Zena…

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Genova ti abbraccia col Bigo di Renzo Piano. Ti ricorda la Rambla de Mar di Barcellona col porto Antico rinnovato, vivo, con le luci e i locali, con la musica e le architetture recuperate, rinnovate o ricostruite. Genova ti racconta una storia di emigrazione verso l’America nel ‘900 e immigrazione da più parti del mondo oggi. Che se vai a via del Prè ti sembra di essere entrato in un sūq.

Genova che ti risucchia nei carrugi, fino a intrappolarti e tra quei palazzi altissimi il segnale gps non arriva…e neppure il profumo del mare per orientarsi.

Genova con le sue stratificazioni leggibili sulle facciate degli edifici.

Con i panni stesi sulle facciate colorate.

Con le sopraelevazioni, gli abusi le parabole satellitari.

Ma anche coi trompe l’oeil dei palazzi “nobili” con lo sfarzo di quelli dei Rolli che presiedono via Garibaldi, memoria di personaggi illustri accolti per dovere.

Genova dei tanti musei che devi evitare se hai solo un fine settimana, altrimenti ti perdi la vita e le botteghe riaperte dopo un periodo buio, per sfida e con coraggio da giovani che fanno focacce deliziose, farinate, pani dolci e trofie che ti cucinano al momento, o che puoi comprare e cucinare a casa, ma non sarà mai la stessa cosa.

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Genova del pesto coi fagiolini e le patate , ma anche dell’odore sgradevole in certi angoli dei carrugi e di altri dove le prostitute attendono davanti alle porte: forse c’è anche la nipote di Bocca di Rosa.
Genova di via Del Campo che, appena ci entri, senti la musica di de Andrè, anche se non la suona nessuno.
Dell’emporio-museo dedicato ai cantautori genovesi, dei ristoranti acchiappa-turisti…

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Della sopraelevata che graffia Sottoripa, fa ombra, toglie la visuale, ma fa galleggiare a mezz’aria il traffico di chi prosegue verso il nord: difficile far convivere le cose…
Genova delle chiese e delle architetture a fasce bicrome: lo stile marinière che qui va da sempre.

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Genova a via XX diventa città coi portici ed i bei palazzi. I negozi in franchising ed i genovesi che fanno shopping senza turisti tra i piedi.

Genova dall’alto di Castelletto,
dove si arriva con la funicolare per guardare il panorama su Porto Vecchio ed incamminarsi per strade tra i boschi: peccato per tutte quelle rocche chiuse.
Da lassù vedi in lontananza la Lanterna, i grattacieli del centro direzionale e pensi che si, non sarà la città più bella del mondo, ma è una bella città e bisogna tornare, perché da vedere ce n’è e a me, sembra sempre di non aver visto abbastanza.
Ciao Zena.
A presto.

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Le foto sono quelle pubblicate su Istagram, quindi scattate col cell. Presto arriveranno anche quelle della Canon…forse! 😉

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“inconsapevole specificità”

E’ proprio vero:  “i libri scelgono noi e non viceversa”.

Questo libro l’avevo comprato il 5 dicembre scorso, mentre ero alla ricerca di regali per un Natale difficile: l’ultimo di mio Padre.
Credevo disperatamente e, contrariamente al mio “realistimismo” (mix di realismo & pessimismo), che le cose sarebbero migliorate e che proprio in virtù di questo pensiero, bisognasse far di tutto per creare intorno a Lui un’atmosfera di speranza e festosità, ma questo, voi che mi leggete da tempo, lo sapete già.
Il rimando al passato era solo per dire che, in quello specifico momento, avevo bisogno di leggere qualcosa di semplice lieve e bello.
Contrariamente a quello che leggo solo ora nei commenti al libro (pare che lo stesso sia stato oggetto di grande pubblicità) io non ne avevo sentito parlare, (forse perché stordita da altri pensieri) quindi deve essere stato proprio lui (il libro) a richiamare la mia attenzione dalla copiosa pila in una famosa libreria della capitale.
Me lo feci incartare, un po’ per  lasciare il mio contributo ad una campagna di raccolta fondi, un po’ per uscire da quella libreria con un regalo per me.
Iniziato ed abbandonato dopo un bel po’ di pagine e per un bel po’ di tempo, durante il quale, credo di aver letto altro, ma non  lo ricordo  più.
Eppure mi stava piacendo…
Ieri mattina all’alba, ho accompagnato mia Madre al suo annuale check up alla C.R.I.
Ero terrorizzata, ma dissimulavo (quasi) bene.
Lo scorso anno (stessa data) un endocrinologo poco umano e  poco capace, ci fece prendere uno di quegli spaventi che avrebbero stroncato  pure una mummia. Fortunatamente, indagini successive, rivelarono totalmente infondata la sua diagnosi.
Quindi, tornare sul luogo dell’attentato coronarico, mi metteva un “tantino” di agitazione!
Nell’incoscienza dovuta alla levataccia, ho preso questo libro che giaceva sul comodino, e l’ho portato con me per ingannare le numerose attese.
All’interno ci ho trovato la lettera che la mia amica Penny mi aveva scritto pochi giorni dopo l’addio di mio Padre e che mi aveva messo personalmente nella buca delle lettere, in una notte insonne…come mi confessò in seguito.
Altro che mail e sms!
Una di quelle lettere che solo le Amiche, anzi, le Sorelle sanno scrivere.
Lo so, sembra io stia divagando, invece è per dire  che quel libro sembrava essere  il posto naturale per conservare quella lettera.

Insomma, ieri ho ripreso la lettura.
D’un fiato.
Stamattina mi sono svegliata all’alba, senza volerlo:  il Libro reclamava di completarne la lettura.
Sulla pagina finale ho pianto.
Avevo bisogno di questo libro e lui, ha trovato me.

Se volete leggere qualcosa di poco impegnativo,  di lieve, anche se con un retrogusto amaro, una storia non originalissima, ma molto ben raccontata, con alla base una grande amicizia che si trasforma in amore nonostante tutto, con lo sguardo di bambini che credono ai sogni, di madri che amano, di immigrazione e lontananza, di culture diverse, di…
LEGGETELO!
Non sarà un capolavoro, ma ha delle “immagini” bellissime.

“Certo che sono sempre stati insieme. Anche quando non guardavano; non c’era bisogno di controllare. Lei c’era sempre stata; lui c’era sempre stato.Fuori dalla camera di Lena, in un punto imprecisato del buio, come la luna.

 “<No.>Grida Vaclav. <<No. No. No. No.>> Le grida diventano strilli e gli strilli diventano fulmini che abbattono alberi secolari e i fulmini diventano continenti che si squarciano e gli squarci diventano la terra che si spacca in due e il cielo che si stacca dalla terra, il buio dalla luce”

“La vera mamma di Lena, Emily sapeva che questa non era la verità, ma sapeva anche che Vaclav non stava mentendo.
Vaclav sapeva di dire la verità.
Lena sapeva che era una bugia, ma le piaceva tanto e ci credette, come se fosse stata una favola, una canzone,
una storia della buona notte, un trucco di magia.
Amò Vaclav finché diventò verità, e verità fu.”

Buona lettura.
Kali

P.S.
L’ “inconsapevole specificità” la troverete a pag 181