Passi e pensieri d’estate…

E capita così, di fare una passeggiata in riva al mare. Due km e mezzo all’andata e altrettanti al ritorno. Lo so, perché runkeeper si inventa traguardi che io non ho mai stabilito: come deluderlo? Allora porto con me l’aggeggio e, oltre a camminare posso cogliere immagini, ma non sempre…
Un papà a spasso con la bimba di 10 anni…papà 2013 tatuatissimo bermuda-costume, iphon con un solo auricolare per rispondere alle domande della piccola. (La foto la dovete immaginare, perché le persone da vicino non le fotografo).
Spiagge libere colorate e neppure troppo affollate: ho cambiato zona quest’anno

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e qui è molto meglio, meno antropizzato, meno folla, spiagge libere più grandi, più parcheggio, soprattutto gratis, stabilimenti meno ghettizzati e ghettizzanti…Famiglie e giovani con bonghi e chitarre, che raccolgono la loro spazzatura (tutta) salvano il bimbo che si stava bruciando i piedi sulla sabbia e smettono di cantare dopo pranzo per il pennichella time.

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Ambulanti di vestiario, accessori, bikini, ciabatte, pareo colorati, il pannocchiaro, il grattacheccaro,

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il coccaro (!)…Avanti e indietro sotto il sole bollente, mai invadenti, ogni tanto si fermano insieme per due chiacchiere all’ombra, qualcuno di addormenta per qualche minuto

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e quando il “negozio sulle ruote” si ribalta, in più di uno accorrono in aiuto e le signore raccolgono la merce dispersa. Chissà, magari nella spiaggia libera, aiutarsi è più naturale…Poi ci sono i coatti di sempre, i personaggi in stile film anni 60 con Aldo Fabrizi e Ave Ninchi, gli aquiloni che disegnano il cielo, i Kiters, ossia i surfisti new generation: noi negli anni ’90 avevano il vento nelle mani, loro anche, ma le loro vele gareggiano tra i gabbiani.

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Poi finisce la giornata gli ambulanti vanno via

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noi arriviamo fino a Torre Flavia

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e tornando un tuffo nella memoria al tempo in cui l’estate era questa qui…

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Buona estate a tutti.
Kali

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Zena…

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Genova ti abbraccia col Bigo di Renzo Piano. Ti ricorda la Rambla de Mar di Barcellona col porto Antico rinnovato, vivo, con le luci e i locali, con la musica e le architetture recuperate, rinnovate o ricostruite. Genova ti racconta una storia di emigrazione verso l’America nel ‘900 e immigrazione da più parti del mondo oggi. Che se vai a via del Prè ti sembra di essere entrato in un sūq.

Genova che ti risucchia nei carrugi, fino a intrappolarti e tra quei palazzi altissimi il segnale gps non arriva…e neppure il profumo del mare per orientarsi.

Genova con le sue stratificazioni leggibili sulle facciate degli edifici.

Con i panni stesi sulle facciate colorate.

Con le sopraelevazioni, gli abusi le parabole satellitari.

Ma anche coi trompe l’oeil dei palazzi “nobili” con lo sfarzo di quelli dei Rolli che presiedono via Garibaldi, memoria di personaggi illustri accolti per dovere.

Genova dei tanti musei che devi evitare se hai solo un fine settimana, altrimenti ti perdi la vita e le botteghe riaperte dopo un periodo buio, per sfida e con coraggio da giovani che fanno focacce deliziose, farinate, pani dolci e trofie che ti cucinano al momento, o che puoi comprare e cucinare a casa, ma non sarà mai la stessa cosa.

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Genova del pesto coi fagiolini e le patate , ma anche dell’odore sgradevole in certi angoli dei carrugi e di altri dove le prostitute attendono davanti alle porte: forse c’è anche la nipote di Bocca di Rosa.
Genova di via Del Campo che, appena ci entri, senti la musica di de Andrè, anche se non la suona nessuno.
Dell’emporio-museo dedicato ai cantautori genovesi, dei ristoranti acchiappa-turisti…

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Della sopraelevata che graffia Sottoripa, fa ombra, toglie la visuale, ma fa galleggiare a mezz’aria il traffico di chi prosegue verso il nord: difficile far convivere le cose…
Genova delle chiese e delle architetture a fasce bicrome: lo stile marinière che qui va da sempre.

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Genova a via XX diventa città coi portici ed i bei palazzi. I negozi in franchising ed i genovesi che fanno shopping senza turisti tra i piedi.

Genova dall’alto di Castelletto,
dove si arriva con la funicolare per guardare il panorama su Porto Vecchio ed incamminarsi per strade tra i boschi: peccato per tutte quelle rocche chiuse.
Da lassù vedi in lontananza la Lanterna, i grattacieli del centro direzionale e pensi che si, non sarà la città più bella del mondo, ma è una bella città e bisogna tornare, perché da vedere ce n’è e a me, sembra sempre di non aver visto abbastanza.
Ciao Zena.
A presto.

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Le foto sono quelle pubblicate su Istagram, quindi scattate col cell. Presto arriveranno anche quelle della Canon…forse! 😉