#EXPO2015 i miei voti (parte terza)

L’EXPO sta per finire : ecco i miei voti ai padiglioni che sono riuscita a visitare. I criteri di valutazione sono stati i seguenti:
  1. TEMA (se è stato centrato o meno)
  2. IMMEDIATEZZA (comprensibilità del messaggio)
  3. VARIETÀ (analisi dei vari aspetti)
  4. ORIGINALITÀ
  5. EXTRA (gadget, assaggi, intrattenimento…)
  6. ARCHITETTURA
  7. EFFETTI SPECIALI
  8. FILA (tempi d’attesa e accorgimenti anti-calura)
La votazione va da 0 a 5
PADIGLIONE ZERO voto 3.5
L’architettura a cono ricorda un po’ i trulli, ed un finto ulivo spunta dalla copertura di uno di loro. All’interno ci si imbatte in una bellissima, quanto enorme biblioteca lignea, simbolo del sapere universale. Oltre la biblioteca c’erano dei pannelli da leggere in un ambiente quasi totalmente buio: ho avuto delle difficoltà e, di conseguenza, mi sono stancata in fretta. Interessanti le teche luminose, dalle geometrie che ricordano Mondrian (vedi post precedente), e che contengono semi. Poi la ricostruzione di un mulino ad acqua, riproduzioni di animali in scala reale ed in materiale bianco, per parlare della diversità zoologica del pianeta. Tutto sommato mi sarei aspettata di più.

Padiglione Zero: il sapere.  Architetto Michele De Lucchi,

IRLANDA voto 2.
Un percorso brevissimo Un padiglione architettonicamente insignificante. Una serie di video e dei pannelli per illustrare, principalmente, le loro tecniche di allevamento. Belle immagini , ma nessuna atmosfera. Niente fila, ovviamente
NEPAL non classificato
Padiglione rimasto incompiuto a causa del gravissimo terremoto. Un’architettura tradizionale, molto bella, che lasciava ben sperare. Ci sono solo alcuni pannelli che illustrano la diversità del paesaggio e le differenze bioclimatiche, Peccato davvero.

nepal copia

nepal 1

BELGIO voto 3
Molto interessante l’idrocoltura e le “macchine” per metterla in atto realmente installate e non raccontate solo con un video. Belli i gioielli a tema alimentare, anche se voglio considerarli solo un “arredo” del padiglione. Percorso un po’ caotico. Ottimo il cioccolato che fanno assaggiare e gradito il biscotto che regalano all’ingresso. Fila scorrevole, architettura non strabiliante.

BELGIO 3 copia

Il bistrot del Belgio.  Architetti Patrick Genard & Asociados

Cluster Riso, Cacao, Cioccolato e Caffè voto 1
Sono i padiglioni tematici, che raggruppano diverse nazioni produttrici. A parte i pannelli con le spiegazioni e i sacchi dove ammirare le differenze tra i vari prodotti, restano solo le esposizioni e vendita dei prodotti artigianali, ahimè, più cari che in un qualsiasi mercatino esterno all’Expo.
AZERBAIJAN voto 4.5
Uno dei padiglioni più belli! Bella l’architettura, fluido il percorso, assente la fila. Ben trattato l’argomento nei diversi aspetti. Poetici i “fiori musicali” che suonano sfiorandoli (un “di più” piacevole e gradito non solo ai più piccoli), bella l’esperienza con la propria mano che diventa ologramma, Interessante il racconto sulla biodiversità, sui differenti prodotti ed il loro utilizzo grazie a delle lavagne interattive chiarissime per scoprire prodotti e tecniche di coltura.. Gradito l’omaggio della spilletta e, anche la visita virtuale, nei punti più importanti di una delle città. E non sono la sola a pensarlo! Leggete qui!

Azerbaijan

Azerbaijan detail: il louver, “pelle” di lamelle lignee ondulate che hanno la funzione di proteggere il microclima della struttura abbattendone il consumo energetico. Architettura: studio italiano “Simmetrico”

U.K. (Gran Bretagna) voto 1.5
A me, questa storia che vai ad un padiglione e lo trovi parzialmente chiuso o chiuso del tutto, mi fa imbestialire! Mi è capitato anche con il padiglione della Cina (che, alla fine, ho rinunciato a visitare). Ho visitato solo l’istallazione metallica, provato sbirciare nei fori nel legno della recinzione, dove si dovrebbero vedere delle api, ma se si portano gli occhiali , si rinuncia subito all’impresa! Ancora non riesco a capacitarmi del fatto che abbia vinto come miglior padiglione. (E il fish&chips era caro, poco e mediocre!)

UK copia

U.K. detail Progettisti: Wolfgang Buttress , Stage One e Rise

UNGHERIA voto 1.7
Qualche oggetto tipico, un bellissimo pianoforte dalla linea futuristica che, credo, venga suonato ad orari che, però, non sono riuscita a trovare. A posteriori, mi ricordo molto poco altro, quindi il voto basso ci sta tutto.
EAU (Emirati Arabi Uniti o UAE se in inglese) voto 4
Architettura molto bella di Foster + Partners. Costumi tradizionali e arabi in bianco ad offrire una bevanda tipica ed un dolce tipico al cucchiaio. Fila chilometrica (!) tema ben trattato, peccato per gli ologrammi all’ingresso che sono troppo lenti da vedere.

E.A.U. detail

UAE detail Architetto: Foster + Partners

SPAGNA voto 2.5
Caotico, troppo da leggere, troppo poco lineare. Tanta promozione, ma poca chiarezza e poche proposte. Ai bambini piace molto, presumo per lo stile dei pannelli.
MESSICO voto 2.5
Fila che si forma perché ti fanno utilizzare dei totem per farti una foto, fornire dati che serviranno per assegnarti una pianta della quale ti racconteranno le caratteristiche. Alla fine potrete stampare un adesivo da attaccare sul vostro passaporto dell’expo (se l’avrete acquistato), o dove volete voi: un’immensa perdita di tempo che riserverei solo all’intrattenimento dei più piccoli. Video, video, video, qualche oggetto reale da vedere. Ben spiegata la biodiversità….Si poteva fare di più
CILE voto 1.5
Bella l’architettura, anche se un po’ “pesante” dal punto di vista visivo. Fila chilometrica che non vale la pena di fare, visto il contenuto del padiglione, ridotto alla visione di un video assurdamente onirico, che nulla racconta del tema. Interessante l’illustrazione delle differenti zone climatiche attraverso le persone che vi vivono: dei monitor verticali posizionandosi davanti ai quali si vedono scorrere immagini di paesaggi e si sentono di rumori tipici, scarsamente percepibili, vista la rumorosità dei molti presenti nella stessa sala. Insomma: l’attesa non vale la pena!
AUSTRIA voto 2.5
Un sentiero di montagna perfettamente riprodotto, fin nei dettagli dei ciclamini del sottobosco, percorrendo il quale ci si ristora dal gran caldo (in estate, adesso magari, occorre coprirsi!), grazie anche al microclima che viene ricreato perfettamente sia grazie alla vegetazione che ai ventilatori-nebulizzatori. Bene! Ok, lo studio sul microclima ed il condizionamento, ma “SFAMARE IL PIANETA?” (Che abbiano puntato tutto sull’Energia per la vita?) Senza contare l’incomprensibilità, per mancanza di spiegazioni, di alcune installazioni del ballatoio superiore. L’architettura…non c’era!
MAROCCO voto 4.5
Un altro dei padiglioni imperdibili. Architettura tradizionale: e già sembra di essere arrivati li, davvero. Solo un breve video introduttivo, poi colori, odori, FOTOGRAFIE BELLISSIME (invece degli stra-usati video!) per spiegare le diverse zone, le differenti colture, le tecniche… Il tutto curato anche nella temperatura riprodotta fedele a ciascuna zona climatica, compresa quella desertica: infatti entrandovi, si viene investiti dal tipico vento caldo. Fuori dal padiglione, una serie di botteghe artigiane dove ammirare tecniche e prodotti. Facendo la fila è possibile portarsi a casa un piccolo ricordo tatuato all’henne sulla pelle.
Le VERE foto del marocco

Le VERE foto del Marocco. Progettisti Oualalou+Choi (Kilo)

QATAR voto 3.5
Bella l’architettura ed il racconto di come si sta cercando di risolvere il problema dell’acqua e della coltivazione della terra. Qualcosa non è di immediata comprensione, ma nel complesso non è male. Simpatica l’idea di mostrare e spiegare storia e caratteristiche, di piatti tipici realmente esposti.

quatar copia

Qatar detail: jafer di 11 metri di diametro per 8 di altezza

VIETNAM voto 2.2
Bella l’architettura che sembra sostenuta da fascine di legno (in realtà nascondono pilastri in acciaio). Fila scorrevole, prodotti artigianali in vendita, (al Festival dell’Oriente li ho visti a prezzi più bassi) il tipico copricapo a cono (€10 se non potete resistere) ma pochi contenuti. Peccato
Vietnam detail

Vietnam detail Progettisti:  Vo Trong Nghia Architects

STATI UNITI voto 2.2
Nessuna fila. Carino il gioco d’acqua all’ingresso. Nessun percorso stabilito nella parte superiore, dove, tramite mini video ed istallazioni si parla di idrocoltura e tecniche varie. Veramente poca roba. Sotto c’è una mini fila da fare, per vedere un sunto sugli usi e costumi alimentari americani.
KUWAIT voto 3.5
In Kuwait come per il Qatar è interessante il ciclo dell’acqua (La desalinizzano e re immettono nelle falde…). Bella la simulazione della pioggia nel deserto. Bella l’architettura del padiglione. Al piano di sotto sono esposte spezie profumatissime per un’esperienza olfattiva davvero piacevole. Lasciate perdere di bere l’acqua desalinizzata che vi offrono: ha un sapore discutibile.
kwait (2) copia

Kuwait detail. Architetto Italo Rota

SVIZZERA voto 3.5
La Svizzera s’è distinta per originalità. (Ne avevo già parlato QUI)Non è stato il padiglione più bello in assoluto, ma sicuramente nella rosa dei più interessanti. Il padiglione aveva quattro mostre di promozione turistica, quindi decisamente fuori tema, come tanti altri, però…prenotandosi on line, oppure passando in anticipo a ritirare un biglietto GRATIS, si poteva accedere alle torri. La magia, il genio, il messaggio, la trovata per parlare del tema, erano qui. “Sfamare il pianeta” l’hanno interpretato facendo leva sul concetto di condivisione, abbattimento degli sprechi, solidarietà e altruismo. Insomma: “condividiamo le risorse senza egoismo”. Ogni torre conteneva scatole. In una torre c’erano bustine di caffè solubile, in una bustine con fettine di mele essiccate, in una monodosi di sale svizzero e, nell’ultima, i bicchieri ed un rubinetto d’acqua potabile. Ciascuno può prendere quello che vuole da ogni torre, MA…ogni volta che le scatole si svuotano, il pavimento della torre scende di un piano perché le scatole non vengono più riempite e, arrivati al piano terra, non ce n’è più per nessuno. Una guida espone questi concetti all’ingresso di ciascuna torre, poi se ne va. Beh…ho visto persone riposare bustine in eccesso, altre rinunciare alle mele perché “tanto non mi piacciono, le lascio a qualcun altro”, altri dividersi le fettine di una sola bustina. L’umanità, contiene elementi validi e se sensibilizzata, ha margini di miglioramento, nonostante i piani scendano, e sicuramente, qualcuno che ignora i messaggi ci sarà sempre, ma vi assicuro, che se tutti prendono una sola bustina di caffè…l’egoista, guardato malissimo, poserà le tre eccedenti…almeno qualche volta. 😉
ISRAELE voto 4
Un tipo belloccio che sembra interagire realmente con la sorella in video, vi introduce il suo Paese. All’interno del padiglione, la stessa ragazza, sempre in un video, spiega, in maniera accattivante, la storia del suo popolo che, con grandi difficoltà è riuscito a coltivare in condizioni estreme. Tra le notizie, illustrate con un pizzico di orgoglio, racconta come il pomodoro pachino, in realtà, sia stato selezionato in Israele e anche l’impianto a pioggia per l’irrigazione sia nato li. Bellissima la parete esterna con i “campi verticali”.
KAZAKHSTAN (Kazakistan) voto 3
Lunghissima fila in una giornata caldissima. Fortunatamente l’organizzazione aveva predisposto dei ventilatori che nebulizzavano anche acqua fresca ed una copertura per garantire un po’ d’ombra. Inoltre su un palco esterno, visibile mentre si era in fila, si alternavano un cantante e delle ballerine in abiti tradizionali. Nello spazio subito dopo l’ingresso, c’erano dei cubi con degli ologrammi con i quali interagire per scoprire alcune delle soluzioni adottate in materia, per esempio di riuso delle risorse. Purtroppo la consultazione degli stessi risultava estremamente lenta e si finiva per non guardarli tutti, anche perché invitati ad entrare nel padiglione dalle hostess. All’interno ci sono allestimenti interessantissimi e fatti molto bene, per conoscere, per esempio i vari tipi di mele prodotte, tra cui una davvero grande! Si scopre che i tulipani sono originari del Kazakhstan e tantissime altre cose che, però…non c’è il tempo di guardare perché si viene invitati a dirigersi nella sala della proiezione dove, un bellissimo video in 4D permette di sorvolare virtualmente, ma troppo velocemente, il territorio. Insomma il voto basso è dovuto alla fila di due ore e all’impossibilità di godersi la parte più interessante.
KAZAKHSTAN copia

Kazakistan (Kazakhstan) intrattenimento esterno

FRANCIA voto 2.5
Nessuna fila. Bello il soffitto “arredato” per il resto…monitor con video, pannelli da leggere, shop, bistrot
Francia detail

Francia detail (tanta roba, troppa roba). Progetto: XTU architects

NETHERLANDS voto 1.5
Gli olandesi sembravano in gita scolastica. Il padiglione…NON ESISTE. Al centro dello spazio ci sono dei pannelli che illustrano qualcosa, come la transumanza dei bovini …in città e davvero poco altro. Nessuna traccia della loro grandissima conoscenza in fatto di terra strappata la mare, tecniche di sollevamento delle acque e disciplina delle stesse: insomma, dai famosi Paesi Bassi mi sarei aspettata molto di più. Invece c’erano solo stand per bere birra, mangiare specialità gastronomiche tra cui, le famose patatine fritte e nient’altro!
MALAYSIA voto 2.5
Molto bella la forma del padiglione che sembra composta di tre grandi “bozzoli”(in realtà, semi della foresta pluviale). La fila è molto lunga, ma saltando il padiglione al piano terra (quindi il mio è un giudizio parziale) si può accedere direttamente al “bozzolo” intermedio dove ci viene spiegato quanto sia salutare l’olio di palma (!) tematica che, ho letto, hanno dovuto rivedere nell’esposizione. Inoltre contiene una finta foresta pluviale (ovvio che fosse una riproduzione, ma è davvero pessima e dall’aspetto falso). Poi si passa al bozzolo superiore che contiene postazioni interattive, tra cui una nella quale, tenendo in mano una riproduzione in 2D del padiglione, si viene proiettati in un grande monitor e il modellino si vede in 3D. Poi si passa in una terrazza con piante tipiche, bistrot e terrazza. Insomma, per ciò che ho visto…si poteva fare di più.

Malaysia detail. Travature in “glulam” un legno laminato. Progetto Hijjas Kasturi Associates

BRASILE voto 3
Per salire sulla famosa rete, su cui saltano tutti come fossero al luna park senza chiedersene il significato, bisogna andare all’apertura, altrimenti le file sono interminabili. Peccato non ci sia un cartello che ne spieghi il valore simbolico “prima” di salirci, così bisogna aspettare l’uscita per scoprire che la rete rappresenta la necessità ti connettere tutte le conoscenze e le esperienze per “sfamare il pianeta”). Bello il padiglione, anche se sembrano essersi impegnati più sul suo design, esterno ed interno, che sul tema dell’Expo. Una serie di noiosissimi pannelli luminosi da leggere e oggetti simbolici in ceramica (belli!) appesi alla copertura. Al piano inferiore molto bello il design della lunga seduta serpeggiante in fibra naturale, il bistrot per gustare le loro specialità e la boutique dove acquistare dei manufatti in un particolare fibra vegetale dorata naturalmente. Molto interessante la parte botanica esterna (sotto la rete) che tutti saltano e dove, invece, si possono vedere dal vivo, per esempio, la soia, l’ananas sulla sua pianta (i ragazzi si stupiscono non crescano sulle palme!). Quindi, alla fine, la fila si forma per saltare sulla rete e, quel po’ d’interessante che c’è, finisce per non essere notato.
Brasile inner detail

Brasile inner detail. Progetto: Arthur Casas

ANGOLA voto 4.5
Fila scorrevole e padiglione che contiene tutto. Il migliore che abbia affrontato il tema con chiarezza, semplicità ed il giusto equilibrio nell’uso dei supporti multimediali. Immediata la comprensione, grazie agli allestimenti. La pesca, l’allevamento, l’agricoltura, affrontati raccontando le tecniche tradizionali, mostrando gli strumenti nella realtà (e non con un video!) e paragonandoli a quelli contemporanei. Poetica e spettacolare l’evocazione della fioritura dell’albero del Baobab. Bella l’attenzione ai bambini che possono muovere le sagome dei pesci o farsi una foto dietro le sagome in costume. Interessante, al piano superiore, la video descrizione dei piatti tipici di ogni zona. Piccola, ma interessante la serra..Insomma, tra i padiglioni più riusciti e belli.
Lampada ad...olio!

Lampada ad…olio!

VENERANDA FABBRICA DEL DUOMO voto 1
Promozione, possibilità di acquistare i biglietti per la visita e vendita di gadget
CIOCCOLATO Voto: SLURP!
perché c’erano gli assaggi
Slurp!

Slurp!

ITALIA Non posso dare un voto,
perché l’ho visto solo dall’esterno. Contrariamente a quanto dicono in tanti, a me non è sembrato brutto. La rigida geometria è alleggerita da questa “pelle” che sembra tessuta in fibra naturale, quasi una visione al microscopio. Peccato che, il pattern della facciata, sia straordinariamente simile a palazzo Tod’s di Tokyo progettato da Toyo Ito: Nemesi&Partner che ci dite? (Da quanto ho letto, anche l’ispirazione ed i riferimenti sembrano gli stessi!)
Alcune quinte mi fanno pensare a “MORIANA” la città bidimensionale delle “Città Invisibili” di Calvino. La luce fa vibrare i vuoti ed i pieni, la grande piazza coperta stupisce per le geometrie ondeggianti, in contrapposizione con le linee rettilinee esterne, la luce penetra a lame, a fiotti, a cascate, accentuando i chiaroscuri, facendo risaltare le superfici vetrate, i materiali, i volumi. Fuori un richiamo alla natura, dentro alla tecnologia.
italia 1 copia

Palazzo Italia ( Nemesi&Partner ) e l’Albero della Vita

italia 2 copia colore
italia copia
italia 5 copia
FUTURE FOOD DISTRICT COOP
Il supermercato del futuro. Ne avevo già parlato dicendo: “andateci e fate la spesa e vi ritroverete con i vostri panini freschi, bibite, dolce e frutta a dividere la panchina all’ombra con dipendenti dell’Expo e altri visitatori che hanno avuto la vostra stessa idea. “ Semplicemente indicando i prodotti sui banchi o sugli scaffali è possibile leggere su un display posto in alto, valori nutrizionali, provenienza, ingredienti, energia impiegata per produrre il cibo in oggetto. Sugli ingredienti ancora esistono lacune e l’ho sperimentato confrontando quelli scritti su un pacchetto di cracker con quelli che comparivano sul display. Sono presenti molte eccellenze italiane, ma molte sono assenti. Interessante la parte in cui si spiega che sarà possibile comporre il proprio pasto take away, bilanciando correttamente gli alimenti che verranno venduti in imballi “edibili”. Oddio, mangiare anche la vaschetta e la pellicola che la sigilla, non credo sia igienico, ma poterla smaltire tra l‘organico, mi sembra un grande passo avanti. I prezzi? Dipende dalla regione da cui provenite: io li ho trovati molto simili a quelli del super sotto casa mia!
BUON EXPO A CHI POTRÀ ANDARE
Kali
L'Albero della vita: non passerà alla storia come la Tour Eiffel, ma cercate di guardarlo coi vostri occhi e non attraverso i monitor dei vostri devices...

L’Albero della vita: non passerà alla storia come la Tour Eiffel, ma cercate di guardarlo coi vostri occhi e non attraverso i monitor dei vostri devices…

Leggi la seconda parte QUI
Leggi la prima parte QUI

#EXPO2015 (parte seconda): Vero & Falso

Il  14 luglio è stata la festa nazionale francese e la Tour Eiffel è stata, come sempre,  la protagonista.
Lei, costruita per essere il simbolo temporaneo dell’Esposizione Universale del 1889 (si celebrava il centenario della Rivoluzione Francese) è diventata, invece, il simbolo permanente di Parigi.

immagine presa dalla rete

immagine presa dalla rete

Ecco.
A questo punto scatta il: “Seeee! Proprio come l’Albero della Vita dell’Expo 2015!”
Troppo facile.

Il fatto è che, adesso, non ci si emoziona più, soprattutto in casa nostra, eppure, vi posso assicurare che la sera, sotto quel simbolo illuminato dell’Expo nostrano, si radunano migliaia di persone. Solo che guardano l’evento, attraverso gli obiettivi dei loro smartphone, dei tablet, delle reflex, per vedere poi (?),  per dire “io c’ero” per condividere su tutti i social, migliaia di immagini e video senza alcuna selezione che nessuno guarderà, perché “troppo è come niente” [auto cit.], e così si perdono, le cose vere, mentre accadono. Ma sto divagando.

immagine presa dalla rete

immagine presa dalla rete

L’Albero della Vita: non posso dire sia emozionante come la Tour o come la Fontana Magica di Barcellona, ne che sia il non plus ultra del bello e dell’emozionante, ma anche se non passerà alla storia, ne verrà ricordato per la sua originalità, ha i suoi estimatori e fa, temporaneamente, una discreta figura.

A più di venti giorni dal mio rientro dall’Expo, e dopo averne ampiamente parlato con gli amici che me ne chiedevano conto, sono riuscita ad analizzare ancora meglio, ciò che ho visto. Siccome ci sarebbe molto da parlare, proverò a sintetizzare.


 

VERO & FALSO
(Luoghi comuni, sentito dire, banalizzazioni & Co.

1-“L’Expo è una mostra”
Falso: È un’esposizione universale, proprio come quella di cui all’inizio del post, proprio come quella che non si tenne, a causa dello scoppio della guerra a Roma (E42: ossia E.U.R. che sta proprio per Esposizione Universale di Roma)

2-“All’expo non si dovrebbe pagare il biglietto”
Falso: anche a quella di Parigi si pagava.  E si paga per entrare nei parchi tematici, alle fiere di settore, alla mostre e nei musei. Si paga anche per visitare alcuni luoghi di culto in Italia (a Milano per il Duomo, a Pisa per il Battistero, la Torre  e la Cattedrale, a Firenze per Santa Maria Novella….) e anche all’estero: perché non si dovrebbe pagare l’ingresso all’Expo?

3-“Il biglietto è troppo caro”
Vero, purtroppo.  Però  la “macchina” è imponente e, comunque, qualche agevolazione in più non guasterebbe. C’è solo l’ingresso ridotto alle 19, utilizzabile per lo più, dai milanesi (e in moltissimi, non ne approfittano).

4-“L’Expo fa schifo”
Se così fosse, non starei a scriverne ancora. Purtroppo, come in tutte le cose, in molti parlano per sentito dire, per luoghi comuni, per partito preso  e neppure ci sono stati.
E se ci sono stati, non l’hanno visitato con lo giusto spirito di osservazione.

5-“L’Expo è spettacolare”
Vero anche se  sarebbe più corretto definirlo: imponente, enorme, interessante con punte di spettacolarità

6-“All’Expo si muore dal caldo”
È luglio: fa caldo, anche all’Expo! Il Decumano è coperto, quindi all’ombra. Tra i padiglioni ci sono panchine, all’ombra.  Nel Cardo, davanti ad Eataly c’è uno spazio verde che ospita una mostra di sculture (molto belle) dove potersi sedere o sdraiare all’ombra. Inoltre… ci sono distributori gratuiti d’acqua liscia e frizzante refrigerata:  portatevi una bottiglietta e riempitela tutte le volte che volete.

7-“All’Expo il cibo è caro”
Vero/falso. Ogni padiglione ha il suo punto ristoro con pietanze locali: non sono economiche, ma ho visto vassoi da €10 nei padiglioni del riso-cacao-caffè che mi sembravano ricchi, ma non li ho provati, quindi non posso giudicare. Ho sentito dire che da Beretta facevano degli ottimi panini con salumi a 2.50. Io ho provato il fish&chips  al padiglione della Gran Bretagna e…sono stata rapinata!  €8 per un cartoccetto contenente 4 (di numero) pezzetti (dimensione crocchetta di pollo del Mc) di merluzzo ed un ciuffetto di patatine. In questo caso, una porzione più generosa avrebbe giustificato il prezzo. Ho mangiato al ristorante calabrese di Eataly dove ho preso un piatto di pasta a €10: non è economica, ma era pasta fresca , buonissima, non banale, ne precotta, perché cucinata espressa da uno chef e la porzione era abbondante, quindi ci sta.  Poi c’è lo street food, altri ristori dove mangiare toast, pizza, primi piatti…oppure, la mia soluzione per il pranzo del secondo giorno: il “Future food district” di Coop! Il supermercato del futuro. Non voglio rovinarvi la sorpresa:  andateci, fate la spesa e vi ritroverete con i vostri panini freschi, bibite, dolce e frutta a dividere, la panchina all’ombra, con dipendenti dell’Expo e altri visitatori che hanno avuto la vostra stessa idea. 😉

8-“All’Expo, pure il caffè è caro”
Boh, io l’ho sempre preso ad €1, quindi non saprei.

9-“Eataly fa da padrona”
Balle. Ci sono i ristoranti self-service regionali, ma poi, per mangiare ci sono tante alternative (vedi sopra).

10-“Per vedere la mostra di quadri curata da Sgarbi ed ospitata da Eataly, si paga”
Falso! È gratis e ci sono quadri bellissimi. Come belle sono le sculture di cui al punto 6.

11-Non si assaggia niente
FALSO. Nonostante, ormai, non si assaggi più neppure alle sagre di paese, io forse sono stata fortunata, perché ho assaggiato il caffè ed una specialità al padiglione degli Emirati Arabi, un biscotto ed un cioccolatino in quello Belga, Le mele essiccate nelle torri Svizzere, un cioccolatino strepitoso da Lindt, un assaggio di mousse da Icar e altre specialità dolciarie nello stesso padiglione.
A pagamento ho provato il gelato da Pernigotti, ma se siete abituati a quello Siciliano, non lo troverete strepitoso. Non ho visitato tutti i padiglioni, ma sono sicura che, anche in altri sarà possibile portarsi a casa un ricordo sensoriale.

12- I Gadget costano un sacco.
Vero! Ma quando mai i gadget sono a buon prezzo? Vi do una dritta: non fermatevi alla prima bottega. 😉

13-Non ci sono tutte le nazioni
VERO. Manca la Scandinavia per esempio e credo anche delle altre, ma molte non le trovate con un padiglione individuale, piuttosto raggruppate in quelli tematici. Ecco il vero neo è che, se non avrete letto bene la mappa non ve ne accorgerete.

14-Ci sono file mostruose per visitare i padiglioni.
VERO/FALSO  alcuni hanno lunghissime file e, se avete poco tempo, non riuscirete a vederli.  Alcune file, secondo me, non sono valse la pena. Altri, come l’Angola, hanno file scorrevoli ed il padiglione, seppur meno gettonato, è tra i più belli. Puntate il vostro padiglione preferito e andateci all’apertura: sicuramente riuscirete a vederlo!

15- Ci sono molti bagni
VERO! Tantissimi, tutti agevoli, puliti e dotati di carta e sapone!

16- Si arriva facilmente
VERO: C’è una fermata metro dedicata.

17- La mascotte Foody è brutta e la parata patetica.
FALSO/VERO La mascotte è carina (Disegnata dalla Disney ed ispirata alle opere di  Arcimboldo) ai bambini piace molto. Meno belli gli altri pupazzi e si, la parata è striminzita. Vabbè: mica vorrete perdere tempo con la parata! Ci sono i padiglioni da vedere! Forza!

18- Ma allora ti è piaciuto tutto!
FALSO!  Ecco alcuni punti critici:

-Brutto-Brutto. le scenografie al centro del decumano: meglio più panchine!

-La mancanza di organizzazione “svizzera” di certi padiglioni per evitare la fila

-La mancanza di ausili anti-caldo di certi padiglioni per affrontare le file

-Una disinfezione dell’area anti-zanzare

-Il padiglione del Nepal: che magone…a parte lasciare un contributo, forse bisognava organizzare qualcosa…

Il FUORI TEMA di tante nazioni!

-Gli orari di  chiusura dei padiglioni: non restano aperti fino alla chiusura dello spazio espositivo, MA chiudono alle 21 togliendo, ai visitatori, la possibilità di sfruttare fino in fondo, il tempo (spesso poco) a disposizione. Alcuni  protraggono le visite fino alle 21.30, ma ci hanno detto che il Giappone…le chiude alle 18.30!

-Una mappa chiara nella quale fosse specificato che alcune nazioni sono raggruppate nei padiglioni tematici

-Un planisfero stilizzato all’ingresso di ogni padiglione con, evidenziata, la nazione a cui si riferisce!

-I disfattisti, criticoni, pessimisti lamentosi.
Mi sono dilungata troppo: per i miei voti e le considerazioni sui  padiglioni visitati, farò un altro post!
A presto!
Kali

Leggi la Prima Parte QUI (click)

Padiglione Zero (Spezie e semi)

Padiglione Zero (Spezie e semi)

 

Padiglione Francia (dettaglio della copertura interna)

Padiglione Francia (dettaglio della copertura interna)

 

Padiglione Zero

Padiglione Brasile (La biodiversità)

Come una fotografia…

23/10/2013 – 23/02/2014

Gemme dell’Impressionismo

Dipinti della National Gallery of Art di Washington
Museo dell’Ara Pacis
Roma
Layout 1
Non perdetela.
C’è l’essenza dell’impressionismo e del post impressionismo. I contrasti, le differenze, il vento delle coste Normanne,

immagine presa dal sito dell'Ara Pacis

Eugène Boudin. Sulla spiaggia di Trouville, 1863, olio tu tavola. Collezione Mr. e Mrs. Paul Mellon, 1983.1.14 (immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)

le scogliere, le immagini istantanee dipinte come polaroid ante litteram.
I colori che giocano con la complementarietà, con l’illusione.
Le figure che prendono forma con la distanza, i piccoli tratti di colore spesso, i puntini accostati che non si sovrappongono.
La lotta contro le accademie, il desiderio di dipingere in modo diverso, nonostante i rifiuti e le critiche feroci. La forza di trasformare il termine offensivo “Impressionisti” nel vessillo della nuova pittura.
Quelli del plen air senza disegno preparatorio e quelli della rielaborazione in studio, anche con l’ausilio della fotografia, la nuova frontiera della seconda metà dell’ottocento.
Il seme del cubismo,

Auguste Renoir. Cogliendo fiori, 1875, olio su tela. Collezione Ailsa Mellon Bruce, 1970.17.61 (Immagine presa dal sito dell'Ara Pacis)

Paul Cézanne. Natura morta con brocca e frutta, c. 1900, olio su tela. Dono W. Averell Harriman Foundation in memoria di Marie N. Harriman, 1972.9.5 (Immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)

e le nature morte realizzate con macchie di colore.

Édouard Manet. Natura morta con ostriche, 1862, olio su tela. Dono Adele R. Levy Fund, Inc., 1962.3.1 (Immagine presa dal sito dell'Ara Pacis)

Édouard Manet. Natura morta con ostriche, 1862, olio su tela. Dono Adele R. Levy Fund, Inc., 1962.3.1 (Immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)


le figure femminili come soggetti

Auguste Renoir. Giovane donna che si pettina, 1876, olio su tela. Collezione Ailsa Mellon Bruce, 1970.17.63 (Immagine presa dal sito dell'Ara Pacis)

Auguste Renoir. Giovane donna che si pettina, 1876, olio su tela. Collezione Ailsa Mellon Bruce, 1970.17.63 (Immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)

e la prima pittrice, ovviamente non ammessa all’accademia.
Uno strepitoso Van Gogh che dipinge tulipani (mai visto prima quel quadro!) con un fondale da “I mangiatori di patate” .

Vincent van Gogh. Campi di fiori in Olanda, c. 1883, olio su tela applicata su legno. Collezione Mr. e Mrs. Paul Mellon, 1983.1.21 (immagine presa dal sito dell'Ara Pacis)

Vincent van Gogh. Campi di fiori in Olanda, c. 1883, olio su tela applicata su legno. Collezione Mr. e Mrs. Paul Mellon, 1983.1.21 (immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)


Persone fermate nell’attimo di vivere…

Auguste Renoir. Cogliendo fiori, 1875, olio su tela. Collezione Ailsa Mellon Bruce, 1970.17.61 (Immagine presa dal sito dell'Ara Pacis)

Auguste Renoir. Cogliendo fiori, 1875, olio su tela. Collezione Ailsa Mellon Bruce, 1970.17.61 (Immagine presa dal sito dell’Ara Pacis)


e tante altre cose che non mi stancherei mai di imparare e vedere. Andate! Fa bene all’anima.

P.S. c’era anche una sorpresa per l’occasione di cui non ero a conoscenza: prezzo ridotto per chi decideva di fare qualcosa di speciale  nel giorno dei fiori e dei cioccolatini.

Love, choccolate and heart. (Foto mia)

Love, choccolate and heart. (Foto mia)

Un Saluto a tutti.
Kali

Al Corso…da Fuksas!

Complice un’animata discussione nel gruppo del paesello su FB, mi è tornato in mente di aver lasciato un discorso in sospeso qui.
Riprendendo dall’ultimo post…
Roma ha questa novità a Via del Corso.

esterno

Percorrendo via del Corso venendo da Piazza del Popolo

Di che si tratta?
Un palazzo ad angolo tra via Tomacelli e via del Corso,
Classe 1901, architettura neoclassica, imponente, di pregio modesto. Non un palazzo storico, insomma.
Ospitava l’UNIONE MILITARE, una sorta di megastore della divisa & co.
Per un periodo, almeno fino al 2008  ha ospitato un store Benetton,

Immagine di Google del 2008

Immagine di Google del 2008  rielaborata da me

poi  la chiusura ed il conseguente degrado.
Nel 2008 Benetton affidava  il progetto ai Fuksas  (Massimiliano e la moglie Doriana: povera architetto: lei con compare mai, quindi ci tengo a sottolineare!), che si dovevano occupare anche dell’interior design.
Un’area molto estesa: una fonte riporta oltre mille metri quadri, un’altra 5900 mq, comunque è un intero edificio di cinque piani fuori terra più uno interrato. Sull’ultimo solaio, la terrazza che Fuksas copre parzialmente con la sua “bolla”.

I solai dell’edificio sono stati  interamente demoliti e ricostruiti procedendo dall’alto verso il basso un singolo solaio alla volta.  Sono composti da travi metalliche di lunghezza fino a 24 metri sostenuti da otto colonne in acciaio per piano senza cambiare i prospetti dell’edificio.
La vera particolarità interna è rappresentata da una sorta di nuvola, come la chiamano alcuni, ma a me da più l’idea di una bolla di sapone, di quelle che certi artisti riescono a realizzare con enormi cerchi che agitano con maestria nell’aria.

blob

Foto presa dalla rete. Ovviamente la parte verticale della “bolla” non si vede all’esterno: questo è uno spaccato assonometrico che ho inserito per rendere l’idea della bolla di sapone estrusa o della  “bolla d’aria” che dal fondo del mare risale in superficie.

La bolla, realizzata con un reticolato triangolare in acciaio e vetro, che ricorda un po’ “la pelle” della piramide del Louvre, avvolge  il nucleo dei vani di servizio (scale, ascensori…) affiora dalla copertura (terrazza) del fabbricato . Quasi come una bolla d’aria dal fondo del mare (piano terra) sale fino alla superficie della terrazza, dove si allarga per ospitare la caffetteria ed il ristorante. E se state per esclamare: “Ma quel ristorante sarà una serra!”  vi assicuro che esistono vetri termici, sistemi di schermatura, tecniche per convertire l’irraggiamento solare in energia…che lo renderanno assolutamente vivibile, anche perché altrimenti, i grattacieli cristallo ed acciaio di Londra, Madrid…sarebbero delle serre verticali!

La sezione (presa dalla rete) PRIMA del ribassamento di 3 metri. Si noti il ristorante a doppia altezza sulla terrazza

Il render del ristorante sotto la "bolla" di copertura(foto presa dalla rete)

Il render del ristorante sotto la “bolla” di copertura(foto presa dalla rete)

Nel progetto originario, il ristorante  doveva essere su due livelli, ma siccome è stata imposta una riduzione di altezza di 3 metri, credo proprio che Fuksas abbia rinunciato a quello superiore, limitandosi alla semplice copertura parziale della terrazza stessa.  La porzione di terrazza lasciata scoperta, servirà da dehors della caffetteria e spazio all’aperto  del  ristorante.

sezione tagliata

La parte di copertura eliminata (foto dalla rete elaborazione e teoria sono mie)

sezione più bassa

SEZIONE OGGI (Elaborazione della foto presa dalla rete secondo la mia ipotesi)

Va ricordato che non ci sono state modifiche al piano regolatore, anche se in molti trovano singolare che, sui tetti del centro siano  proibiti i pannelli solari, mentre a Fuksas sia stato concesso di mettere la sua “bolla” . Si può paragonare una distesa di pannelli fotovoltaici, spalmati senza una regolamentazione, con la “bolla”?
Ma questa è solo una delle tante polemiche.
Quelli che: “nel centro storico non va bene!” e  poi chiudono il terrazzo con l’alluminio e il policarbonato.
Quelli che: “Ma che orrore proprio in centro!” E non sanno neppure dove sia via Tomacelli
Quelli che: “Ma com’è possibile! A me non hanno permesso di costruire il super attico sulla terrazza” , però hanno abusivamente chiuso qualsiasi terrazzino e messo parabole e condizionatori ovunque.
Quelli che: “Ma comeeeee” Su un palazzo “romanico” (Giuro! L’ho sentita!)
Quelli che: “Oddiooo! Hanno demolito un palazzo in centro! Pare sia stato Fuschias”
Quelli che: “Ma che bruuuutttooo” E c’erano ancora i ponteggi e le velature di protezione…
Quelli che: “Ahhhh! Ma quella “cosa” sul tetto!” Poi se gli chiedi di individuarla non te la sanno indicare e non la trovano neppure se gli mostri  la foto dall’alto pubblicata da Repubblica.

tetto

Foto di Repubblica.it. Con le frecce ed i cerchi, ho messo in evidenza alcune “bellezze” dei tetti di Roma. Condizionatori, parabole, antenne, pensiline, coperture, recinzioni, abusi vari…

In Italia non c’è  solo un popolo di commissari tecnici, ma anche di Architetti, Storici dell’Architettura e Soprintendenti!
Pronti a lanciarsi in arringhe accorate contro qualcosa che non conoscono, ma che “non gli piace”.
Una critica di  “tendenza”, insomma.
Avere un parere personale è sacrosanto, anche se non si hanno competenze specifiche, ma  ostentarlo con l’arroganza di chi  è convinto che le sue osservazioni siano scientificamente corrette, è più irritante di un cespuglio di ortiche!

Come dicevo, la bolla sul tetto, che ospiterà caffetteria e ristorante,  è stata fatta abbassare di tre metri, rispetto al progetto originale e, secondo me, ha perso il suo carattere iniziale diventando, paradossalmente, quasi insignificante.
Adesso quasi non si nota. Io ho dovuto girare col naso all’insù per vederla.

palazzo_ex_unione_militare_061

La bolla vista dall’alto. (foto presa dalla rete)

Si percepisce solo percorrendo via del Corso da piazza del Popolo e  testimonianza di ciò è l’assenza di foto che la ritraggano dal prospetto principale, dove scompare, quasi totalmente, dietro il frontone con l’aquila!

Tanto rumore per nulla.
Nemmeno avessero imbozzolato il Colosseo!
Secondo me non è male.
Ed io non amo Fuksas…anzi!
Ma bisogna essere obbiettivi.

interno

Un suggestivo render degli interni (foto presa dalla rete)

Quando vado a visitare un’altra città, mi piace andare a vedere anche le architetture contemporanee, le vie con i negozi, scoprire le soluzioni ricercate dagli architetti per i punti vendita, osservare i turisti che vivono la città anche facendo shopping e non solo visitando musei e monumenti. Mi piace scoprire le gallerie commerciali o gli stores, come  Lafayette, Harrods, El Corte Inglés … perché fanno parte della città, sono architetture particolari.
Perché a Roma no?
A Roma non si può niente?
Da architetto conservatore, posso affermare che ” fare niente” non aiuta l’eternità di Roma.
Con questo non voglio dire che lo sventramento di Borgo Pio, per realizzare via della Conciliazione  nel ventennio, sia stata cosa “buona” anzi! (qui mi fermo, perché ce n’è per un altro post).
Dico, semplicemente, che ALCUNI interventi misurati, studiati da esperti, valutati in tutti i loro aspetti, anche se all’occhio distratto o inesperto, possono  sembrare azzardati, in realtà servono a riqualificare, a riportare in vita, grazie al riuso.
Non possiamo pensare di trasformare ogni palazzo in museo o biblioteca o in centro polifunzionale, (che va tanto di moda).
Parigi ha gli Champs-Élysées  con i suoi negozi, noi abbiamo Via del Corso che,  permettetemi, ha pure “qualche” annetto in più e tanto fascino, nonostante le migliorie di cui avrebbe bisogno.
Questo per dire che non bisogna fermarsi mai al “non mi piace” “non c’entra niente”, ma guardare oltre…anche oltre FUFFAS!
Semmai, una cosa mi preoccupa veramente…
Sembra che Benetton abbia venduto l’edificio (anche se ieri, 26 maggio, c’erano le scritte sulle vetrine che annunciavano un’imminente riapertura dello store Benetton!).
Il  gruppo avrebbe deciso di puntare su  negozi di dimensioni più contenute, in genere tra i 400 e i 700 metri quadrati.
Il palazzo sarebbe stato acquistato dal gruppo svedese H&M, o meglio una società legata al brand.
Come si trasformerà il palazzo?
Cosa “emergerà” dalle superfici vetrate!
Come comunicherà con l’esterno?
Il punto vendita, viste le dimensioni e quindi il ruolo di polo d’attrazione, riuscirà ad essere all’altezza qualitativa del luogo che lo ospita o finirà per essere uno sciatto punto vendita H&M al pari di quelli dei centri commerciali?
Si possono vendere abiti mantenendo un certo gusto e stile, anche senza essere una boutique !

Un esempio è Zara nell’ex palazzo della Rinascente a Piazza Colonna: un punto vendita ben diverso da quelli nei centri commerciali anche se io rimpiango decisamente la Rinascente per tantissimi motivi.
Ma il discorso sarebbe lungo e O.T.
Ne riparleremo, insieme ad altri argomenti come

  • La passione insensata per il “decorticato”
  • La passione insensata per  il “dov’era e com’era”
  • Il falso storico e l’errore stilistico
  • Opere tutelate e abbattimento delle barriere architettoniche
  • Architettura contemporanea Roma
  • (…)

Se vi è piaciuta questa pagina di “architettura per tutti”…alla prossima!
Un saluto.
Kali

Diario dalla terra sicula #3

Fine agosto: è giunto il momento di completare questo diario, perché , di questo passo, finisce che lo trascino fino a Natale.
Ho approfittato del soggiorno siculo, per iniziare a ragionare sui lavori nella casa dell’Orso.
Brandendo il mio Sandokan (Gel all’aloe dopo puntura) ho sfidato le terribili Tigri (zanzare sicule DOC) e ho iniziato a fare rilievi e cercare soluzioni.
Purtroppo Sandokan faceva un baffo alle Tigri volanti e pure a quelle umane che, ogni due per tre, si affacciavano con la scusa di salutare ed esordivano con il più classico dei “che fai?”
La sauna sicula con l’agopuntura zanzaresco orientale!
Come che faccio?
Che faccio con matita, fogli, cordella metrica, flessometro e faccia pensierosa di chi sta già vedendo l’ambiente rivoluzionato?
Faccio pilates?
Sono sicura che quando i lavori inizieranno, gli stessi spunteranno per ammirare i progressi e prodursi in suggerimenti&consigli, ma questo è il “colore” dei cantieri.

Sono stata un po’ in Bulgaria, un po’ in Messico ed in fine in Russia!
Grazie a L., la mia cugina acquisita dell’est, che mi ha invitata ad un festival tenuto da rappresentanti di queste tre nazioni. Così, guardando i Bulgari e le loro danze ho sorriso pensando ad Aldo, Giovanni , Giacomo e Marina Massironi ai tempi di “Mai dire Gol”, con i Messicani ho sognato Banderas in Zorro e Speedy Gonzales a caccia di cacio e la Russia con la danza delle spade e le arie note, mi ha portato una ventata gelida dalla Siberia che, visto il caldo, non era per niente spiacevole!
La granita di caffè con panna e brioche, mangiata sulla terrazza sul mare del bar di amici dell’Orso, ha sempre un sapore per il quale non mi bastano gli aggettivi.

Foto presa dalla rete: quando ho questa delizia davanti…non ce la faccio a fotografarla! *SLURP!*

 Mangiarla è un’arte: c’è chi, come me, adOOOOOOOOra scavare un passaggio tra la panna per arrivare ad intingere la brioche nella granita, senza alterare l’equilibrio estetico del capolavoro ghiacciato e chi, come l’Orso e mio nipote, ben sapendo che stanno per fare una cosa che mi farà inorridire, dapprima fingono di imitarmi per poi guardarsi complici e…iniziare a fare un “mischio immondo” che neppure una betoniera!

Il mare è stato bello come non mai, quest’anno anche senza le meduse sgradite ospiti.

Purtroppo il tempo per gironzolare come da fidanzati, è finito stritolato dagli impegni e dalle incombenze, così non ci siamo allontanati molto, neppure per affacciarci dalla terrazza di Taormina.

Gli incendi sono stati una costante, anche se, per fortuna, non sono arrivati a lambire la casa.

AL FUOCO!

ARRIVANO I NOSTRI!

RIFORNIMENTO…

“SWOOOSH!” Primo lancio…

“CLAP! CLAP!” (…e un ringraziamento speciale al 55-250mm)

DI NUOVO A FARE RIFORNIMENTO…

La partenza per il rientro,  è stata super intelligente!
Il primo sabato dopo ferragosto!
Due geni!
Un’ora e mezza di fila per salire sul traghetto di Caronte (!), un’ora e mezza fermi a Frascineto in Calabria, con le persone che scendevano dall’auto come nel film “Benvenuti al Sud”,

“BENVENUTI AL SUD” (foto schifosa controluce scattata col cell)

rallentamenti un po’ qui un po’ la…per un totale di 12 ore di viaggio: considerando che il nostro record è 16 ore: non possiamo lamentarci.

Naturalmente non è mancata la tristezza, le mancanze, i ricordi dello scorso anno e tutto il corredo di pensieri che se non ci fossero, renderebbero il soggiorno molto più piacevole..ma tant’è.

Bye Bye terra sicula: alla prossima!

3 luglio 2012: un compleanno di duro lavoro!

La giornata è cominciata con l’arrivo a domicilio dei partecipanti alla baldoria e dei loro regali, tra cui un cavalletto professionale (con tanto di sacca per il trasporto e bolle per la messa in piano) per la mia Canon e l’agognato 55-250 mm: adesso, come dice sempre mia sorella, potrò fotografare anche il “fondocoda” delle coccinelle a metri e metri di distanza! C’era anche un trolley cabin size da urlo (il mio è collassato nell’ultimo volo) tanto per incrementare i buoni auspici di viaggi ed altre cose.
Poi siamo partiti in direzione IKEA (che era di strada) per riportare dei carrelli che non andavano bene allo scopo prefissato… ” Visto che è quasi mezzogiorno, perché non mangiare qualcosa qui? IO ADOOOOOOOOOORO IL SALMONE MARINATO! Bello fresco, *slurp*.”
Bla, bla, bla, *driiiiiiiin* “Pronto, grazie per gli auguri!”  bip, bip! “WOW! Un messaggio!” Bla, bla, bla!
Poi, belli rifocillati si parte per…
MAGICLAND!
L’idea è venuta a mia sorella: quest’anno era indispensabile fare qualcosa che impedisse di pensare…e così è stato.
Il parco ha aperto lo scorso anno, dovrà sicuramente crescere, (ancora non è al livello dei parchi dalla tradizione consolidata) ma il divertimento è già assicurato.
Complice la giornata feriale, non c’erano code.
Complici le attrazioni “bagnate” non s’è sofferto il caldo.
“Bagnate” è un eufemismo, perché, già dopo il primo giro sullo Yucatan, non c’era un centimetro di noi rimasto asciutto!
“SPLASH!”
Un compleanno diverso trascorso tornando  bambini e divertendosi (forse) più di loro! Tra l’altro: mai fidarsi di un dodicenne che dice: “non fa paura per niente: io l’ho già fatto 13 volte!”  Infatti i ragazzini non fanno testo perché non si spaventano per nulla!
(Se ci tornerò eviterò solo in Cagliostro: montagne russe al buio con un cattivo odore di officina meccanica e senso di fastidio generato dalla mancanza di luce e riferimenti)
Per il resto rifarei tutto: compresi i due giri nelle tazze rotanti!
Siamo andati via ad orario di chiusura (23!) quando le luci ormai erano accese e il parco aveva assunto un aspetto davvero magico.

La sfilata di Gattobaleno è stata emozionante, anche se di piccole dimensioni ed i personaggi sorridevano e salutavano ancora con entusiasmo.
Il ciao-ciao, della zampona del micio mascotte ha chiuso una giornata davvero speciale e,  a tutti coloro che mi hanno augurato una giornata serena, volevo dire che, si, lo è stata davvero!
Quindi, grazie ancora per gli auguri!
Kali 

 

Immagine

“ITALIA 1!” Quando si dice: “demenza senile”…

Perché dopo l’accelerazione pazzesca in salita…iniziava una discesa mozzafiato, i giri della morte, i “torciglioni aggroviglia budella”…AIUTOOOOOOOOOOO!!!!!