Istantanee…

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E coi pensieri messi nei cassetti giusti, l’inquadratura si completa.
Scatto la foto che cattura l’immagine pensata, costruita con piccole sfumature, impercettibili dettagli che solo con cuore sgombro si possono cogliere.
E sono contenta del risultato, dei fogli su cui avevo lavorato tanto, ma che poi avevo deciso di gettare: i progetti si ripensano così tanto!
Un po’ dispiace, ogni volta, ma il risultato finale, migliorato, ripaga degli sforzi e delle energie che sembravano andate perse. Con l’obiettivo idoneo, catturo anche i particolari che, prima avevo trascurato e gli scatti diventano ancora di più. Adesso ho tutte le istantanee sulla mia scrivania.
Seleziono e studio componendo pensieri. Riguardo altri fogli, ripenso al lavoro fatto, archivio come “da rivedere”.
La macchina ha le batterie cariche…

Foto: Pantheon Roma. Dettaglio interno.

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…e la prima è andata!

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Brano di conversazione via Viber col nipotONE, al ritorno dalla sua prima prova scritta dell’esame di maturità.

E: E la prima è andata
ZIA KALI: Racconta!
E: Saggio sul cervello.. la prof ha detto che testi erano un po’ “streusi” questo e un altro di ambito politico si potevano fare io ho scelto scientifico.. poi c’era un tema storico e analisi del testo di Magris
Z.K.: Se il soggetto era autobiografico…siamo spacciati! Uahhhhhhh!
E: Ahahahaha
Z.K.: Cervello: questo sconosciuto…
Ci avrei giurato che non avresti fatto l’analisi del testo!
E: Nemmeno lo abbiamo fatto sto Magris. Comunque ho fatto 4 colonne.
Z.K.: 4 colonne! Cavolo ti sei spremuto le meningi
E:  ahhhahhhaaa! Si!
Z.K. Dove vi siete fermati col programma? A Dante? 😀
E: Noo Manzoni 😉
Z.K.: Ahhh almeno alla prima metà dell’ottocento ci siete arrivati! (Che vergogna!)
E: Ahahahaha ma dai no abbiamo fatto fino a 900
Z.K.: Beh Manzoni …è morto prima! 😦
E: Vabbe tu mi parli di Dante
Z.K.: MA CHE STAI A DIIIIIII SOMARO COL BOTTO!
E: È vero
(Ndr: L’oracolo Wikipedia deve essere arrivato in soccorso per limitare i danni…)
Z.K.: Manzoni è morto nel 1873! Dante all’inizio del trecento! Oh my God!
E: Abbiamo fatto fino a Svevo, Montale…
Z.K.: Ahhhhh ma allora al secolo scorso ci siete arrivati! Cavolo mi dici Manzoni!
E: siiii
Z.K.:Ma dov’eri quando spiegavano il 900? Al cesso? 😀
E:  Mmm sii 😀
Z.K.: Ci avrei giurato! 😀
(…)
____________________________
Tralascio il resto…
Che zia Kali fosse notoriamente una scassa balle, lo sapevate già.
Tuttavia la conversazione si chiudeva con i rimandi a lupi e balene, nonché con il famoso grido di battaglia: DAJE! …e la citazione di Zoro, al secolo Diego Bianchi e del suo Gazebo.
Che dire? La letteratura italiana “non sarà mai il suo mestiere” (citando Venditti) oppure ha una “leggerissima” confusione in testa…anzi nel CERVELLO, quello che, spero, abbia messo nel tema!
Speriamo bene!
DAJE!
Alla prossima!
Kali

P.S.
Sono una zia anomala, lo so. Ma lui è il mio nipotONE e…io può! 😉

(…)tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto (…)

Tutti gli anni, Venditti ci ricorda quei momenti. Quando l’anziano e bravissimo prof di consolidamento all’università, mi confessò di sognarlo ancora, mi  sembrò così umano…e io un po’ meno scema!
Ancora oggi capita, anche se molto meno e nel sogno mi dico “alza la testa: la tua Minerva*  è lì e non te la leva nessuno!
Ma quel pomeriggio caldo e lunghissimo, passato al tavolo di cucina e io non studiavo mai li, lo ricordo come fosse ieri. L’italiano era la mia materia preferita, me la cavavo bene, non avrei dovuto avere problemi…facile a dirsi. Scrivi, scrivi, ripassa, annota, sfoglia…un secolo fa.

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Immagine presa dalla rete

Adesso tocca al nipotONE.
Cavolo! Ma non hanno suonato ieri le campane a festa per la sua nascita? Dove sono finiti questi quasi 19 anni?
Mammamia!
Spero l’italiano gli sia diventato un po’ più digeribile…
Spero vada bene.
Poi studierà per il test d’ammissione a fisioterapia…niente Architettura, per fortuna!
In bocca al lupo a tutti.
Zia Kali

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Immagine presa dalla rete

*La Minerva campeggia sul magico “foglione” di chi ha lottato e vinto alla Sapienza di Roma.

Zena…

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Genova ti abbraccia col Bigo di Renzo Piano. Ti ricorda la Rambla de Mar di Barcellona col porto Antico rinnovato, vivo, con le luci e i locali, con la musica e le architetture recuperate, rinnovate o ricostruite. Genova ti racconta una storia di emigrazione verso l’America nel ‘900 e immigrazione da più parti del mondo oggi. Che se vai a via del Prè ti sembra di essere entrato in un sūq.

Genova che ti risucchia nei carrugi, fino a intrappolarti e tra quei palazzi altissimi il segnale gps non arriva…e neppure il profumo del mare per orientarsi.

Genova con le sue stratificazioni leggibili sulle facciate degli edifici.

Con i panni stesi sulle facciate colorate.

Con le sopraelevazioni, gli abusi le parabole satellitari.

Ma anche coi trompe l’oeil dei palazzi “nobili” con lo sfarzo di quelli dei Rolli che presiedono via Garibaldi, memoria di personaggi illustri accolti per dovere.

Genova dei tanti musei che devi evitare se hai solo un fine settimana, altrimenti ti perdi la vita e le botteghe riaperte dopo un periodo buio, per sfida e con coraggio da giovani che fanno focacce deliziose, farinate, pani dolci e trofie che ti cucinano al momento, o che puoi comprare e cucinare a casa, ma non sarà mai la stessa cosa.

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Genova del pesto coi fagiolini e le patate , ma anche dell’odore sgradevole in certi angoli dei carrugi e di altri dove le prostitute attendono davanti alle porte: forse c’è anche la nipote di Bocca di Rosa.
Genova di via Del Campo che, appena ci entri, senti la musica di de Andrè, anche se non la suona nessuno.
Dell’emporio-museo dedicato ai cantautori genovesi, dei ristoranti acchiappa-turisti…

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Della sopraelevata che graffia Sottoripa, fa ombra, toglie la visuale, ma fa galleggiare a mezz’aria il traffico di chi prosegue verso il nord: difficile far convivere le cose…
Genova delle chiese e delle architetture a fasce bicrome: lo stile marinière che qui va da sempre.

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Genova a via XX diventa città coi portici ed i bei palazzi. I negozi in franchising ed i genovesi che fanno shopping senza turisti tra i piedi.

Genova dall’alto di Castelletto,
dove si arriva con la funicolare per guardare il panorama su Porto Vecchio ed incamminarsi per strade tra i boschi: peccato per tutte quelle rocche chiuse.
Da lassù vedi in lontananza la Lanterna, i grattacieli del centro direzionale e pensi che si, non sarà la città più bella del mondo, ma è una bella città e bisogna tornare, perché da vedere ce n’è e a me, sembra sempre di non aver visto abbastanza.
Ciao Zena.
A presto.

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Le foto sono quelle pubblicate su Istagram, quindi scattate col cell. Presto arriveranno anche quelle della Canon…forse! 😉

Nervi.

Quattordici di (quasi) venticinque e mi sorprendi ancora.

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Andando, una sosta su una passeggiata che feci, l’ultima volta stando in piedi, sul sostegno posteriore del passeggino di mia sorella, perché due km erano troppi anche per le mie zampone lunghe.
E tutto riaffiora, nostalgico, ma nuovo, soprattutto per il punto di vista di almeno 60 cm più alto! Ma quello varia in fretta perché, per cogliere i dettagli, mi abbasso, mi inginocchio, mi avvicino.

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La ringhiera è la stessa, di quel bel verde acqua marina, con le onde sinuose che rimandano al mare, sorridente lontano, anzi proprio lì, ad un respiro di salsedine.

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Sinuoso il cammino, abbracciato alle rocce,
addolcito da fiori, da alberi che profumano di estati lontane.
Piccoli slarghi dove riposare guardando lontano, scattando una foto, scambiandosi un bacio.
Spruzzi  e gabbiani, piccoli caffè sulla scogliera, piccoli stabilimenti balneari in arditi equilibri di pali.
E parchi pieni di rose e bambini…
Un ragazzo con un furgone “ape” attrezzato a gelateria: solo sei gusti, quelli classici, nocciola, cioccolato, fior di latte…Aveva ragione quel bimbo a dire che era “buoniSSSimiSSSimo!”.
La torre, il porticciolo con le case colorate, il tramonto.
Andiamo: “Zena” ci aspetta.
(segue)