Ci sono amiche che…

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Ci sono amiche con le quali hai diviso un pezzo importante di cammino, ma che non vedi da anni, eppure le “senti”.
A. è una di queste.
Non manca ricorrenza che non ci si scambi un messaggio, una telefonata. Eppure, i chilometri che ci dividono sono solo un centinaio…
Ci potremmo vedere, tornare sotto i due pini e guardate il sole che tramonta dietro la cupola di San Pietro, a ridere ricordando quella volta che, per pranzo, ci siamo mangiate una mega porzione di lasagna e poi siamo stramazzate sui libri di statica, tra i rimproveri di L. compagno di studi, che ce l’aveva pure detto di stare leggere, altrimenti ci sarebbe venuto “l’abbiocco”.
Lui, uomo lungimirante, s’era accontentato di un’insalatona, noi donne che tentavamo di star sveglie coi caffè della macchinetta, perché si sa, le reazioni vincolari, non sono particolarmente “eccitanti”.

Ad A. avevo mandato gli auguri per l’otto marzo. In serata ero a passeggio sul lungolago, ammirando uno degli struggenti tramonti, quando mi è arrivato un suo messaggio.

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Sunset

Le era morta la madre…
Oggi l’ho chiamata…
Volevo confortarla, offrirle tutto il sostegno possibile, anche professionale, anche raggiungendola nella sua città.
Abbiamo parlato a lungo.
L’ho sentita sorridere, quando le ho detto “vengo a studio da te?”
(e ci voglio andare comunque, anche solo per bere un caffè insieme).
Volevo parlasse solo lei, delle sue cose. Ci ho provato in tutti i modi, ma con A. non si scappa: può esserle anche franato il mondo addosso, ma non mi lascia mai chiudere una telefonata senza avermi chiesto “E tu? Che mi racconti?”.
Ecco, ci sono persone che ti travolgono coi loro problemi, dopo un “come stai” detto per abitudine, e poi c’è A. che, da sotto un treno, quella risposta la chiede con insistenza.
“Sto bene. Un abbraccio e a presto.”

Kali

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“inconsapevole specificità”

E’ proprio vero:  “i libri scelgono noi e non viceversa”.

Questo libro l’avevo comprato il 5 dicembre scorso, mentre ero alla ricerca di regali per un Natale difficile: l’ultimo di mio Padre.
Credevo disperatamente e, contrariamente al mio “realistimismo” (mix di realismo & pessimismo), che le cose sarebbero migliorate e che proprio in virtù di questo pensiero, bisognasse far di tutto per creare intorno a Lui un’atmosfera di speranza e festosità, ma questo, voi che mi leggete da tempo, lo sapete già.
Il rimando al passato era solo per dire che, in quello specifico momento, avevo bisogno di leggere qualcosa di semplice lieve e bello.
Contrariamente a quello che leggo solo ora nei commenti al libro (pare che lo stesso sia stato oggetto di grande pubblicità) io non ne avevo sentito parlare, (forse perché stordita da altri pensieri) quindi deve essere stato proprio lui (il libro) a richiamare la mia attenzione dalla copiosa pila in una famosa libreria della capitale.
Me lo feci incartare, un po’ per  lasciare il mio contributo ad una campagna di raccolta fondi, un po’ per uscire da quella libreria con un regalo per me.
Iniziato ed abbandonato dopo un bel po’ di pagine e per un bel po’ di tempo, durante il quale, credo di aver letto altro, ma non  lo ricordo  più.
Eppure mi stava piacendo…
Ieri mattina all’alba, ho accompagnato mia Madre al suo annuale check up alla C.R.I.
Ero terrorizzata, ma dissimulavo (quasi) bene.
Lo scorso anno (stessa data) un endocrinologo poco umano e  poco capace, ci fece prendere uno di quegli spaventi che avrebbero stroncato  pure una mummia. Fortunatamente, indagini successive, rivelarono totalmente infondata la sua diagnosi.
Quindi, tornare sul luogo dell’attentato coronarico, mi metteva un “tantino” di agitazione!
Nell’incoscienza dovuta alla levataccia, ho preso questo libro che giaceva sul comodino, e l’ho portato con me per ingannare le numerose attese.
All’interno ci ho trovato la lettera che la mia amica Penny mi aveva scritto pochi giorni dopo l’addio di mio Padre e che mi aveva messo personalmente nella buca delle lettere, in una notte insonne…come mi confessò in seguito.
Altro che mail e sms!
Una di quelle lettere che solo le Amiche, anzi, le Sorelle sanno scrivere.
Lo so, sembra io stia divagando, invece è per dire  che quel libro sembrava essere  il posto naturale per conservare quella lettera.

Insomma, ieri ho ripreso la lettura.
D’un fiato.
Stamattina mi sono svegliata all’alba, senza volerlo:  il Libro reclamava di completarne la lettura.
Sulla pagina finale ho pianto.
Avevo bisogno di questo libro e lui, ha trovato me.

Se volete leggere qualcosa di poco impegnativo,  di lieve, anche se con un retrogusto amaro, una storia non originalissima, ma molto ben raccontata, con alla base una grande amicizia che si trasforma in amore nonostante tutto, con lo sguardo di bambini che credono ai sogni, di madri che amano, di immigrazione e lontananza, di culture diverse, di…
LEGGETELO!
Non sarà un capolavoro, ma ha delle “immagini” bellissime.

“Certo che sono sempre stati insieme. Anche quando non guardavano; non c’era bisogno di controllare. Lei c’era sempre stata; lui c’era sempre stato.Fuori dalla camera di Lena, in un punto imprecisato del buio, come la luna.

 “<No.>Grida Vaclav. <<No. No. No. No.>> Le grida diventano strilli e gli strilli diventano fulmini che abbattono alberi secolari e i fulmini diventano continenti che si squarciano e gli squarci diventano la terra che si spacca in due e il cielo che si stacca dalla terra, il buio dalla luce”

“La vera mamma di Lena, Emily sapeva che questa non era la verità, ma sapeva anche che Vaclav non stava mentendo.
Vaclav sapeva di dire la verità.
Lena sapeva che era una bugia, ma le piaceva tanto e ci credette, come se fosse stata una favola, una canzone,
una storia della buona notte, un trucco di magia.
Amò Vaclav finché diventò verità, e verità fu.”

Buona lettura.
Kali

P.S.
L’ “inconsapevole specificità” la troverete a pag 181


 

“Mi accompagni?”

9 maggio 2012

La mia amica doveva andare a L’Aquila per  fare delle foto che illustrassero “la speranza” …

Io: “Tra le macerie?
Nell’immobilità? Nella rabbia? T. ma non finisce cha fai uno “spottone” alla ricostruzione che, in realtà non c’è stata?”

T. <Cerco la speranza di andare avanti, di ricominciare, di continuare, di vivere…>

Io: “T. secondo me, non si tratta di speranza, ma di vero e proprio coraggio!”

T: <Mi accompagni?”>

Temevo quella domanda…
Per me L’Aquila è un brutto ricordo.
Oltre il terremoto.
È  i viaggi con mio Padre per andare dall’ortopedico, è l’ultimo che abbiamo fatto senza di Lui per andare a portare i referti della TAC e della risonanza magnetica…
L’Aquila per me era un posto con ancora più dolore di quello che c’era.
Temevo quella domanda, speravo che non me la facesse mai.
Ma T. ha preso coraggio e me l’ha fatta…

T: <sto male quando ci vado e con te sarebbe diverso, inoltre devi aiutarmi a fare le foto, a cercare la “speranza”, inoltre le tue foto sono…>

Io: “Basta T, ci vengo!”

T: <DAVVERO?>

Davvero…
Non potevo rifiutare.
Certe cose vanno fatte per amicizia, per affetto, vanno fatte e basta anche se costano uno sforzo immenso.
Sono andata.
È stato come tornare a Giampilieri dopo la frana assassina…forse ancora di più o forse non lo so.
Ho sofferto. Più volte ho faticato a guardare nell’obbiettivo, ho soffocato lacrime e rabbia.
Qualche volta non ce l’ho fatta a scattare, ma neppure ad inquadrare.

Piano piano, quel tema difficilissimo è diventato sempre più interessante.
Documentare il dolore, paradossalmente sarebbe stato più “facile”.
Invece la sfida stessa diventava “speranza”.
Man mano che la ricerca andava avanti, l’animo si rasserenava.

Più di mille scatti, alcuni “davvero bellissimi” secondo T.
Glieli  ho regalati tutti e T. li ha aggiunti ai suoi.
Ovviamente non posso pubblicarli, almeno per ora.
Ma uno, almeno lo voglio condividere con Voi, soprattutto adesso che c’è stato un altro terremoto e, anche in  Emilia dovranno farsi forza e cercare quella “speranza”.


Un saluto a Tutti.
Kali

P.S.
L’effetto mosso è stato pazientemente ricercato.
Questa è la foto preferita da T.
…e anche da me.
Un applauso particolare all’otturatore della Canon ed un ringraziamento ai “passanti” che gentili, si fermavano per aspettare che scattassi ed io ” GRAZIE, MA PASSATE CHE CERCO PROPRIO L’EFFETTO MOVIMENTO!”
Avranno pensato fossi pazza…e c’avevano preso! 😉