#EXPO2015 i miei voti (parte terza)

L’EXPO sta per finire : ecco i miei voti ai padiglioni che sono riuscita a visitare. I criteri di valutazione sono stati i seguenti:
  1. TEMA (se è stato centrato o meno)
  2. IMMEDIATEZZA (comprensibilità del messaggio)
  3. VARIETÀ (analisi dei vari aspetti)
  4. ORIGINALITÀ
  5. EXTRA (gadget, assaggi, intrattenimento…)
  6. ARCHITETTURA
  7. EFFETTI SPECIALI
  8. FILA (tempi d’attesa e accorgimenti anti-calura)
La votazione va da 0 a 5
PADIGLIONE ZERO voto 3.5
L’architettura a cono ricorda un po’ i trulli, ed un finto ulivo spunta dalla copertura di uno di loro. All’interno ci si imbatte in una bellissima, quanto enorme biblioteca lignea, simbolo del sapere universale. Oltre la biblioteca c’erano dei pannelli da leggere in un ambiente quasi totalmente buio: ho avuto delle difficoltà e, di conseguenza, mi sono stancata in fretta. Interessanti le teche luminose, dalle geometrie che ricordano Mondrian (vedi post precedente), e che contengono semi. Poi la ricostruzione di un mulino ad acqua, riproduzioni di animali in scala reale ed in materiale bianco, per parlare della diversità zoologica del pianeta. Tutto sommato mi sarei aspettata di più.

Padiglione Zero: il sapere.  Architetto Michele De Lucchi,

IRLANDA voto 2.
Un percorso brevissimo Un padiglione architettonicamente insignificante. Una serie di video e dei pannelli per illustrare, principalmente, le loro tecniche di allevamento. Belle immagini , ma nessuna atmosfera. Niente fila, ovviamente
NEPAL non classificato
Padiglione rimasto incompiuto a causa del gravissimo terremoto. Un’architettura tradizionale, molto bella, che lasciava ben sperare. Ci sono solo alcuni pannelli che illustrano la diversità del paesaggio e le differenze bioclimatiche, Peccato davvero.

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BELGIO voto 3
Molto interessante l’idrocoltura e le “macchine” per metterla in atto realmente installate e non raccontate solo con un video. Belli i gioielli a tema alimentare, anche se voglio considerarli solo un “arredo” del padiglione. Percorso un po’ caotico. Ottimo il cioccolato che fanno assaggiare e gradito il biscotto che regalano all’ingresso. Fila scorrevole, architettura non strabiliante.

BELGIO 3 copia

Il bistrot del Belgio.  Architetti Patrick Genard & Asociados

Cluster Riso, Cacao, Cioccolato e Caffè voto 1
Sono i padiglioni tematici, che raggruppano diverse nazioni produttrici. A parte i pannelli con le spiegazioni e i sacchi dove ammirare le differenze tra i vari prodotti, restano solo le esposizioni e vendita dei prodotti artigianali, ahimè, più cari che in un qualsiasi mercatino esterno all’Expo.
AZERBAIJAN voto 4.5
Uno dei padiglioni più belli! Bella l’architettura, fluido il percorso, assente la fila. Ben trattato l’argomento nei diversi aspetti. Poetici i “fiori musicali” che suonano sfiorandoli (un “di più” piacevole e gradito non solo ai più piccoli), bella l’esperienza con la propria mano che diventa ologramma, Interessante il racconto sulla biodiversità, sui differenti prodotti ed il loro utilizzo grazie a delle lavagne interattive chiarissime per scoprire prodotti e tecniche di coltura.. Gradito l’omaggio della spilletta e, anche la visita virtuale, nei punti più importanti di una delle città. E non sono la sola a pensarlo! Leggete qui!

Azerbaijan

Azerbaijan detail: il louver, “pelle” di lamelle lignee ondulate che hanno la funzione di proteggere il microclima della struttura abbattendone il consumo energetico. Architettura: studio italiano “Simmetrico”

U.K. (Gran Bretagna) voto 1.5
A me, questa storia che vai ad un padiglione e lo trovi parzialmente chiuso o chiuso del tutto, mi fa imbestialire! Mi è capitato anche con il padiglione della Cina (che, alla fine, ho rinunciato a visitare). Ho visitato solo l’istallazione metallica, provato sbirciare nei fori nel legno della recinzione, dove si dovrebbero vedere delle api, ma se si portano gli occhiali , si rinuncia subito all’impresa! Ancora non riesco a capacitarmi del fatto che abbia vinto come miglior padiglione. (E il fish&chips era caro, poco e mediocre!)

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U.K. detail Progettisti: Wolfgang Buttress , Stage One e Rise

UNGHERIA voto 1.7
Qualche oggetto tipico, un bellissimo pianoforte dalla linea futuristica che, credo, venga suonato ad orari che, però, non sono riuscita a trovare. A posteriori, mi ricordo molto poco altro, quindi il voto basso ci sta tutto.
EAU (Emirati Arabi Uniti o UAE se in inglese) voto 4
Architettura molto bella di Foster + Partners. Costumi tradizionali e arabi in bianco ad offrire una bevanda tipica ed un dolce tipico al cucchiaio. Fila chilometrica (!) tema ben trattato, peccato per gli ologrammi all’ingresso che sono troppo lenti da vedere.

E.A.U. detail

UAE detail Architetto: Foster + Partners

SPAGNA voto 2.5
Caotico, troppo da leggere, troppo poco lineare. Tanta promozione, ma poca chiarezza e poche proposte. Ai bambini piace molto, presumo per lo stile dei pannelli.
MESSICO voto 2.5
Fila che si forma perché ti fanno utilizzare dei totem per farti una foto, fornire dati che serviranno per assegnarti una pianta della quale ti racconteranno le caratteristiche. Alla fine potrete stampare un adesivo da attaccare sul vostro passaporto dell’expo (se l’avrete acquistato), o dove volete voi: un’immensa perdita di tempo che riserverei solo all’intrattenimento dei più piccoli. Video, video, video, qualche oggetto reale da vedere. Ben spiegata la biodiversità….Si poteva fare di più
CILE voto 1.5
Bella l’architettura, anche se un po’ “pesante” dal punto di vista visivo. Fila chilometrica che non vale la pena di fare, visto il contenuto del padiglione, ridotto alla visione di un video assurdamente onirico, che nulla racconta del tema. Interessante l’illustrazione delle differenti zone climatiche attraverso le persone che vi vivono: dei monitor verticali posizionandosi davanti ai quali si vedono scorrere immagini di paesaggi e si sentono di rumori tipici, scarsamente percepibili, vista la rumorosità dei molti presenti nella stessa sala. Insomma: l’attesa non vale la pena!
AUSTRIA voto 2.5
Un sentiero di montagna perfettamente riprodotto, fin nei dettagli dei ciclamini del sottobosco, percorrendo il quale ci si ristora dal gran caldo (in estate, adesso magari, occorre coprirsi!), grazie anche al microclima che viene ricreato perfettamente sia grazie alla vegetazione che ai ventilatori-nebulizzatori. Bene! Ok, lo studio sul microclima ed il condizionamento, ma “SFAMARE IL PIANETA?” (Che abbiano puntato tutto sull’Energia per la vita?) Senza contare l’incomprensibilità, per mancanza di spiegazioni, di alcune installazioni del ballatoio superiore. L’architettura…non c’era!
MAROCCO voto 4.5
Un altro dei padiglioni imperdibili. Architettura tradizionale: e già sembra di essere arrivati li, davvero. Solo un breve video introduttivo, poi colori, odori, FOTOGRAFIE BELLISSIME (invece degli stra-usati video!) per spiegare le diverse zone, le differenti colture, le tecniche… Il tutto curato anche nella temperatura riprodotta fedele a ciascuna zona climatica, compresa quella desertica: infatti entrandovi, si viene investiti dal tipico vento caldo. Fuori dal padiglione, una serie di botteghe artigiane dove ammirare tecniche e prodotti. Facendo la fila è possibile portarsi a casa un piccolo ricordo tatuato all’henne sulla pelle.
Le VERE foto del marocco

Le VERE foto del Marocco. Progettisti Oualalou+Choi (Kilo)

QATAR voto 3.5
Bella l’architettura ed il racconto di come si sta cercando di risolvere il problema dell’acqua e della coltivazione della terra. Qualcosa non è di immediata comprensione, ma nel complesso non è male. Simpatica l’idea di mostrare e spiegare storia e caratteristiche, di piatti tipici realmente esposti.

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Qatar detail: jafer di 11 metri di diametro per 8 di altezza

VIETNAM voto 2.2
Bella l’architettura che sembra sostenuta da fascine di legno (in realtà nascondono pilastri in acciaio). Fila scorrevole, prodotti artigianali in vendita, (al Festival dell’Oriente li ho visti a prezzi più bassi) il tipico copricapo a cono (€10 se non potete resistere) ma pochi contenuti. Peccato
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Vietnam detail Progettisti:  Vo Trong Nghia Architects

STATI UNITI voto 2.2
Nessuna fila. Carino il gioco d’acqua all’ingresso. Nessun percorso stabilito nella parte superiore, dove, tramite mini video ed istallazioni si parla di idrocoltura e tecniche varie. Veramente poca roba. Sotto c’è una mini fila da fare, per vedere un sunto sugli usi e costumi alimentari americani.
KUWAIT voto 3.5
In Kuwait come per il Qatar è interessante il ciclo dell’acqua (La desalinizzano e re immettono nelle falde…). Bella la simulazione della pioggia nel deserto. Bella l’architettura del padiglione. Al piano di sotto sono esposte spezie profumatissime per un’esperienza olfattiva davvero piacevole. Lasciate perdere di bere l’acqua desalinizzata che vi offrono: ha un sapore discutibile.
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Kuwait detail. Architetto Italo Rota

SVIZZERA voto 3.5
La Svizzera s’è distinta per originalità. (Ne avevo già parlato QUI)Non è stato il padiglione più bello in assoluto, ma sicuramente nella rosa dei più interessanti. Il padiglione aveva quattro mostre di promozione turistica, quindi decisamente fuori tema, come tanti altri, però…prenotandosi on line, oppure passando in anticipo a ritirare un biglietto GRATIS, si poteva accedere alle torri. La magia, il genio, il messaggio, la trovata per parlare del tema, erano qui. “Sfamare il pianeta” l’hanno interpretato facendo leva sul concetto di condivisione, abbattimento degli sprechi, solidarietà e altruismo. Insomma: “condividiamo le risorse senza egoismo”. Ogni torre conteneva scatole. In una torre c’erano bustine di caffè solubile, in una bustine con fettine di mele essiccate, in una monodosi di sale svizzero e, nell’ultima, i bicchieri ed un rubinetto d’acqua potabile. Ciascuno può prendere quello che vuole da ogni torre, MA…ogni volta che le scatole si svuotano, il pavimento della torre scende di un piano perché le scatole non vengono più riempite e, arrivati al piano terra, non ce n’è più per nessuno. Una guida espone questi concetti all’ingresso di ciascuna torre, poi se ne va. Beh…ho visto persone riposare bustine in eccesso, altre rinunciare alle mele perché “tanto non mi piacciono, le lascio a qualcun altro”, altri dividersi le fettine di una sola bustina. L’umanità, contiene elementi validi e se sensibilizzata, ha margini di miglioramento, nonostante i piani scendano, e sicuramente, qualcuno che ignora i messaggi ci sarà sempre, ma vi assicuro, che se tutti prendono una sola bustina di caffè…l’egoista, guardato malissimo, poserà le tre eccedenti…almeno qualche volta. 😉
ISRAELE voto 4
Un tipo belloccio che sembra interagire realmente con la sorella in video, vi introduce il suo Paese. All’interno del padiglione, la stessa ragazza, sempre in un video, spiega, in maniera accattivante, la storia del suo popolo che, con grandi difficoltà è riuscito a coltivare in condizioni estreme. Tra le notizie, illustrate con un pizzico di orgoglio, racconta come il pomodoro pachino, in realtà, sia stato selezionato in Israele e anche l’impianto a pioggia per l’irrigazione sia nato li. Bellissima la parete esterna con i “campi verticali”.
KAZAKHSTAN (Kazakistan) voto 3
Lunghissima fila in una giornata caldissima. Fortunatamente l’organizzazione aveva predisposto dei ventilatori che nebulizzavano anche acqua fresca ed una copertura per garantire un po’ d’ombra. Inoltre su un palco esterno, visibile mentre si era in fila, si alternavano un cantante e delle ballerine in abiti tradizionali. Nello spazio subito dopo l’ingresso, c’erano dei cubi con degli ologrammi con i quali interagire per scoprire alcune delle soluzioni adottate in materia, per esempio di riuso delle risorse. Purtroppo la consultazione degli stessi risultava estremamente lenta e si finiva per non guardarli tutti, anche perché invitati ad entrare nel padiglione dalle hostess. All’interno ci sono allestimenti interessantissimi e fatti molto bene, per conoscere, per esempio i vari tipi di mele prodotte, tra cui una davvero grande! Si scopre che i tulipani sono originari del Kazakhstan e tantissime altre cose che, però…non c’è il tempo di guardare perché si viene invitati a dirigersi nella sala della proiezione dove, un bellissimo video in 4D permette di sorvolare virtualmente, ma troppo velocemente, il territorio. Insomma il voto basso è dovuto alla fila di due ore e all’impossibilità di godersi la parte più interessante.
KAZAKHSTAN copia

Kazakistan (Kazakhstan) intrattenimento esterno

FRANCIA voto 2.5
Nessuna fila. Bello il soffitto “arredato” per il resto…monitor con video, pannelli da leggere, shop, bistrot
Francia detail

Francia detail (tanta roba, troppa roba). Progetto: XTU architects

NETHERLANDS voto 1.5
Gli olandesi sembravano in gita scolastica. Il padiglione…NON ESISTE. Al centro dello spazio ci sono dei pannelli che illustrano qualcosa, come la transumanza dei bovini …in città e davvero poco altro. Nessuna traccia della loro grandissima conoscenza in fatto di terra strappata la mare, tecniche di sollevamento delle acque e disciplina delle stesse: insomma, dai famosi Paesi Bassi mi sarei aspettata molto di più. Invece c’erano solo stand per bere birra, mangiare specialità gastronomiche tra cui, le famose patatine fritte e nient’altro!
MALAYSIA voto 2.5
Molto bella la forma del padiglione che sembra composta di tre grandi “bozzoli”(in realtà, semi della foresta pluviale). La fila è molto lunga, ma saltando il padiglione al piano terra (quindi il mio è un giudizio parziale) si può accedere direttamente al “bozzolo” intermedio dove ci viene spiegato quanto sia salutare l’olio di palma (!) tematica che, ho letto, hanno dovuto rivedere nell’esposizione. Inoltre contiene una finta foresta pluviale (ovvio che fosse una riproduzione, ma è davvero pessima e dall’aspetto falso). Poi si passa al bozzolo superiore che contiene postazioni interattive, tra cui una nella quale, tenendo in mano una riproduzione in 2D del padiglione, si viene proiettati in un grande monitor e il modellino si vede in 3D. Poi si passa in una terrazza con piante tipiche, bistrot e terrazza. Insomma, per ciò che ho visto…si poteva fare di più.

Malaysia detail. Travature in “glulam” un legno laminato. Progetto Hijjas Kasturi Associates

BRASILE voto 3
Per salire sulla famosa rete, su cui saltano tutti come fossero al luna park senza chiedersene il significato, bisogna andare all’apertura, altrimenti le file sono interminabili. Peccato non ci sia un cartello che ne spieghi il valore simbolico “prima” di salirci, così bisogna aspettare l’uscita per scoprire che la rete rappresenta la necessità ti connettere tutte le conoscenze e le esperienze per “sfamare il pianeta”). Bello il padiglione, anche se sembrano essersi impegnati più sul suo design, esterno ed interno, che sul tema dell’Expo. Una serie di noiosissimi pannelli luminosi da leggere e oggetti simbolici in ceramica (belli!) appesi alla copertura. Al piano inferiore molto bello il design della lunga seduta serpeggiante in fibra naturale, il bistrot per gustare le loro specialità e la boutique dove acquistare dei manufatti in un particolare fibra vegetale dorata naturalmente. Molto interessante la parte botanica esterna (sotto la rete) che tutti saltano e dove, invece, si possono vedere dal vivo, per esempio, la soia, l’ananas sulla sua pianta (i ragazzi si stupiscono non crescano sulle palme!). Quindi, alla fine, la fila si forma per saltare sulla rete e, quel po’ d’interessante che c’è, finisce per non essere notato.
Brasile inner detail

Brasile inner detail. Progetto: Arthur Casas

ANGOLA voto 4.5
Fila scorrevole e padiglione che contiene tutto. Il migliore che abbia affrontato il tema con chiarezza, semplicità ed il giusto equilibrio nell’uso dei supporti multimediali. Immediata la comprensione, grazie agli allestimenti. La pesca, l’allevamento, l’agricoltura, affrontati raccontando le tecniche tradizionali, mostrando gli strumenti nella realtà (e non con un video!) e paragonandoli a quelli contemporanei. Poetica e spettacolare l’evocazione della fioritura dell’albero del Baobab. Bella l’attenzione ai bambini che possono muovere le sagome dei pesci o farsi una foto dietro le sagome in costume. Interessante, al piano superiore, la video descrizione dei piatti tipici di ogni zona. Piccola, ma interessante la serra..Insomma, tra i padiglioni più riusciti e belli.
Lampada ad...olio!

Lampada ad…olio!

VENERANDA FABBRICA DEL DUOMO voto 1
Promozione, possibilità di acquistare i biglietti per la visita e vendita di gadget
CIOCCOLATO Voto: SLURP!
perché c’erano gli assaggi
Slurp!

Slurp!

ITALIA Non posso dare un voto,
perché l’ho visto solo dall’esterno. Contrariamente a quanto dicono in tanti, a me non è sembrato brutto. La rigida geometria è alleggerita da questa “pelle” che sembra tessuta in fibra naturale, quasi una visione al microscopio. Peccato che, il pattern della facciata, sia straordinariamente simile a palazzo Tod’s di Tokyo progettato da Toyo Ito: Nemesi&Partner che ci dite? (Da quanto ho letto, anche l’ispirazione ed i riferimenti sembrano gli stessi!)
Alcune quinte mi fanno pensare a “MORIANA” la città bidimensionale delle “Città Invisibili” di Calvino. La luce fa vibrare i vuoti ed i pieni, la grande piazza coperta stupisce per le geometrie ondeggianti, in contrapposizione con le linee rettilinee esterne, la luce penetra a lame, a fiotti, a cascate, accentuando i chiaroscuri, facendo risaltare le superfici vetrate, i materiali, i volumi. Fuori un richiamo alla natura, dentro alla tecnologia.
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Palazzo Italia ( Nemesi&Partner ) e l’Albero della Vita

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FUTURE FOOD DISTRICT COOP
Il supermercato del futuro. Ne avevo già parlato dicendo: “andateci e fate la spesa e vi ritroverete con i vostri panini freschi, bibite, dolce e frutta a dividere la panchina all’ombra con dipendenti dell’Expo e altri visitatori che hanno avuto la vostra stessa idea. “ Semplicemente indicando i prodotti sui banchi o sugli scaffali è possibile leggere su un display posto in alto, valori nutrizionali, provenienza, ingredienti, energia impiegata per produrre il cibo in oggetto. Sugli ingredienti ancora esistono lacune e l’ho sperimentato confrontando quelli scritti su un pacchetto di cracker con quelli che comparivano sul display. Sono presenti molte eccellenze italiane, ma molte sono assenti. Interessante la parte in cui si spiega che sarà possibile comporre il proprio pasto take away, bilanciando correttamente gli alimenti che verranno venduti in imballi “edibili”. Oddio, mangiare anche la vaschetta e la pellicola che la sigilla, non credo sia igienico, ma poterla smaltire tra l‘organico, mi sembra un grande passo avanti. I prezzi? Dipende dalla regione da cui provenite: io li ho trovati molto simili a quelli del super sotto casa mia!
BUON EXPO A CHI POTRÀ ANDARE
Kali
L'Albero della vita: non passerà alla storia come la Tour Eiffel, ma cercate di guardarlo coi vostri occhi e non attraverso i monitor dei vostri devices...

L’Albero della vita: non passerà alla storia come la Tour Eiffel, ma cercate di guardarlo coi vostri occhi e non attraverso i monitor dei vostri devices…

Leggi la seconda parte QUI
Leggi la prima parte QUI

H&M a via del Corso: l’idea tradita e l’occasione persa.

Come annunciato, ecco il post sul nuovo punto vendita H&M di via del Corso a Roma. Chi ha letto il post precedente sull’argomento (Maggio 2013) sa di cosa parlo.

Angolo via Tomacelli, ex Unione Militare. Acquistato da Benetton, riprogettato dai coniugi Fuksas, venduto al brand svedese ed inaugurato lo scorso 25 ottobre.
Ci sono stata.

Quando ho la possibilità di “entrare” in un’architettura è sempre un’emozione carica di aspettative.
Mi ero documentata, avevo visto foto, rendering, progetti: ero pronta! Volevo vedere come la realtà virtuale si era materializzata. Ogni volta è una specie di magia e l’ingresso, una sorta di “stargate”
Varco la soglia e mi ritrovo…
IN UN QUALUNQUE NEGOZIO H&M! Un negozio identico a tutti gli altri, che potrebbe essere in qualsiasi parte del mondo
CHE DELUSIONE!
Alla faccia della “flagship”, come chiamano questo punto vendita in tutti gli articoli che ho letto!
Alla faccia della mega festa “vippaiola”!
Scomparsi gli allestimenti interni e le pavimentazioni di Fuksas: l’interno è stato totalmente riprogettato (MALE!) da un team svedese.
Bianco e piatto.
La “bolla” che sale dal piano terra fino alla terrazza, è relegata in un angolo. Quasi una quinta che accoglie i camerini.

Che ne è stato della sua trasparenza e leggerezza?
Che ne è stato del suo essere il nodo della ristrutturazione?
Il cardine intorno al quale avrebbe ruotato tutto lo spazio?
Per spiegarmi meglio: guardate queste immagini.

Foto come da progetto  ( da http://www.fuksas.it/#/progetti/0006/)
Foto come da progetto ( da http://www.fuksas.it/#/progetti/0006/)
Foto come da progetto ( da http://www.fuksas.it/#/progetti/0006/)
Foto come da progetto ( da http://www.fuksas.it/#/progetti/0006/)
Stato di fatto (foto presa dalla rete)
Stato di fatto (foto presa dalla rete)
Stato di fatto (foto presa dalla rete)
Stato di fatto (foto presa dalla rete)

Mi sono documentata: quelle al sito di Fuksas non sono  render, ma foto. Qualcuno che è riuscito ad entrare nel cantiere  lo conferma, in ogni caso, anche se fossero un render, rappresentano tutto quello di cui ho appena parlato.

Aggiungo anche un’altra foto, fatta da me, per sottolineare la “pesantezza” della bolla, penalizzata anche dall’uso!

Dettaglio sull'uso dello spazio inviluppato dalla bolla interna: camerini!
Dettaglio sull’uso dello spazio inviluppato dalla bolla interna: camerini!

Superata la prima delusione, ho iniziato a visitare il negozio, aggirandomi tra stand caotici e percorsi intricati, tra i quali, l’edificio scompare. Unico punto di riferimento, la “teca” trasparente che, posizionata quasi al centro del locale, accoglie le scale tradizionali, quelle mobili e l’ascensore trasparente. Anche le scale tradizionali sono in cristallo ed il tutto da un’idea di leggerezza: la bolla è sempre sullo sfondo, si percepisce salendo.

Visito tutti i piani che, a parte la merce esposta, sono identici.
La meta è la cupola, ovviamente.
Salgo fino al terzo piano e qui, la seconda sorpresa: LE SCALE MOBILI NON RAGGIUNGONO IL QUARTO PIANO (moda uomo)!
Bisogna utilizzare le scale tradizionali, oppure l’ascensore!
Prendo le scale…
La mia curiosità per la cupola, viene parzialmente distolta da una finestra che si affaccia su via del Corso: scatto una foto:

Vista su via del Corso
Vista su via del Corso

Ma adesso devo salire fin lassù! Devo vedere dall’alto. Devo controllare la “bolla”, vedere il famoso skybar o ristorante che sia, e mi va anche un caffè…

Ma…le scale si fermano qui! Come si sale sulla terrazza?
L’ascensore?
NO!
NEPPURE L’ASCENSORE ARRIVA ALLA TERRAZZA! MA COME?
Avete presente l’espressione del bambino a cui è appena caduto il gelato dal cono?
UGUALE!

“deve esserci un passaggio segreto, una via alternativa come nel libro Il nome della rosa”!” penso…
Purtroppo avevo un appuntamento ed ho dovuto rimandare le ricerche.
Ma, cercando in rete, ho scoperto che: L’UNICO ACCESSO ALLA TERRAZZA è tramite un altro ascensore
posto all’interno della “bolla” probabilmente dietro i camerini, in ogni caso l’accesso non è consentito. La terrazza è stata utilizzata solo per il ricevimento dell’inaugurazione, ma è interdetta alla visita. Niente caffè!

Interno della Bolla-Cupola durante il Vip Evento (foto presa dalla rete)
Interno della Bolla-Cupola durante il Vip Evento (foto presa dalla rete)
Dettaglio della Bolla-Cupola dalla terrazza-dehors (foto presa dalla rete)
Dettaglio della Bolla-Cupola dalla terrazza-dehors (foto presa dalla rete)

Insomma, nelle foto sopra, è raffigurata la Bolla-Cupola che NON potete vedere!

Ed io che pensavo al Caixa Forum di Madrid, alle gallerie Lafayette, Harrods, El Corte Inglés …
CHE DELUSIONE!
Tornerò per verificare personalmente se ci saranno cambiamenti. Cercherò un responsabile che mi possa spiegare…
Peccato.
Poteva essere un bell’esperimento.
Finalmente una riqualificazione di qualità, qualcosa che valesse in se, la pena di essere visitata.
Si è tradotta nell’ennesimo negozio anonimo: per fortuna non hanno oscurato le finestre, almeno, c’è la speranza che, anche l’acquirente distratto butti un occhio e si accorga che laggiù, c’è Porta del Popolo.

Vista di Via del Corso dalla Terrazza-Dehors (foto presa dalla rete)
Vista di Via del Corso dalla Terrazza-Dehors (foto presa dalla rete)

Alla prossima.
Kali

Al Corso…da Fuksas!

Complice un’animata discussione nel gruppo del paesello su FB, mi è tornato in mente di aver lasciato un discorso in sospeso qui.
Riprendendo dall’ultimo post…
Roma ha questa novità a Via del Corso.

esterno

Percorrendo via del Corso venendo da Piazza del Popolo

Di che si tratta?
Un palazzo ad angolo tra via Tomacelli e via del Corso,
Classe 1901, architettura neoclassica, imponente, di pregio modesto. Non un palazzo storico, insomma.
Ospitava l’UNIONE MILITARE, una sorta di megastore della divisa & co.
Per un periodo, almeno fino al 2008  ha ospitato un store Benetton,

Immagine di Google del 2008

Immagine di Google del 2008  rielaborata da me

poi  la chiusura ed il conseguente degrado.
Nel 2008 Benetton affidava  il progetto ai Fuksas  (Massimiliano e la moglie Doriana: povera architetto: lei con compare mai, quindi ci tengo a sottolineare!), che si dovevano occupare anche dell’interior design.
Un’area molto estesa: una fonte riporta oltre mille metri quadri, un’altra 5900 mq, comunque è un intero edificio di cinque piani fuori terra più uno interrato. Sull’ultimo solaio, la terrazza che Fuksas copre parzialmente con la sua “bolla”.

I solai dell’edificio sono stati  interamente demoliti e ricostruiti procedendo dall’alto verso il basso un singolo solaio alla volta.  Sono composti da travi metalliche di lunghezza fino a 24 metri sostenuti da otto colonne in acciaio per piano senza cambiare i prospetti dell’edificio.
La vera particolarità interna è rappresentata da una sorta di nuvola, come la chiamano alcuni, ma a me da più l’idea di una bolla di sapone, di quelle che certi artisti riescono a realizzare con enormi cerchi che agitano con maestria nell’aria.

blob

Foto presa dalla rete. Ovviamente la parte verticale della “bolla” non si vede all’esterno: questo è uno spaccato assonometrico che ho inserito per rendere l’idea della bolla di sapone estrusa o della  “bolla d’aria” che dal fondo del mare risale in superficie.

La bolla, realizzata con un reticolato triangolare in acciaio e vetro, che ricorda un po’ “la pelle” della piramide del Louvre, avvolge  il nucleo dei vani di servizio (scale, ascensori…) affiora dalla copertura (terrazza) del fabbricato . Quasi come una bolla d’aria dal fondo del mare (piano terra) sale fino alla superficie della terrazza, dove si allarga per ospitare la caffetteria ed il ristorante. E se state per esclamare: “Ma quel ristorante sarà una serra!”  vi assicuro che esistono vetri termici, sistemi di schermatura, tecniche per convertire l’irraggiamento solare in energia…che lo renderanno assolutamente vivibile, anche perché altrimenti, i grattacieli cristallo ed acciaio di Londra, Madrid…sarebbero delle serre verticali!

La sezione (presa dalla rete) PRIMA del ribassamento di 3 metri. Si noti il ristorante a doppia altezza sulla terrazza

Il render del ristorante sotto la "bolla" di copertura(foto presa dalla rete)

Il render del ristorante sotto la “bolla” di copertura(foto presa dalla rete)

Nel progetto originario, il ristorante  doveva essere su due livelli, ma siccome è stata imposta una riduzione di altezza di 3 metri, credo proprio che Fuksas abbia rinunciato a quello superiore, limitandosi alla semplice copertura parziale della terrazza stessa.  La porzione di terrazza lasciata scoperta, servirà da dehors della caffetteria e spazio all’aperto  del  ristorante.

sezione tagliata

La parte di copertura eliminata (foto dalla rete elaborazione e teoria sono mie)

sezione più bassa

SEZIONE OGGI (Elaborazione della foto presa dalla rete secondo la mia ipotesi)

Va ricordato che non ci sono state modifiche al piano regolatore, anche se in molti trovano singolare che, sui tetti del centro siano  proibiti i pannelli solari, mentre a Fuksas sia stato concesso di mettere la sua “bolla” . Si può paragonare una distesa di pannelli fotovoltaici, spalmati senza una regolamentazione, con la “bolla”?
Ma questa è solo una delle tante polemiche.
Quelli che: “nel centro storico non va bene!” e  poi chiudono il terrazzo con l’alluminio e il policarbonato.
Quelli che: “Ma che orrore proprio in centro!” E non sanno neppure dove sia via Tomacelli
Quelli che: “Ma com’è possibile! A me non hanno permesso di costruire il super attico sulla terrazza” , però hanno abusivamente chiuso qualsiasi terrazzino e messo parabole e condizionatori ovunque.
Quelli che: “Ma comeeeee” Su un palazzo “romanico” (Giuro! L’ho sentita!)
Quelli che: “Oddiooo! Hanno demolito un palazzo in centro! Pare sia stato Fuschias”
Quelli che: “Ma che bruuuutttooo” E c’erano ancora i ponteggi e le velature di protezione…
Quelli che: “Ahhhh! Ma quella “cosa” sul tetto!” Poi se gli chiedi di individuarla non te la sanno indicare e non la trovano neppure se gli mostri  la foto dall’alto pubblicata da Repubblica.

tetto

Foto di Repubblica.it. Con le frecce ed i cerchi, ho messo in evidenza alcune “bellezze” dei tetti di Roma. Condizionatori, parabole, antenne, pensiline, coperture, recinzioni, abusi vari…

In Italia non c’è  solo un popolo di commissari tecnici, ma anche di Architetti, Storici dell’Architettura e Soprintendenti!
Pronti a lanciarsi in arringhe accorate contro qualcosa che non conoscono, ma che “non gli piace”.
Una critica di  “tendenza”, insomma.
Avere un parere personale è sacrosanto, anche se non si hanno competenze specifiche, ma  ostentarlo con l’arroganza di chi  è convinto che le sue osservazioni siano scientificamente corrette, è più irritante di un cespuglio di ortiche!

Come dicevo, la bolla sul tetto, che ospiterà caffetteria e ristorante,  è stata fatta abbassare di tre metri, rispetto al progetto originale e, secondo me, ha perso il suo carattere iniziale diventando, paradossalmente, quasi insignificante.
Adesso quasi non si nota. Io ho dovuto girare col naso all’insù per vederla.

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La bolla vista dall’alto. (foto presa dalla rete)

Si percepisce solo percorrendo via del Corso da piazza del Popolo e  testimonianza di ciò è l’assenza di foto che la ritraggano dal prospetto principale, dove scompare, quasi totalmente, dietro il frontone con l’aquila!

Tanto rumore per nulla.
Nemmeno avessero imbozzolato il Colosseo!
Secondo me non è male.
Ed io non amo Fuksas…anzi!
Ma bisogna essere obbiettivi.

interno

Un suggestivo render degli interni (foto presa dalla rete)

Quando vado a visitare un’altra città, mi piace andare a vedere anche le architetture contemporanee, le vie con i negozi, scoprire le soluzioni ricercate dagli architetti per i punti vendita, osservare i turisti che vivono la città anche facendo shopping e non solo visitando musei e monumenti. Mi piace scoprire le gallerie commerciali o gli stores, come  Lafayette, Harrods, El Corte Inglés … perché fanno parte della città, sono architetture particolari.
Perché a Roma no?
A Roma non si può niente?
Da architetto conservatore, posso affermare che ” fare niente” non aiuta l’eternità di Roma.
Con questo non voglio dire che lo sventramento di Borgo Pio, per realizzare via della Conciliazione  nel ventennio, sia stata cosa “buona” anzi! (qui mi fermo, perché ce n’è per un altro post).
Dico, semplicemente, che ALCUNI interventi misurati, studiati da esperti, valutati in tutti i loro aspetti, anche se all’occhio distratto o inesperto, possono  sembrare azzardati, in realtà servono a riqualificare, a riportare in vita, grazie al riuso.
Non possiamo pensare di trasformare ogni palazzo in museo o biblioteca o in centro polifunzionale, (che va tanto di moda).
Parigi ha gli Champs-Élysées  con i suoi negozi, noi abbiamo Via del Corso che,  permettetemi, ha pure “qualche” annetto in più e tanto fascino, nonostante le migliorie di cui avrebbe bisogno.
Questo per dire che non bisogna fermarsi mai al “non mi piace” “non c’entra niente”, ma guardare oltre…anche oltre FUFFAS!
Semmai, una cosa mi preoccupa veramente…
Sembra che Benetton abbia venduto l’edificio (anche se ieri, 26 maggio, c’erano le scritte sulle vetrine che annunciavano un’imminente riapertura dello store Benetton!).
Il  gruppo avrebbe deciso di puntare su  negozi di dimensioni più contenute, in genere tra i 400 e i 700 metri quadrati.
Il palazzo sarebbe stato acquistato dal gruppo svedese H&M, o meglio una società legata al brand.
Come si trasformerà il palazzo?
Cosa “emergerà” dalle superfici vetrate!
Come comunicherà con l’esterno?
Il punto vendita, viste le dimensioni e quindi il ruolo di polo d’attrazione, riuscirà ad essere all’altezza qualitativa del luogo che lo ospita o finirà per essere uno sciatto punto vendita H&M al pari di quelli dei centri commerciali?
Si possono vendere abiti mantenendo un certo gusto e stile, anche senza essere una boutique !

Un esempio è Zara nell’ex palazzo della Rinascente a Piazza Colonna: un punto vendita ben diverso da quelli nei centri commerciali anche se io rimpiango decisamente la Rinascente per tantissimi motivi.
Ma il discorso sarebbe lungo e O.T.
Ne riparleremo, insieme ad altri argomenti come

  • La passione insensata per il “decorticato”
  • La passione insensata per  il “dov’era e com’era”
  • Il falso storico e l’errore stilistico
  • Opere tutelate e abbattimento delle barriere architettoniche
  • Architettura contemporanea Roma
  • (…)

Se vi è piaciuta questa pagina di “architettura per tutti”…alla prossima!
Un saluto.
Kali

ARA PACIS di Meier (Il contenitore per)

Metti una domenica mattina, di quelle inondate di sole, con l’aria pulita e gelida.
Metti che ti capiti di pensare: “Hey, ma non ho ancora visto la nuova Teca di Meier! Quindi: si va!”


L’interno del contenitore “Meierano” ha molti punti irrisolti o poco pensati, ma, nel complesso, devo ammettere, che non è male.
Sarà per l’effetto “acquario” che permette di vedere scorrere Roma a pochi passi, o contemplarla come da dietro una grande finestra, oppure saranno le “inquadrature” di città che si può giocare a cercare tra un pilastro circolare ed una lama frangisole. Sarà per le forme giganti del muro e dei sedili, sarà perché, come in una “matrioska”, per lo meno, l’Ara sarà al riparo dalle intemperie… Peccato che l’allestimento museale avesse qualche lacuna: poco spazio dedicato al ritrovamento, all’originaria collocazione messa in relazione con l’odierna, il cantiere per i primi scavi e le tecniche: tutti argomenti per me interessantissimi, ma trattati veramente poco (e male).
Silenzio sugli sventramenti del Ventennio, per far posto alla nuova collocazione dell’Ara e sullo sfollamento degli abitanti.L’assenza di un racconto “prima e dopo” è proprio ciò che salta agli occhi di chi conosce la storia del luogo e del monumento, ma per gli ignari turisti?
Per chi, dell’Ara Pacis sa ben poco e pensava di accrescere, con la visita, le sue conoscenze?

L’ ARA, l’ho cercata di “assumere a piccole dosi”, per provare a catturare quanto poteva essercii di buono.
Chissà, magari isolandone porzioni interessanti, potevo catturarne altre visioni e qualche spunto.Alle volte, il “tutto” distrae dal dettaglio che può essere rappresentato anche da un rincorrersi di linee.
“Astrazione” insomma.Ecco la natura degli scatti, la ricerca delle prospettive, della purezza delle linee, delle inquadrature dalle superfici vetrate, dei dettagli.
Della luce rossastra che accende gli intonaci lisci dell’architettura contemporanea e fa vibrare i bassorilievi di quella antica.

Ecco la ricerca della città che scorre fuori.
Ecco il tramonto traguardato dalle sezioni vetrate.
Frammenti di cielo romano guardando in su, sparisce anche il flusso delle auto sul Lungotevere.
Sparisce il rumore e la città disegna il suo skyline seguendo l’andamento del fiume.
Passato l’ingresso, finalmente “vera” Ara Pacis.
Si può entrare e girare intorno per “leggere” i bassorilievi…
Peccato che questo “moto intorno” all’ARA non sia agevole sul lato destro, dove, a differenza del sinistro, c’è una scala. Inoltre, anche il visitatore senza disabilità motorie, tutto immerso nella contemplazione peripatetica dell’opera, si ritrova a fare i conti con le scale e se è pure un po’ distratto finisce col fare un volo con caduta “a pelle d’orso”* con maledizione all’architetto… Possibile che Meier non ci abbia pensato? Possibile abbia commesso una simile leggerezza?

*Avete presente i cartoni animati con Paperino davanti al camino che mangia popcorn sdraiato su una pelle d’orso, che in realtà, è un orso vivo e vegeto mimetizzato per stare al calduccio?
Ecco, dopo il “volo” si finisce così, pancia a terra! HE! HE!

L’audioguida può essere “fai da te” nel senso che sul sito del museo dell’Ara è possibile scaricare il file MP3 da mettere nel proprio lettore: si risparmia qualche soldino, che non guasta!
Ci si perderà nel racconto che parlerà di riti antichi e cittadini illustri della grande Città.
Questa foto mostra il dettaglio dei bassorilievi presso l’angolo posteriore destro (in cima alla scala…poco prima del volo con “caduta a pelle d’orso” di cui alla foto precedente).La fascia inferiore è decorata con un motivo floreale a girali che, nell’esiguo museo al piano inferiore, viene descritta molto bene ed in modo minuzioso: scoprire le varietà botaniche rappresentate ed il loro significato è sicuramente interessante.
Ho scattato molte foto, sia dell’esterno che dell’interno, ma ne inserirò solo qualcuna nell’album del blog, perché la sua qualità, lascia molto a desiderare.
Per chi fosse interessato, potrà trovare tutte le altre, nel mio photoblog: http://www.flickr.com/photos/kalispera2007/

Vi è venuta voglia di visitare l’Ara Pacis?
BENE!
Scopo raggiunto!
Ne vale SICURAMENTE la pena!
Se avete bisogno di una KALIGUIDA:sono qui!
BUONA SERATA!
KALI

P.S.
Al 7 maggio 2008 di questo blog, troverete un aggiornamento.