Forma e funzione…

Ci sono forme che suggeriscono una funzione.
E’ una associazione immediata, una sorta di “facilità d’uso” o “uso intuitivo” si direbbe oggi.
Un campanile suggerisce una chiesa, un obelisco una piazza, delle bandiere un luogo istituzionale, un alto muro e dei cipressi (in Italia) un cimitero… gli esempi sono moltissimi.
Senza pensarci, viviamo circondati da simboli di un linguaggio senza parole.
Assorbiamo messaggi e ci comportiamo di conseguenza.
L’architettura è uno dei linguaggi che preferisco, ma questo non è una novità.
La foto che vi posto di seguito ne è un esempio.

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Come non riconoscere…una scuola?

Nei giorni scorsi ho avuto l’opportunità di vivere una nuova esperienza: l’insegnamento nelle scuole.
Avevo insegnato già, ma s’era trattato di sport (nuoto) per tantissimi anni.
Le fasce d’età andavano dai 2 ai >70 anni.
Scuola nuoto, ma mai scuola-scuola, a parte il “tutoraggio” universitario e le lezioni private.
La chiamata è arrivata e, complice la possibilità di gestione dei miei orari, ho potuto accettare.
Ero un po’ in ansia, come mi capita ogni volta che devo affrontare una novità, ma intimamente convinta della positività dell’esperienza e del fatto che ce l’avrei fatta…anche supportata dai consigli di alcune “esperte” tra le mie amiche di blog e non solo.

E’ stata una bellissima esperienza.
I luoghi fantastici, in paesi ancora a misura d’uomo, con panorami mozzafiato ed emergenze architettoniche degne di nota.
I “corsi” ancora popolati, le botteghe aperte, l’odore del pane, dei salumi, le verdure esposte nelle cassette di legno…
I caffè col profumo dei cornetti caldi e non riscaldati…
I ragazzi vivaci, ma contenibili.
“Buongiorno ‘ssore'” e tutti in piedi…
Difficoltà superabili, superate.
Peccato sia un’esperienza momentaneamente conclusa.
Attendo nuove chiamate, che, mi hanno assicurato dalla segreteria, non tarderanno ad arrivare per “continuità didattica”.
Vedremo.
Intanto ho risposto ad una “chiamata” di quelle “vai li ti presenti, ma se quello/a davanti a te accetta, tu non vinci niente e vai a casa”.
Altra esperienza, bella nonostante non abbia vinto il “primo premio”, ma da neofita me l’aspettavo.
Ho incontrato colleghi architetti e ci siamo scambiati esperienze e consigli durante l’attesa.
Ha vinto una non-architetto…
Una ragazza dai capelli rossi ed occhi verdi, minuta e col viso gentile. Sembrava uscita da un romanzo irlandese.
Sarà un’ottima insegnante: me lo sento.
Continuo il mio lavoro.
Ho tanti progetti in giro.
Sono fortunata a non essere “schiava” di nessuno ed ad avere serene collaborazioni.
Oggi, differenziarsi è l’unica via: nuove ricerche, nuove proposte, nuovi materiali e rinnovate sensibilità.
I nostri centri storici sono alla “canna del gas” in senso economico, ma molti stranieri se ne innamorano, comprano (loro possono)restaurano e rimettono in uso…
E via così, sperando ci sia sempre qualcosa da fare.
Buona (freddissima) giornata a tutti!

Kali.

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Qualcosa di bello…

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Ci vuole qualcosa di bello,
da guardare o da ricordare.
Qualcosa di colorato,
di antico,
di nostalgicamente struggente.
Ci vuole qualcosa che strappi un sorriso,
faccia pensare a quando si era bambini,
ma anche ad adesso da adulti, quando se ne cerca qualcuna per se, da mettere nel vaso sul terrazzo,
per sentirne il rumore appena svegli e pensare: oggi c’è vento.
Qualcosa da fissare per vederne i colori fondersi,
per non pensare a niente, rapiti da quel “frrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr”…

Se poi, sullo sfondo c’è qualcosa di bello,
se la città è una delle più belle del mondo,
se tornarci solo col pensiero equivale ad un regalo…
beh..
allora buon compleanno a me,
anche se sarà solo domani.

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