“Mettere in ordine il tavolo”

Dopo la conclusione di una fatica epica, di un lavoro importante,
Kali “mette in ordine il tavolo”.
Questa espressione è la metafora che io e la mia amica A. utilizzavamo all’università dopo ogni esame.
Serviva a darci la spinta per ricominciare ed affrontare il prossimo ostacolo.
I nostri studi (nel senso delle stanze), dopo ogni esame, erano ridotti a campi di battaglia: fogli, fotocopie, bozze, libri, riviste, appunti, quaderni, scotch di ogni tipo, taglierine e pezzi ritagliati, fotografie (analogiche), rotoli di disegni, colori, penne da china, lamette (non per “tagliarsi le vene”, ma per “grattare” la china dai fogli di carta lucida quando si sbagliava) gomme di tutti i tipi, mine e “campane”, campioni di materiali … un caos che, quasi sempre, invadeva anche il resto della casa con un’espansione che, mia sorella, definiva “tentacolare”.
“Mettere in ordine il tavolo” voleva dire ARCHIVIARE, FARE PULIZIA sia fisica che mentale, buttare l’inutile e tenere solo il necessario, per RICOMINCIARE con un tavolo da disegno pulito, le righe del tecnigrafo lustre e regolate, le penne da china efficienti, i nuovi testi, il blocco per gli appunti, quello per gli schizzi e la volontà … che latitava sempre.
Adesso che i tavoli da disegno sono digitali … il caos resiste lo stesso, perché buona parte degli “oggetti” descritti sopra continuano ad essere indispensabili ed ad invadere gli spazi ed i tavoli reali.
Il mio studio è sottosopra.
Montagne di carta che “differenzio” ogni settimana.
A tempo perso metto in ordine un pezzetto, una mensola, uno scaffale, un raccoglitore…
Un lavoro infinito anche perché, terminato quello “fisico”, scatta il riordino digitale: giga su giga da analizzare, archiviare o cancellare. Spazio nelle memorie da lasciare libero per accogliere nuove informazioni.
Caos, insomma e lo stesso ce l’ho nella testa.
Se ci metto pure una buona dose di stanchezza dovuta all’impossibilità di riprendere fiato dopo una grande fatica…ecco spiegata la mia nuova condizione di “Fata Smemorina”.
E vai con le cose lasciate bruciare sui fornelli, le dimenticanze e ogni altra manifestazione di “grullitudine”.
L’ultima, domenica scorsa quando ho perso la preziosa custodia della reflex con tanto di manuale d’uso e memory card da 4 giga nuova di pacca!
Me cretina!
E che dire del compleanno di questo blog dimenticato?
Cinque anni lo scorso marzo.
Niente da fare: ho bisogno di una revisione al cervello…o di un soggiorno in una spa.
😉
AAAAAAAAAAAAAAAH, DIMENTICAVO!
Un saluto a tutti ed un grazie a coloro che si sono chiesti dove fossi finita.
A saperlo…

faccio pulizia!
Barcellona
Spagna
giugno 2010
Sistema di smaltimento dei calcinacci…

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16 thoughts on ““Mettere in ordine il tavolo”

  1. leggendoti, mi sono sentita meno sola … mr. lillo proprio qualche sera fa, mi ha dato della ‘svagata’ … 🙂
    mi sei mancata … anche se non ero preoccupata perchè seguivo i mutamenti della pupazza!! 🙂
    smack, bentornata!! .-)

  2. Carissima, mi hai fatto ricordare quando anche io mi concedevo, dopo un esame, una giornata per “mettere in ordine il tavolo”. Era la cosa più liberatoria che ci potesse essere, un rituale che svuotava e ripuliva la mente per prepararla per il nuovo esame…
    Adesso mi capita ogni tanto di dover ripulire il desktop del computer (dove appoggio le cose mentre porto avanti dei lavori) o la scrivania dell’ufficio (fra un trasloco e l’altro! 😉 )
    Però non è più la stessa cosa… Svagati o grulli, o semplicemente in rincoglionimento senile (come nel mio caso), è sempre più difficile riuscire a liberare la testa per predisporla per nuove cose…
    Io ieri sera a fine giornata di lavoro ho riposto il portatile nella borsa, mi sono girato, ho indossato la giacca, mi sono rigirato, e…sono uscito dall’ufficio con un’altra borsa e un computer non mio… Me ne sono accorto solo a casa! 🙂
    Un abbraccio, bentornata, e auguri al tuo blog!!!!

    • “Era la cosa più liberatoria che ci potesse essere, un rituale che svuotava e ripuliva la mente per prepararla per il nuovo esame…”
      ESATTAMENTE QUESTO!
      🙂
      Ing e Arch…non sono poi così diversi…anche nel rinco******mento!
      😀

    • Non ho studiato né architettura né ingegneria, ma pure io ricordo (con affetto e un po’ di rimpianto) il rito del liberare la scrivania dai libri, dai riassunti e dagli appunti dell’esame appena superato. Gesto simbolico che rendeva il senso del sollievo per la fatica terminata e permetteva di fare tabula rasa, sul tavolo come nella testa, per poter ricominciare con un altro argomento, altri libri, altri riassunti (facevo sempre i riassunti scritti di tutti i testi d’esame), altri appunti….
      Credo che sia un’abitudine diffusa fra tutti gli studenti… o almeno tra molti! 🙂

  3. Non ho fatto l’università, quindi non so come ci si sente dopo un esame, posso solo immaginarlo. Ma il “mettere in ordine il tavolo” o la scrivania, o i panni, o la dispensa, o l’armadio, ecc. ecc. lo capisco benissimo. Per avere tutto sotto controllo, deve essere tutto in ordine. Io la vedo così 😉
    Salutoni

    P.S. Mi hai ricordato che il prossimo mese anche il mio blog compirà 5 anni!

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