Auguste Renoir. Cogliendo fiori, 1875, olio su tela. Collezione Ailsa Mellon Bruce, 1970.17.61 (Immagine presa dal sito dell'Ara Pacis)

Paul Cézanne. Natura morta con brocca e frutta, c. 1900, olio su tela. Dono W. Averell Harriman Foundation in memoria di Marie N. Harriman, 1972.9.5 (Immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)

e le nature morte realizzate con macchie di colore.

Édouard Manet. Natura morta con ostriche, 1862, olio su tela. Dono Adele R. Levy Fund, Inc., 1962.3.1 (Immagine presa dal sito dell'Ara Pacis)

Édouard Manet. Natura morta con ostriche, 1862, olio su tela. Dono Adele R. Levy Fund, Inc., 1962.3.1 (Immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)


le figure femminili come soggetti

Auguste Renoir. Giovane donna che si pettina, 1876, olio su tela. Collezione Ailsa Mellon Bruce, 1970.17.63 (Immagine presa dal sito dell'Ara Pacis)

Auguste Renoir. Giovane donna che si pettina, 1876, olio su tela. Collezione Ailsa Mellon Bruce, 1970.17.63 (Immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)

e la prima pittrice, ovviamente non ammessa all’accademia.
Uno strepitoso Van Gogh che dipinge tulipani (mai visto prima quel quadro!) con un fondale da “I mangiatori di patate” .

Vincent van Gogh. Campi di fiori in Olanda, c. 1883, olio su tela applicata su legno. Collezione Mr. e Mrs. Paul Mellon, 1983.1.21 (immagine presa dal sito dell'Ara Pacis)

Vincent van Gogh. Campi di fiori in Olanda, c. 1883, olio su tela applicata su legno. Collezione Mr. e Mrs. Paul Mellon, 1983.1.21 (immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)


Persone fermate nell’attimo di vivere…

Auguste Renoir. Cogliendo fiori, 1875, olio su tela. Collezione Ailsa Mellon Bruce, 1970.17.61 (Immagine presa dal sito dell'Ara Pacis)

Auguste Renoir. Cogliendo fiori, 1875, olio su tela. Collezione Ailsa Mellon Bruce, 1970.17.61 (Immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)


e tante altre cose che non mi stancherei mai di imparare e vedere. Andate! Fa bene all’anima.

P.S. c’era anche una sorpresa per l’occasione di cui non ero a conoscenza: prezzo ridotto per chi decideva di fare qualcosa di speciale  nel giorno dei fiori e dei cioccolatini.

Love, choccolate and heart. (Foto mia)

Love, choccolate and heart. (Foto mia)

Un Saluto a tutti.
Kali

H&M a via del Corso: l’idea tradita e l’occasione persa.

Come annunciato, ecco il post sul nuovo punto vendita H&M di via del Corso a Roma. Chi ha letto il post precedente sull’argomento (Maggio 2013) sa di cosa parlo.

Angolo via Tomacelli, ex Unione Militare. Acquistato da Benetton, riprogettato dai coniugi Fuksas, venduto al brand svedese ed inaugurato lo scorso 25 ottobre.
Ci sono stata.

Quando ho la possibilità di “entrare” in un’architettura è sempre un’emozione carica di aspettative.
Mi ero documentata, avevo visto foto, rendering, progetti: ero pronta! Volevo vedere come la realtà virtuale si era materializzata. Ogni volta è una specie di magia e l’ingresso, una sorta di “stargate”
Varco la soglia e mi ritrovo…
IN UN QUALUNQUE NEGOZIO H&M! Un negozio identico a tutti gli altri, che potrebbe essere in qualsiasi parte del mondo
CHE DELUSIONE!
Alla faccia della “flagship”, come chiamano questo punto vendita in tutti gli articoli che ho letto!
Alla faccia della mega festa “vippaiola”!
Scomparsi gli allestimenti interni e le pavimentazioni di Fuksas: l’interno è stato totalmente riprogettato (MALE!) da un team svedese.
Bianco e piatto.
La “bolla” che sale dal piano terra fino alla terrazza, è relegata in un angolo. Quasi una quinta che accoglie i camerini.

Che ne è stato della sua trasparenza e leggerezza?
Che ne è stato del suo essere il nodo della ristrutturazione?
Il cardine intorno al quale avrebbe ruotato tutto lo spazio?
Per spiegarmi meglio: guardate queste immagini.

Foto come da progetto  ( da http://www.fuksas.it/#/progetti/0006/)
Foto come da progetto ( da http://www.fuksas.it/#/progetti/0006/)
Foto come da progetto ( da http://www.fuksas.it/#/progetti/0006/)
Foto come da progetto ( da http://www.fuksas.it/#/progetti/0006/)
Stato di fatto (foto presa dalla rete)
Stato di fatto (foto presa dalla rete)
Stato di fatto (foto presa dalla rete)
Stato di fatto (foto presa dalla rete)

Mi sono documentata: quelle al sito di Fuksas non sono  render, ma foto. Qualcuno che è riuscito ad entrare nel cantiere  lo conferma, in ogni caso, anche se fossero un render, rappresentano tutto quello di cui ho appena parlato.

Aggiungo anche un’altra foto, fatta da me, per sottolineare la “pesantezza” della bolla, penalizzata anche dall’uso!

Dettaglio sull'uso dello spazio inviluppato dalla bolla interna: camerini!
Dettaglio sull’uso dello spazio inviluppato dalla bolla interna: camerini!

Superata la prima delusione, ho iniziato a visitare il negozio, aggirandomi tra stand caotici e percorsi intricati, tra i quali, l’edificio scompare. Unico punto di riferimento, la “teca” trasparente che, posizionata quasi al centro del locale, accoglie le scale tradizionali, quelle mobili e l’ascensore trasparente. Anche le scale tradizionali sono in cristallo ed il tutto da un’idea di leggerezza: la bolla è sempre sullo sfondo, si percepisce salendo.

Visito tutti i piani che, a parte la merce esposta, sono identici.
La meta è la cupola, ovviamente.
Salgo fino al terzo piano e qui, la seconda sorpresa: LE SCALE MOBILI NON RAGGIUNGONO IL QUARTO PIANO (moda uomo)!
Bisogna utilizzare le scale tradizionali, oppure l’ascensore!
Prendo le scale…
La mia curiosità per la cupola, viene parzialmente distolta da una finestra che si affaccia su via del Corso: scatto una foto:

Vista su via del Corso
Vista su via del Corso

Ma adesso devo salire fin lassù! Devo vedere dall’alto. Devo controllare la “bolla”, vedere il famoso skybar o ristorante che sia, e mi va anche un caffè…

Ma…le scale si fermano qui! Come si sale sulla terrazza?
L’ascensore?
NO!
NEPPURE L’ASCENSORE ARRIVA ALLA TERRAZZA! MA COME?
Avete presente l’espressione del bambino a cui è appena caduto il gelato dal cono?
UGUALE!

“deve esserci un passaggio segreto, una via alternativa come nel libro Il nome della rosa”!” penso…
Purtroppo avevo un appuntamento ed ho dovuto rimandare le ricerche.
Ma, cercando in rete, ho scoperto che: L’UNICO ACCESSO ALLA TERRAZZA è tramite un altro ascensore
posto all’interno della “bolla” probabilmente dietro i camerini, in ogni caso l’accesso non è consentito. La terrazza è stata utilizzata solo per il ricevimento dell’inaugurazione, ma è interdetta alla visita. Niente caffè!

Interno della Bolla-Cupola durante il Vip Evento (foto presa dalla rete)
Interno della Bolla-Cupola durante il Vip Evento (foto presa dalla rete)
Dettaglio della Bolla-Cupola dalla terrazza-dehors (foto presa dalla rete)
Dettaglio della Bolla-Cupola dalla terrazza-dehors (foto presa dalla rete)

Insomma, nelle foto sopra, è raffigurata la Bolla-Cupola che NON potete vedere!

Ed io che pensavo al Caixa Forum di Madrid, alle gallerie Lafayette, Harrods, El Corte Inglés …
CHE DELUSIONE!
Tornerò per verificare personalmente se ci saranno cambiamenti. Cercherò un responsabile che mi possa spiegare…
Peccato.
Poteva essere un bell’esperimento.
Finalmente una riqualificazione di qualità, qualcosa che valesse in se, la pena di essere visitata.
Si è tradotta nell’ennesimo negozio anonimo: per fortuna non hanno oscurato le finestre, almeno, c’è la speranza che, anche l’acquirente distratto butti un occhio e si accorga che laggiù, c’è Porta del Popolo.

Vista di Via del Corso dalla Terrazza-Dehors (foto presa dalla rete)
Vista di Via del Corso dalla Terrazza-Dehors (foto presa dalla rete)

Alla prossima.
Kali

Al Corso…da Fuksas!

Complice un’animata discussione nel gruppo del paesello su FB, mi è tornato in mente di aver lasciato un discorso in sospeso qui.
Riprendendo dall’ultimo post…
Roma ha questa novità a Via del Corso.

esterno

Percorrendo via del Corso venendo da Piazza del Popolo

Di che si tratta?
Un palazzo ad angolo tra via Tomacelli e via del Corso,
Classe 1901, architettura neoclassica, imponente, di pregio modesto. Non un palazzo storico, insomma.
Ospitava l’UNIONE MILITARE, una sorta di megastore della divisa & co.
Per un periodo, almeno fino al 2008  ha ospitato un store Benetton,

Immagine di Google del 2008

Immagine di Google del 2008  rielaborata da me

poi  la chiusura ed il conseguente degrado.
Nel 2008 Benetton affidava  il progetto ai Fuksas  (Massimiliano e la moglie Doriana: povera architetto: lei con compare mai, quindi ci tengo a sottolineare!), che si dovevano occupare anche dell’interior design.
Un’area molto estesa: una fonte riporta oltre mille metri quadri, un’altra 5900 mq, comunque è un intero edificio di cinque piani fuori terra più uno interrato. Sull’ultimo solaio, la terrazza che Fuksas copre parzialmente con la sua “bolla”.

I solai dell’edificio sono stati  interamente demoliti e ricostruiti procedendo dall’alto verso il basso un singolo solaio alla volta.  Sono composti da travi metalliche di lunghezza fino a 24 metri sostenuti da otto colonne in acciaio per piano senza cambiare i prospetti dell’edificio.
La vera particolarità interna è rappresentata da una sorta di nuvola, come la chiamano alcuni, ma a me da più l’idea di una bolla di sapone, di quelle che certi artisti riescono a realizzare con enormi cerchi che agitano con maestria nell’aria.

blob

Foto presa dalla rete. Ovviamente la parte verticale della “bolla” non si vede all’esterno: questo è uno spaccato assonometrico che ho inserito per rendere l’idea della bolla di sapone estrusa o della  “bolla d’aria” che dal fondo del mare risale in superficie.

La bolla, realizzata con un reticolato triangolare in acciaio e vetro, che ricorda un po’ “la pelle” della piramide del Louvre, avvolge  il nucleo dei vani di servizio (scale, ascensori…) affiora dalla copertura (terrazza) del fabbricato . Quasi come una bolla d’aria dal fondo del mare (piano terra) sale fino alla superficie della terrazza, dove si allarga per ospitare la caffetteria ed il ristorante. E se state per esclamare: “Ma quel ristorante sarà una serra!”  vi assicuro che esistono vetri termici, sistemi di schermatura, tecniche per convertire l’irraggiamento solare in energia…che lo renderanno assolutamente vivibile, anche perché altrimenti, i grattacieli cristallo ed acciaio di Londra, Madrid…sarebbero delle serre verticali!

La sezione (presa dalla rete) PRIMA del ribassamento di 3 metri. Si noti il ristorante a doppia altezza sulla terrazza

Il render del ristorante sotto la "bolla" di copertura(foto presa dalla rete)

Il render del ristorante sotto la “bolla” di copertura(foto presa dalla rete)

Nel progetto originario, il ristorante  doveva essere su due livelli, ma siccome è stata imposta una riduzione di altezza di 3 metri, credo proprio che Fuksas abbia rinunciato a quello superiore, limitandosi alla semplice copertura parziale della terrazza stessa.  La porzione di terrazza lasciata scoperta, servirà da dehors della caffetteria e spazio all’aperto  del  ristorante.

sezione tagliata

La parte di copertura eliminata (foto dalla rete elaborazione e teoria sono mie)

sezione più bassa

SEZIONE OGGI (Elaborazione della foto presa dalla rete secondo la mia ipotesi)

Va ricordato che non ci sono state modifiche al piano regolatore, anche se in molti trovano singolare che, sui tetti del centro siano  proibiti i pannelli solari, mentre a Fuksas sia stato concesso di mettere la sua “bolla” . Si può paragonare una distesa di pannelli fotovoltaici, spalmati senza una regolamentazione, con la “bolla”?
Ma questa è solo una delle tante polemiche.
Quelli che: “nel centro storico non va bene!” e  poi chiudono il terrazzo con l’alluminio e il policarbonato.
Quelli che: “Ma che orrore proprio in centro!” E non sanno neppure dove sia via Tomacelli
Quelli che: “Ma com’è possibile! A me non hanno permesso di costruire il super attico sulla terrazza” , però hanno abusivamente chiuso qualsiasi terrazzino e messo parabole e condizionatori ovunque.
Quelli che: “Ma comeeeee” Su un palazzo “romanico” (Giuro! L’ho sentita!)
Quelli che: “Oddiooo! Hanno demolito un palazzo in centro! Pare sia stato Fuschias”
Quelli che: “Ma che bruuuutttooo” E c’erano ancora i ponteggi e le velature di protezione…
Quelli che: “Ahhhh! Ma quella “cosa” sul tetto!” Poi se gli chiedi di individuarla non te la sanno indicare e non la trovano neppure se gli mostri  la foto dall’alto pubblicata da Repubblica.

tetto

Foto di Repubblica.it. Con le frecce ed i cerchi, ho messo in evidenza alcune “bellezze” dei tetti di Roma. Condizionatori, parabole, antenne, pensiline, coperture, recinzioni, abusi vari…

In Italia non c’è  solo un popolo di commissari tecnici, ma anche di Architetti, Storici dell’Architettura e Soprintendenti!
Pronti a lanciarsi in arringhe accorate contro qualcosa che non conoscono, ma che “non gli piace”.
Una critica di  “tendenza”, insomma.
Avere un parere personale è sacrosanto, anche se non si hanno competenze specifiche, ma  ostentarlo con l’arroganza di chi  è convinto che le sue osservazioni siano scientificamente corrette, è più irritante di un cespuglio di ortiche!

Come dicevo, la bolla sul tetto, che ospiterà caffetteria e ristorante,  è stata fatta abbassare di tre metri, rispetto al progetto originale e, secondo me, ha perso il suo carattere iniziale diventando, paradossalmente, quasi insignificante.
Adesso quasi non si nota. Io ho dovuto girare col naso all’insù per vederla.

palazzo_ex_unione_militare_061

La bolla vista dall’alto. (foto presa dalla rete)

Si percepisce solo percorrendo via del Corso da piazza del Popolo e  testimonianza di ciò è l’assenza di foto che la ritraggano dal prospetto principale, dove scompare, quasi totalmente, dietro il frontone con l’aquila!

Tanto rumore per nulla.
Nemmeno avessero imbozzolato il Colosseo!
Secondo me non è male.
Ed io non amo Fuksas…anzi!
Ma bisogna essere obbiettivi.

interno

Un suggestivo render degli interni (foto presa dalla rete)

Quando vado a visitare un’altra città, mi piace andare a vedere anche le architetture contemporanee, le vie con i negozi, scoprire le soluzioni ricercate dagli architetti per i punti vendita, osservare i turisti che vivono la città anche facendo shopping e non solo visitando musei e monumenti. Mi piace scoprire le gallerie commerciali o gli stores, come  Lafayette, Harrods, El Corte Inglés … perché fanno parte della città, sono architetture particolari.
Perché a Roma no?
A Roma non si può niente?
Da architetto conservatore, posso affermare che ” fare niente” non aiuta l’eternità di Roma.
Con questo non voglio dire che lo sventramento di Borgo Pio, per realizzare via della Conciliazione  nel ventennio, sia stata cosa “buona” anzi! (qui mi fermo, perché ce n’è per un altro post).
Dico, semplicemente, che ALCUNI interventi misurati, studiati da esperti, valutati in tutti i loro aspetti, anche se all’occhio distratto o inesperto, possono  sembrare azzardati, in realtà servono a riqualificare, a riportare in vita, grazie al riuso.
Non possiamo pensare di trasformare ogni palazzo in museo o biblioteca o in centro polifunzionale, (che va tanto di moda).
Parigi ha gli Champs-Élysées  con i suoi negozi, noi abbiamo Via del Corso che,  permettetemi, ha pure “qualche” annetto in più e tanto fascino, nonostante le migliorie di cui avrebbe bisogno.
Questo per dire che non bisogna fermarsi mai al “non mi piace” “non c’entra niente”, ma guardare oltre…anche oltre FUFFAS!
Semmai, una cosa mi preoccupa veramente…
Sembra che Benetton abbia venduto l’edificio (anche se ieri, 26 maggio, c’erano le scritte sulle vetrine che annunciavano un’imminente riapertura dello store Benetton!).
Il  gruppo avrebbe deciso di puntare su  negozi di dimensioni più contenute, in genere tra i 400 e i 700 metri quadrati.
Il palazzo sarebbe stato acquistato dal gruppo svedese H&M, o meglio una società legata al brand.
Come si trasformerà il palazzo?
Cosa “emergerà” dalle superfici vetrate!
Come comunicherà con l’esterno?
Il punto vendita, viste le dimensioni e quindi il ruolo di polo d’attrazione, riuscirà ad essere all’altezza qualitativa del luogo che lo ospita o finirà per essere uno sciatto punto vendita H&M al pari di quelli dei centri commerciali?
Si possono vendere abiti mantenendo un certo gusto e stile, anche senza essere una boutique !

Un esempio è Zara nell’ex palazzo della Rinascente a Piazza Colonna: un punto vendita ben diverso da quelli nei centri commerciali anche se io rimpiango decisamente la Rinascente per tantissimi motivi.
Ma il discorso sarebbe lungo e O.T.
Ne riparleremo, insieme ad altri argomenti come

  • La passione insensata per il “decorticato”
  • La passione insensata per  il “dov’era e com’era”
  • Il falso storico e l’errore stilistico
  • Opere tutelate e abbattimento delle barriere architettoniche
  • Architettura contemporanea Roma
  • (…)

Se vi è piaciuta questa pagina di “architettura per tutti”…alla prossima!
Un saluto.
Kali

ARA PACIS di Meier (Il contenitore per)

Metti una domenica mattina, di quelle inondate di sole, con l’aria pulita e gelida.
Metti che ti capiti di pensare: “Hey, ma non ho ancora visto la nuova Teca di Meier! Quindi: si va!”


L’interno del contenitore “Meierano” ha molti punti irrisolti o poco pensati, ma, nel complesso, devo ammettere, che non è male.
Sarà per l’effetto “acquario” che permette di vedere scorrere Roma a pochi passi, o contemplarla come da dietro una grande finestra, oppure saranno le “inquadrature” di città che si può giocare a cercare tra un pilastro circolare ed una lama frangisole. Sarà per le forme giganti del muro e dei sedili, sarà perché, come in una “matrioska”, per lo meno, l’Ara sarà al riparo dalle intemperie… Peccato che l’allestimento museale avesse qualche lacuna: poco spazio dedicato al ritrovamento, all’originaria collocazione messa in relazione con l’odierna, il cantiere per i primi scavi e le tecniche: tutti argomenti per me interessantissimi, ma trattati veramente poco (e male).
Silenzio sugli sventramenti del Ventennio, per far posto alla nuova collocazione dell’Ara e sullo sfollamento degli abitanti.L’assenza di un racconto “prima e dopo” è proprio ciò che salta agli occhi di chi conosce la storia del luogo e del monumento, ma per gli ignari turisti?
Per chi, dell’Ara Pacis sa ben poco e pensava di accrescere, con la visita, le sue conoscenze?

L’ ARA, l’ho cercata di “assumere a piccole dosi”, per provare a catturare quanto poteva essercii di buono.
Chissà, magari isolandone porzioni interessanti, potevo catturarne altre visioni e qualche spunto.Alle volte, il “tutto” distrae dal dettaglio che può essere rappresentato anche da un rincorrersi di linee.
“Astrazione” insomma.Ecco la natura degli scatti, la ricerca delle prospettive, della purezza delle linee, delle inquadrature dalle superfici vetrate, dei dettagli.
Della luce rossastra che accende gli intonaci lisci dell’architettura contemporanea e fa vibrare i bassorilievi di quella antica.

Ecco la ricerca della città che scorre fuori.
Ecco il tramonto traguardato dalle sezioni vetrate.
Frammenti di cielo romano guardando in su, sparisce anche il flusso delle auto sul Lungotevere.
Sparisce il rumore e la città disegna il suo skyline seguendo l’andamento del fiume.
Passato l’ingresso, finalmente “vera” Ara Pacis.
Si può entrare e girare intorno per “leggere” i bassorilievi…
Peccato che questo “moto intorno” all’ARA non sia agevole sul lato destro, dove, a differenza del sinistro, c’è una scala. Inoltre, anche il visitatore senza disabilità motorie, tutto immerso nella contemplazione peripatetica dell’opera, si ritrova a fare i conti con le scale e se è pure un po’ distratto finisce col fare un volo con caduta “a pelle d’orso”* con maledizione all’architetto… Possibile che Meier non ci abbia pensato? Possibile abbia commesso una simile leggerezza?

*Avete presente i cartoni animati con Paperino davanti al camino che mangia popcorn sdraiato su una pelle d’orso, che in realtà, è un orso vivo e vegeto mimetizzato per stare al calduccio?
Ecco, dopo il “volo” si finisce così, pancia a terra! HE! HE!

L’audioguida può essere “fai da te” nel senso che sul sito del museo dell’Ara è possibile scaricare il file MP3 da mettere nel proprio lettore: si risparmia qualche soldino, che non guasta!
Ci si perderà nel racconto che parlerà di riti antichi e cittadini illustri della grande Città.
Questa foto mostra il dettaglio dei bassorilievi presso l’angolo posteriore destro (in cima alla scala…poco prima del volo con “caduta a pelle d’orso” di cui alla foto precedente).La fascia inferiore è decorata con un motivo floreale a girali che, nell’esiguo museo al piano inferiore, viene descritta molto bene ed in modo minuzioso: scoprire le varietà botaniche rappresentate ed il loro significato è sicuramente interessante.
Ho scattato molte foto, sia dell’esterno che dell’interno, ma ne inserirò solo qualcuna nell’album del blog, perché la sua qualità, lascia molto a desiderare.
Per chi fosse interessato, potrà trovare tutte le altre, nel mio photoblog: http://www.flickr.com/photos/kalispera2007/

Vi è venuta voglia di visitare l’Ara Pacis?
BENE!
Scopo raggiunto!
Ne vale SICURAMENTE la pena!
Se avete bisogno di una KALIGUIDA:sono qui!
BUONA SERATA!
KALI

P.S.
Al 7 maggio 2008 di questo blog, troverete un aggiornamento.