lezioni inaspettate…

Sabato  sono andata.
Penny è arrivata con mezzora d’anticipo.
Mi aveva fatto una torta.

Ero ancora in pigiama ed era tardi.
Mi sono vestita in fretta e abbiamo pranzato con una fetta della sua torta.
Siamo andare ad Ostia con la sua auto:  io non ero in grado neppure di guidare.
Ma avevo recuperato un po’ di energie per preparare la fotocamera e uno striscione fatto con fogli A4 uniti con lo scotch: FORZA E…….!

Siamo arrivate al palazzetto dello sport e ci siamo imbattute in un mondo nuovo.
C’era tanto rumore ed io non capisco nulla di karate.
Avrei voluto scappare, essere a casa, a letto.
Ma E. era li, stava per gareggiare, anche se io non riuscivo ancora a vederlo.
Era venuto ad Ostia solo con il suo maestro, nessuno della famiglia l’aveva accompagnato.
Non sapeva neppure se sarei andata io.
In un sms mi aveva scritto: “(…)zia non preoccuparti se non puoi venire: so’ che ci sono problemi(…)” e nemmeno Lui sa come stanno realmente le cose.
Tenero il mio nipotone.
Le categorie si succedevano con combattimenti di cinque coppie d’atleti per volta.
Finalmente, dopo quasi due ore sento annunciare il suo nome.
Ci precipitiamo il più vicino possibile alla zona del combattimento, srotoliamo il piccolo striscione e…ecco: E. si gira, guarda in alto, cerca con lo sguardo…
“SIAMO QUIIIIIIIIII!”
Sorride emozionato, l’avrei voluto abbracciare!

Era felice…si vedeva. Io ero commossa…anche Zia Penny…
E’ concentratissimo, indossa il kimono, le protezioni, fa stretching…
inizia il combattimento…
scatto foto a raffica per non perdere neppure un attimo.
Attacca e atterra l’avversario, nonostante sia più alto di lui.
L’avversario si ritira per un problema fisico: primo incontro vinto.
Cambia il colore delle protezioni e torna in campo:  secondo incontro.
Un altro atleta più alto che sembra non muoversi, non interagire.
E. conduce l’incontro, attacca…
Scatto foto.
Crediamo, nella nostra beata ignoranza, abbia vinto, ma capiamo di esserci sbagliate dalla sua postura, dall’espressione del viso, dai rimproveri del maestro, dal fatto che…non guarda verso di noi.
Sono attimi tesi.
Vorrei strozzare il maestro che lo sta sgridando,
vorrei abbracciarlo e dirgli che non importa, vorrei picchiare l’avversario che non m’era sembrato particolarmente corretto…sono una pessima sportiva e “cuore di zia” era avvilito.
Passano minuti interminabili.
Intanto il suo avversario beve qualcosa da una fialetta misteriosa, poi sostiene un altro incontro e noi tifiamo per il suo sfidante: perde!
Finalmente E. guarda verso di me…
gli dico un “che ti frega!” scuote la testa come a dire  “se, seeee sembra facile!”
Passano altri interminabili minuti, poi sparisce…e ricompare sugli spalti.
Posso abbracciarlo!
“Ma perché ti sgridava il maestro?” 
“Aveva ragione…”
E allora mi spiega che erano in parità, ma lui aveva condotto l’incontro e in questi casi, allo scadere del tempo, l’arbitro da il punto a chi ha combattuto di più, quindi avrebbe vinto...”E allora?”  Chiedo io
“Allora il maestro mi diceva di fermarmi, di restare in difesa, Io, invece, non ce l’ho fatta. Ho voluto combattere fino alla fine per riprendermi un punto che non mi avevano dato e che era mio. Volevo vincere senza la tattica. Invece l’arbitro mi ha dato un’altra penalità che non c’era…per la seconda volta. Se avessi dato retta al maestro, avrei vinto.”
Ero senza parole.
Parole come “lottare fino alla fine” mi rimbombavano in testa e tanta saggezza da un ragazzo di 17 anni, non me la sarei aspettata.

Sono riuscita a dirgli che,  sicuramente il maestro aveva ragione.
Però apprezzavo il suo spirito, la volontà di non avere nulla di “regalato”, la volontà di lottare.
Nell’incontro avrà pure sbagliato, ma che lezione!
“L’anno prossimo rivincerò i regionali e gareggerò nuovamente per i nazionali: voglio vincere!”

Grande nipotONE!
Zia Kali ci sarà.

…almeno lo spero…

P.S.
“Zia metti le foto su Facebook! Mi raccomando!”
“Tutte?”
“Tutte, pure quelle venute male!”
120 foto: un album dedicato al mio grande campione…

Cuore di Zia.