Ci vediamo da Nino…

Ci vediamo da Nino,
quasi una piazza coperta,
luogo d’incontro
perché quella vera se l’è portata via la frana, quasi cinque anni fa.

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Ci vediamo da Nino,
tavolo da biliardo e qualche slot,
tavoli di plastica e carte da gioco.
Ci vediamo da Nino “i ragazzini mi rubano la connessione”, Nino cinquant’anni sono pochi per non sapere che quelli sono avanti e devi stargli dietro (a me l’hanno insegnato, ma non lo faccio e non te lo dico!). Che tanto, ti rubano la connessione, ma si comprano patatine e coca, quindi, va bene così.
Ci vediamo da Nino e ci offre il caffè fatto con le cialde, buono anche perché sa di amicizia d’infanzia e racconti di trent’anni fa, che non mi appartengono, ma che è bello ascoltare.
Ci vediamo da Nino, sotto il bandierone della Juve…ed io sono romanista.
La birra Messina, sul collo della bottiglia ci battono un limone intero, uno di quelli dei “giardini”, km0, praticamente allunghi un braccio.

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Quelli che se va bene, vendi a 25 centesimi sulla pianta e poi li trovi al supermercato, ormai stanchi, a oltre 3 euro.

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Ci vediamo da Nino, perché il bar è ancora sotto le macerie e fuori c’è una primavera ostile, nonostante la terra del Sud.
Tutti uomini ed io, donna di cantiere, devo incontrare un “mastro” per far partire una rivincita.
“Ciao Nino, ci saranno altri appuntamenti qui, andiamo a vedere il da farsi.”
Per ricominciare come hai fatto Tu ed hanno fatto in tanti che non hanno mollato, che non hanno ceduto, che guardano quelle muraglie sulla montagna sperando che servano davvero a qualcosa.
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Ci vedremo da Nino, domani e domani, con gli altri “mastri”, alcuni ascoltano quasi increduli, dibattono serenamente e talvolta, fanno complimenti, alla fine.
Altri hanno quell’aria di sfida, quella vena polemica e la voglia di mettere tutto in discussione, ma serve: mi piacciono le sfide e dimostrare che no, quella doccia 70×90 non c’entra, proprio come avevo detto io, è solo una delle piccole soddisfazioni.

E Nino ci vedremo ancora, perché ora è tutto pronto, ma tutto deve cominciare e controllare che la rivincita prosegua bene è compito mio.

Ciao Nino, alla prossima.

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La zia muratorA

 S: “Zio, è vero che adesso Zia aggiusta la casa della nonna?”

Orso: “???”

S. “Siiiii! La Zia, la Zia! Adesso viene e l’aggiusta!”

Orso: “Guarda che la Zia mica fa il muratore! La zia farà il progetto, poi chiameremo gli operai e la casa della nonna verrà aggiustata”

S: “ Ah! Ma allora non l’aggiusta la zia!”

Orso: “No la zia fa l’architetto…”

S: “Architetto? E che fa l’architetto?”

Zia Kali: “la muratorA!”

Il piccolo S. deve aver sentito parlare i “grandi” ed ha interpretato a modo suo.
La casa della nonna è quella di Papà Orso.
Forse qualcuno di voi ricorderà la frana di Giampilieri dell’ottobre 2009 QUI le foto
e Qui (1 , 2 , 34)  i racconti
Adesso la casa è in zona “verde” e possono iniziare i lavori.
Vogliono che sia io ad occuparmi del progetto e di seguirli.
Inizieremo dalla parte bassa, quella invasa dal fango.
Successivamente (un po’ per volta) “saliremo”.
I lavori sono tanti…
Come pure le aspettative.
Speriamo bene…
Devo iniziare il progetto: prevedo un’estate di lavoro con trasferta annessa.
Molti non sono tornati, tanti non ci sono più.
Qualcuno resiste, qualcuno riapre le attività.
Ancora tante transenne, tanti lavori.
Sulla montagna continuano ad operare…spero bene.
Per ora ho visto tanto cemento, barriere, sottopassi per l’acqua, un’intera zona da demolire per fare da “via di sfogo”per eventuali frane e fiumi d’acqua e fango.

Nell’immediatezza della tragedia se parlavi a qualcuno di Giampilieri, ti rispondeva “Ah, si quello della frana per colpa dell’abusivismo” GRRRRRRRRRRRRRR!
(Vi rimando al primo link per sapere cosa ne penso a proposito) adesso, nessuno ricorda più.
Io si.

Tornarci è sempre un dolore.
Entrare nella casa dell’Orso un pugno allo stomaco.
Se Papà Orso non fosse morto prima, sicuramente sarebbe stato travolto dal fango in casa sua o per strada al ritorno dalla partita a carte con gli amici.
Nemmeno questo pensiero aiuta a stare meglio, ovviamente.
Adesso lo troverò sulla porta, insieme al mio, a dirigere i lavori e se mi fischieranno le orecchie…
saprò il perché.

Le foto di Giampilieri e del disastro ve le ho già linkate
Vi lascio una foto scattata a L’Aquila durante il mio sopralluogo raccontato nel post “mi accompagni?”
Accanto alle tante chiavi lasciate sulle transenne c’era anche un cartello che diceva

“Queste sono le chiavi delle nostre case, appese alle transenne come le nostre speranze”

A Giampilieri qualcuno la speranza l’ha persa, altri la stanno ancora cerando.
Kali