In trasferta…

 

In trasferta…
Terra Sicula 6° giorno.
C’è la brezza che aiuta a sopportare il caldo,
i nipoti che non mollano un attimo la presa,
le meduse che, quando compaiono, rendono quel mare stupendo, un’insidia pericolosa,
la granita di caffè con panna e brioche che non ho ancora mangiato per colazione (ma ci ho fatto un aperitivo…)
la focaccia che non ho ancora assaggiato, perchè la focacceria apriva solo di pomeriggio (tutti al mareeeeeeeee, tutti al mareeeeeeeeeeee),
L’angoscia che stringe lo stomaco a vedere quelle tavole inchiodate chiudere l’accesso al locale dove c’era un bar, un negozio, una bottega, una casa.
Il segno del fango sui muri,
la casa dell’Orso devastata,
quella di tutti gli amici, i parenti, nelle stesse condizioni, se non peggiori.
Pezzi di vita appesi alle pareti, risparmiati dalla furia della frana,
pensili miracolosamente scampati,
quadri,
giochi.
E poi i racconti…
Sembra di percepire la paura che rivive nelle parole.
I gesti eroici della gente comune.
Il vicino di casa, il barista…
Però ho pure percepito la speranza.
L’inerzia che vive nel luogo comune e che, talvolta, è modo di fare, sembra stata spazzata via dalla frana.
Sarà la voglia di tornare a vivere…
Chi ha la casa nella "zona verde" ha iniziato i lavori.
Non ha aspettato finanziamenti o aiuti: ha iniziato e basta.
Qualche portoncino nuovo, qualcuno riverniciato, nuove tinte sulle facciate, lavate le tende alle finestre…
Qualche negozio ha riaperto: la macelleria, il piccolo super, l’emporio…
Le piante coi nastri delle inaugurazioni,
l’odore delle melanzane fritte…
Gli anziani che hanno perso la camera da pranzo del loro matrimonio di cinquant’anni fa, ringraziano di essere scampati, anche se l’occhio si vela al pensiero del servizio buono sparito nel fango insieme ai ricordi e agli amici che non ce l’hanno fatta.
I figli li hanno aiutati a tornare a casa: intonaci nuovi, colori nuovi, divano nuovo, mobili nuovi: "una nuova giovinezza in vecchiaia" dicono.
Chi ha la casa in zona gialla non potrebbe tornare.
Ma le case sono "a torre" spesso più ingressi e massimo un paio di stanze per piano, così, "abusivamente"  tornano nei piani alti delle loro case.
Abbandonano la "promiscuità parentale" per tornare nella loro casa. Non possono fare lavori e sperano che non li caccino via.
Ad ottobre la scuola chiuderà nuovamente ed i nipoti verranno trasferiti di nuovo per precauzione.
Chiuderanno anche le botteghe, le case…
Pare di si, perché nel periodo delle piogge anche i lavori sulla montagna assassina, si fermeranno.
Già…i lavori.
Stanno mettendo reti, teli di fibra di cocco…
La speranza è che stiano facendo bene…
Intanto, se piove forte, i miei nipoti più piccoli tornano a piangere e il grande torna a ricordare di quella notte in cui il padre è scampato alla morte e lui lottava per far defluire il fango.
Storie così…
storie in trasferta.
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6 thoughts on “In trasferta…

  1. storie di vita vera..fatta di sudore e dolore.vita autentica, che continua ad esserci malgrado tutto, di gente che continua a sperare anche quando sembra che tutto ti venga contro.c’è tanto bisogno di gente capace di stringere i denti e capace di rimboccarsi le maniche.un saluto silenzioso a tutti

  2. Speriamo che i piccoli dimentichino, e i grandi possano costruirgli una casa in cui sentirsi sicuri.Un abbraccio, a te e all’Orso

  3. dolore, paura, fatica ma anche speranza, voglia di tornare a vivere e granite di caffè con panna e brioche e focacce e nipoti … e … basta … è questo il pacchetto completo delle ‘trasferte’ … 🙂

  4. Ci sono passata anche io, in quelle zone, proprio andando a Taormina, pochi giorni fa, e ho visto i segni della devastazione, del dolore, dell’incuria dell’uomo e delle istituzioni.La volontà di farcela della gente e l’orgoglio mi hanno dato speranze. E’ una bella terra, la Sicilia. Voglio tornarci ancora una volta, ma da domani, per qualche giorno, starò dall’altro capo dello Stretto.Un bacio e meravigliosa vacanza!

  5. storie che fanno bene ma che spesso mi mettono di fronte alla mia vigliaccheria.Al loro posto scapperei lontano. Non sono capace a convivere con la paura. Un abbraccio a te e all’Orso e a quella terra meravigliosa che ho sempre dentro.

  6. come ross, anch’io eviterei di ricostruire là dove la montagna ha già fatto danni. non potrei vivere con l’incubo della pioggia e, soprattutto, non riuscirei a farci vivere i miei figli. spero che la tua presenza bella e solare serva ai ragazzi a non pensare, a godersi il sole e il mare della bellissima sicilia!un bacione a te e all’orso – e ai nipoti e agli anziani " ringiovaniti "!:-DD

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