Cenni…

Cenni…

Quelli che ci si scambia ad un incrocio, quando qualcuno ci lascia passare e gli sorridiamo allo specchietto facendo un gesto con la mano.
Quelli complici, che ci scambiamo tra sconosciute fuori da un camerino, quando, specchiandoci indecise, cerchiamo di decidere senza farci condizionare dal “lestabenissimo!” della commessa.
Quelli che cerchiamo di cogliere nei visi dei commensali, per decidere se prendere o meno quella pietanza.
Quelli d’intesa tra amiche, quelli che non servono tra patner, quelli che vorremmo lanciare come messaggi in bottiglia, ma che restano a bruciare in fondo all’anima…
Qualunque sia il cenno, dietro c’è una volontà, una scelta, il desiderio di comunicare qualcosa, anche con un “mi piace” lasciato su una foto o un pensiero.
Ma ci sono cenni che non so interpretare.
Ultimamente molte persone che non conosco, hanno deciso di diventare followers di questo blog. Lo so, solo perché mi arrivano le notifiche. La cosa mi fa molto piacere e mi lusinga, ma poi non trovo un cenno, appunto, un qualcosa che mi spieghi il motivo di tale scelta e rimango un po’ delusa, come se fossi seduta ad un caffè, in attesa di un amico che non arriverà.
Beh, spero di incontrarvi: lasciate un segno del vostro passaggio…se vi va.
Dedicato ai nuovi followers che elenco sotto e a tutti gli altri.
BENVENUTI!
Kali

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Amsterdam

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Uno dei meravigliosi dehors sui canali

Ci sono città che chiamarle tali non gli rende giustizia, perché il termine evoca palazzi, smog, traffico, confusione, ed invece, ad Amsterdam, non ci trovi nulla di tutto questo.  “La vedi tutta in due giorni” leggevo prima di partire, ma sapevo che a me non sarebbero bastati. Quasi tre giorni erano pochi per viverla ed amarla, così ho cercato di farlo  intensamente. Ho cercato di prepararmi, ma alla bellezza non si è mai preparati abbastanza. Non ero preparata allo scampanellio delle biciclette, al loro sfrecciare, ai canali dove ho rischiato di finire per scattare una foto, all’odore del fumo della marjuana per la strada, ai manichini che si muovevano…perché non erano manichini, alle facciate inclinate in avanti, alle finestre altissime al piano terra, coi davanzali abbelliti da fiori e ninnoli, tanto che a guardarci dentro era inevitabile, ma non si fa, perché spesso non ci sono tende e dentro ci scorrono vite.
Non pensavo ai solai di legno, che quando ci cammini si flettono ed accompagnano ogni passo con uno scricchilio.
Alle scale strettissime e ripide, alla delizia della crema di formaggio sul pane caldo, alle patatine fritte non surgelate, ai mille ponti illuminati di notte, ai mille e mille passi fatti, ai quadri di Van Gogh che non avevo mai visto, ai dehors sui canali dove bere un caffè o mangiare qualcosa, al sole che c’è sempre stato, nonostante sia una rarità e alla pioggia che non ho mai incontrato.
Ed ho un elenco di cose  che mi piacerebbe  fare, da vedere… Passeggiare nei parchi, girare per tutti i mercati, fare la degustazione di formaggi, visitate il Nemo ed altre architetture contemporanee, girare in bicicletta, fare altre foto.Insomma un’ottima scusa per tornare.
Lasciare Amsterdam è stato difficile, ma il programma del viaggio da intraprendere, era davvero interessante…
(segue)