Al Corso…da Fuksas!

Complice un’animata discussione nel gruppo del paesello su FB, mi è tornato in mente di aver lasciato un discorso in sospeso qui.
Riprendendo dall’ultimo post…
Roma ha questa novità a Via del Corso.

esterno

Percorrendo via del Corso venendo da Piazza del Popolo

Di che si tratta?
Un palazzo ad angolo tra via Tomacelli e via del Corso,
Classe 1901, architettura neoclassica, imponente, di pregio modesto. Non un palazzo storico, insomma.
Ospitava l’UNIONE MILITARE, una sorta di megastore della divisa & co.
Per un periodo, almeno fino al 2008  ha ospitato un store Benetton,

Immagine di Google del 2008

Immagine di Google del 2008  rielaborata da me

poi  la chiusura ed il conseguente degrado.
Nel 2008 Benetton affidava  il progetto ai Fuksas  (Massimiliano e la moglie Doriana: povera architetto: lei con compare mai, quindi ci tengo a sottolineare!), che si dovevano occupare anche dell’interior design.
Un’area molto estesa: una fonte riporta oltre mille metri quadri, un’altra 5900 mq, comunque è un intero edificio di cinque piani fuori terra più uno interrato. Sull’ultimo solaio, la terrazza che Fuksas copre parzialmente con la sua “bolla”.

I solai dell’edificio sono stati  interamente demoliti e ricostruiti procedendo dall’alto verso il basso un singolo solaio alla volta.  Sono composti da travi metalliche di lunghezza fino a 24 metri sostenuti da otto colonne in acciaio per piano senza cambiare i prospetti dell’edificio.
La vera particolarità interna è rappresentata da una sorta di nuvola, come la chiamano alcuni, ma a me da più l’idea di una bolla di sapone, di quelle che certi artisti riescono a realizzare con enormi cerchi che agitano con maestria nell’aria.

blob

Foto presa dalla rete. Ovviamente la parte verticale della “bolla” non si vede all’esterno: questo è uno spaccato assonometrico che ho inserito per rendere l’idea della bolla di sapone estrusa o della  “bolla d’aria” che dal fondo del mare risale in superficie.

La bolla, realizzata con un reticolato triangolare in acciaio e vetro, che ricorda un po’ “la pelle” della piramide del Louvre, avvolge  il nucleo dei vani di servizio (scale, ascensori…) affiora dalla copertura (terrazza) del fabbricato . Quasi come una bolla d’aria dal fondo del mare (piano terra) sale fino alla superficie della terrazza, dove si allarga per ospitare la caffetteria ed il ristorante. E se state per esclamare: “Ma quel ristorante sarà una serra!”  vi assicuro che esistono vetri termici, sistemi di schermatura, tecniche per convertire l’irraggiamento solare in energia…che lo renderanno assolutamente vivibile, anche perché altrimenti, i grattacieli cristallo ed acciaio di Londra, Madrid…sarebbero delle serre verticali!

La sezione (presa dalla rete) PRIMA del ribassamento di 3 metri. Si noti il ristorante a doppia altezza sulla terrazza

Il render del ristorante sotto la "bolla" di copertura(foto presa dalla rete)

Il render del ristorante sotto la “bolla” di copertura(foto presa dalla rete)

Nel progetto originario, il ristorante  doveva essere su due livelli, ma siccome è stata imposta una riduzione di altezza di 3 metri, credo proprio che Fuksas abbia rinunciato a quello superiore, limitandosi alla semplice copertura parziale della terrazza stessa.  La porzione di terrazza lasciata scoperta, servirà da dehors della caffetteria e spazio all’aperto  del  ristorante.

sezione tagliata

La parte di copertura eliminata (foto dalla rete elaborazione e teoria sono mie)

sezione più bassa

SEZIONE OGGI (Elaborazione della foto presa dalla rete secondo la mia ipotesi)

Va ricordato che non ci sono state modifiche al piano regolatore, anche se in molti trovano singolare che, sui tetti del centro siano  proibiti i pannelli solari, mentre a Fuksas sia stato concesso di mettere la sua “bolla” . Si può paragonare una distesa di pannelli fotovoltaici, spalmati senza una regolamentazione, con la “bolla”?
Ma questa è solo una delle tante polemiche.
Quelli che: “nel centro storico non va bene!” e  poi chiudono il terrazzo con l’alluminio e il policarbonato.
Quelli che: “Ma che orrore proprio in centro!” E non sanno neppure dove sia via Tomacelli
Quelli che: “Ma com’è possibile! A me non hanno permesso di costruire il super attico sulla terrazza” , però hanno abusivamente chiuso qualsiasi terrazzino e messo parabole e condizionatori ovunque.
Quelli che: “Ma comeeeee” Su un palazzo “romanico” (Giuro! L’ho sentita!)
Quelli che: “Oddiooo! Hanno demolito un palazzo in centro! Pare sia stato Fuschias”
Quelli che: “Ma che bruuuutttooo” E c’erano ancora i ponteggi e le velature di protezione…
Quelli che: “Ahhhh! Ma quella “cosa” sul tetto!” Poi se gli chiedi di individuarla non te la sanno indicare e non la trovano neppure se gli mostri  la foto dall’alto pubblicata da Repubblica.

tetto

Foto di Repubblica.it. Con le frecce ed i cerchi, ho messo in evidenza alcune “bellezze” dei tetti di Roma. Condizionatori, parabole, antenne, pensiline, coperture, recinzioni, abusi vari…

In Italia non c’è  solo un popolo di commissari tecnici, ma anche di Architetti, Storici dell’Architettura e Soprintendenti!
Pronti a lanciarsi in arringhe accorate contro qualcosa che non conoscono, ma che “non gli piace”.
Una critica di  “tendenza”, insomma.
Avere un parere personale è sacrosanto, anche se non si hanno competenze specifiche, ma  ostentarlo con l’arroganza di chi  è convinto che le sue osservazioni siano scientificamente corrette, è più irritante di un cespuglio di ortiche!

Come dicevo, la bolla sul tetto, che ospiterà caffetteria e ristorante,  è stata fatta abbassare di tre metri, rispetto al progetto originale e, secondo me, ha perso il suo carattere iniziale diventando, paradossalmente, quasi insignificante.
Adesso quasi non si nota. Io ho dovuto girare col naso all’insù per vederla.

palazzo_ex_unione_militare_061

La bolla vista dall’alto. (foto presa dalla rete)

Si percepisce solo percorrendo via del Corso da piazza del Popolo e  testimonianza di ciò è l’assenza di foto che la ritraggano dal prospetto principale, dove scompare, quasi totalmente, dietro il frontone con l’aquila!

Tanto rumore per nulla.
Nemmeno avessero imbozzolato il Colosseo!
Secondo me non è male.
Ed io non amo Fuksas…anzi!
Ma bisogna essere obbiettivi.

interno

Un suggestivo render degli interni (foto presa dalla rete)

Quando vado a visitare un’altra città, mi piace andare a vedere anche le architetture contemporanee, le vie con i negozi, scoprire le soluzioni ricercate dagli architetti per i punti vendita, osservare i turisti che vivono la città anche facendo shopping e non solo visitando musei e monumenti. Mi piace scoprire le gallerie commerciali o gli stores, come  Lafayette, Harrods, El Corte Inglés … perché fanno parte della città, sono architetture particolari.
Perché a Roma no?
A Roma non si può niente?
Da architetto conservatore, posso affermare che ” fare niente” non aiuta l’eternità di Roma.
Con questo non voglio dire che lo sventramento di Borgo Pio, per realizzare via della Conciliazione  nel ventennio, sia stata cosa “buona” anzi! (qui mi fermo, perché ce n’è per un altro post).
Dico, semplicemente, che ALCUNI interventi misurati, studiati da esperti, valutati in tutti i loro aspetti, anche se all’occhio distratto o inesperto, possono  sembrare azzardati, in realtà servono a riqualificare, a riportare in vita, grazie al riuso.
Non possiamo pensare di trasformare ogni palazzo in museo o biblioteca o in centro polifunzionale, (che va tanto di moda).
Parigi ha gli Champs-Élysées  con i suoi negozi, noi abbiamo Via del Corso che,  permettetemi, ha pure “qualche” annetto in più e tanto fascino, nonostante le migliorie di cui avrebbe bisogno.
Questo per dire che non bisogna fermarsi mai al “non mi piace” “non c’entra niente”, ma guardare oltre…anche oltre FUFFAS!
Semmai, una cosa mi preoccupa veramente…
Sembra che Benetton abbia venduto l’edificio (anche se ieri, 26 maggio, c’erano le scritte sulle vetrine che annunciavano un’imminente riapertura dello store Benetton!).
Il  gruppo avrebbe deciso di puntare su  negozi di dimensioni più contenute, in genere tra i 400 e i 700 metri quadrati.
Il palazzo sarebbe stato acquistato dal gruppo svedese H&M, o meglio una società legata al brand.
Come si trasformerà il palazzo?
Cosa “emergerà” dalle superfici vetrate!
Come comunicherà con l’esterno?
Il punto vendita, viste le dimensioni e quindi il ruolo di polo d’attrazione, riuscirà ad essere all’altezza qualitativa del luogo che lo ospita o finirà per essere uno sciatto punto vendita H&M al pari di quelli dei centri commerciali?
Si possono vendere abiti mantenendo un certo gusto e stile, anche senza essere una boutique !

Un esempio è Zara nell’ex palazzo della Rinascente a Piazza Colonna: un punto vendita ben diverso da quelli nei centri commerciali anche se io rimpiango decisamente la Rinascente per tantissimi motivi.
Ma il discorso sarebbe lungo e O.T.
Ne riparleremo, insieme ad altri argomenti come

  • La passione insensata per il “decorticato”
  • La passione insensata per  il “dov’era e com’era”
  • Il falso storico e l’errore stilistico
  • Opere tutelate e abbattimento delle barriere architettoniche
  • Architettura contemporanea Roma
  • (…)

Se vi è piaciuta questa pagina di “architettura per tutti”…alla prossima!
Un saluto.
Kali

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12 thoughts on “Al Corso…da Fuksas!

  1. Io non capisco molto di architettura, ma condivido tutto quello che dici e credo che in Italia siamo bloccati da due cose:
    – L’essere (inconsciamente non sentendoci all’altezza) custodi di un patrimonio unico e di bellezza assoluta;
    – Avere sempre paura (paura suffragata da tante prove) che ci siano sotto speculazioni, imbrogli, bassi interessi.
    Questo miscuglio, con l’aggiunta di tanta insipienza e tanta ignoranza, fa sì che non abbiamo il coraggio di fare spazio all’innovazione e alla sperimentazione.
    E’ evidente che a Pompei o a Villa Adriana non ha senso pensare a innesti di architettura moderna. Ma Roma è una città viva, non un parco archeologico. E una delle origini del suo fascino è proprio la stratificazione degli stili e delle culture. Perché fermare l’evoluzione della città a quanto fatto dai Papi o, ahimé, a quanto realizzato nell’era fascista?

    Purtroppo però va così, e non soltanto a Roma. Credo che in Italia non avremmo mai potuto avere nulla di simile alla piramide del Louvre, ma nemmeno alla torre Eiffel!

    Grazie del tuo post!

    • Io ho la speranza che, pur nel rispetto di ciò che va conservato e tramandato, si possa continuare ad intervenire, così come si è fatto realizzando un ascensore nel Colosseo ed ai Mercati Traianei, con le scelte per il Maxxi, per il Ponte della Musica, l’Ara Pacis, il Macro. l’ex Mattatoio…Nel loro ambito, sono interventi paragonabili alla piramide del Louvre.

  2. Posso mettere un commento OT riferito al post precedente (sul quale i commenti sono bloccati)?
    Vorrei fare un ringraziamento per i tuoi riciccianti lettori, perché mi hanno permesso di conoscere la storia della funivia di Posillipo, e di quel pilone che ho visto per quasi sei anni un paio di volte al giorno (andando all’università in metropolitana) senza mai farmi venire particolari curiosità.
    Mi mancava l’occhio dell’architetto, mentre abbondavo in pigrizia. Entrambe le caratteristiche le porto ancora con me! 🙂

    • I commenti al post precedente li ho bloccati perché non pensavo potesse essere interessante e non mi aspettavo commenti su un argomento logoro. Pure l’articolo sulla funivia era vecchissimo! Evidentemente lo avevo sottovalutato. In effetti mi sono arrivati commenti di apprezzamento via mail… Sono felice ti sia piaciuto! Quella funivia è davvero interessante e sarebbe bello farla rivivere in qualche modo.

  3. Pingback: H&M a via del Corso: l’idea tradita e l’occasione persa. | L'Architettura è un fatto d'arte

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