Fabrizio De André…secondo me si inca***rebbe!

ATTENZIONE:
questo spazio si intitola "VISITE INTERESSANTI", ma quella che vi sto per descrivere…
ve la Sconsiglio caldamente!

Ieri, finalmente, un venerdì pomeriggio col sole, quindi…
passeggiatona per la Capitale: da Porta Pinciana all’Ara Pacis (e ritorno).
Peccato non aver indossato le mie scarpe da trekking al posto degli "stivali taccati" (versione invernale delle "zeppe trampolate" di Gattiana memoria) con conseguente mal di piedi e mal di schiena, ma la passeggiata valeva la pena…
meno la mostra…
Già, dimenticavo di dire che sono stata a vedere
"FABRIZIO DE ANDRE’ la mostra"
 
all’Ara Pacis, appunto.
MUFF! (mix di MAH e UFF)
Molto meglio il documentario di Rai Educational che avevo visto qualche tempo fa.
Forse perché non è facile raccontare De André in una mostra,
forse perché vedere video stando in piedi, al buio, con la gente che ti passa davanti e con l’audio di altri video che scorrono a poca distanza non è piacevole, ne comodo e neppure facile.
Forse perché, francamente, de Andrè si sarebbe infuriato ne veder esposto il suo pass del concerto ics, come una reliquia,
forse avrebbe fatto a pezzi la teca che conteneva la sua pagella della seconda liceo  e pure quella con la sua letterina a Babbo Natale (!)
Probabilmente avrebbe pure disintegrato quella con la sua lettera di scuse a genitori, quella con un bigliettino della mamma…
Tutti pezzi di un’intimità violata che, inoltre, non aggiungono proprio niente all’artista, ma fanno sentire un po’ ficcanaso i visitatori.
Belli solo i libri sottolineati e talvolta utilizzati come notes per appuntarci idee per le canzoni, pezzi embrionali di queste, appunti vari.
Bella l’idea dei tavoli musicali, dove, dopo aver appoggiato la copertina di un vecchio LP  vengono proiettati interviste a collaboratori, amici…che parlano dello stesso, o pezzi di vecchie trasmissioni televisive con ospite De André, ma resta il problema di dover seguire il tutto stando in piedi senza alcuna tranquillità ed in maniera decisamente frammentaria
Bella qualche foto, ma leggere i cartellini con le descrizioni nella semi oscurità è un’impresa da…gatti!
Insomma, a me ed all’Orso questa mostra non è piaciuta proprio…
fate voi.
Buon fine settimana!
 
P.S.
Spero di rifare le foto al mio albero di Pasqua perché quelle di cui vi parlavo erano improponibili: la 40D deve essere ancora domata!
Baci.

 

P.S.P.S.
Non riesco ad entrare nei vostri blog: appena ci provo si blocca tutto o mi compare il messaggio di pagina non trovata… riproverò!

 
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quattro

 

KALI-BLOG!

 

Marzo 2006: iniziavo a scrivere qui.

Quante parole dette e quante da dire, ma proprio non mi riesce.
Quanto entusiasmo che non c’è più.
Quanto desiderio di comunicare allora e quanta consapevolezza dell’inutilità di farlo adesso.
Quante storie in questo vecchio diario,
quanti giorni ed emozioni.

Nessuna voglia di leggere indietro.
Le cose cambiano.
"Niente è per sempre"
leggevo nella "profezia di Celestino" quattro anni fa.
Una profezia o una frase scontata?
Non so.

Alle volte mi assale il desiderio di tornare nell’ombra e comincio a capire un po’ di più chi l’ha fatto prima di me (anche se continuo a biasimarne i modi!).

Tanto i vuoti si ricompongono subito.
Come un’impronta sulla sabbia
 o
una scritta nel cielo:
un attimo e se n’è persa memoria.

 

Buon compleanno blog,
magari ci si rilegge…

ogni tanto…

 

Kali

HOP..PER me.

Nonostante le poche righe che il 4° volume dell’Argan dedica a Hopper… la mostra è stata una bellissima scoperta.
Mi è piaciuto

·         il suo realismo (quasi impressionista) sublimato dal ricordo ed elaborato dalla fantasia

·         i  suoi  “fotogrammi” pittorici

·         le “inquadrature”  scelte con cura come per scattare una foto che non deve contenere nulla di banale, ma solo quello che la sensibilità dell’artista vuole far vedere

·         le architetture americane meno note, dai palazzi di periferia, alle case vittoriane, i fari …

·         quelle note, come il ponte di  Brooklyn), “fotografato” con un taglio originale, decisamente  differente dall’icona che ne abbiamo

·         le  geometrie ed i volumi “scolpiti” dalla luce

·         la luce del periodo maturo, netta viva,  che disegna ombre capaci di definire  spazi

·         il calore del sole che le tele sembrano  rimandare allo spettatore

·         il rumore della notte che si “sente”  in altre

·         le “istantanee” di vita quotidiana catturate  nell’atteggiamento delle persone, talvolta  inquadrate da una finestra

·         Le figure femminili “catturate” in atteggiamenti  quotidiani  quasi alla Degas

·         I disegni preparatori, veri e propri “progetti  esecutivi”, a volte talmente  esaustivi da rendere l’idea della luce e del colore pur essendo monocromatici.

·         Quel sentore di  surrealismo alla De Chirico delle città deserte.

 

Le città deserte…

ecco, secondo me Hopper aspettava semplicemente che le persone “uscissero dall’inquadratura” proprio come per scattare una fotografia!

 

Tutta la solitudine che viene sottolineata dall’audioguida (ben fatta,  anche se si poteva fare ancora meglio) nel documentario (molto utile) proiettato all’ingresso, nelle recensioni  alla mostra, nei  commenti dei critici…

io non l’ho trovata se non in un quadro che mi è sembrato drammaticissimo, come non ho trovato tutto il mistero che viene imputato a alcuni dipinti: per me, nei quadri di Hopper, ci sono semplicemente le emozioni  catturate nel momento in cui venivano provate.

Due esempi:

MORNING SUN

Per me, non “parla” di solitudine, ma rappresenta una donna che si gode un attimo di pace nel sole estivo, seppur non in un luogo di villeggiatura, ma dalla sua finestra in città.

SUMMER INTERIOR

Questo quadro, invece è quello  che ho definito “drammaticissimo” poche righe sopra.

Qui la solitudine l’ho percepita anch’io e non solo quella.
E’ come se fosse appena successo qualcosa di spaventoso e violento a tal punto da lasciare la protagonista
  priva di energie ed abbandonata alla sua solitaria disperazione.

 

Insomma, come ho  già avuto modo di scrivere qualche tempo fa, “l’arte è come le nuvole nel cielo: ciascuno può vederci ciò che vuole” o meglio, ciò che la propria sensibilità gli suggerisce.

 

Peccato non  fossero presenti alcune opere molto belle e molto note, come quella che ha ispirato l’allestimento scenografico all’ingresso : NIGHTHAWKS (vi posto l’opera, perché non ho immagini dell’allestimento).

La  ricostruzione mira a rendere tridimensionale la bidimensionalità della tela  che diventa percorribile; il quadro, d’altra parte, ha ispirato film celebri proprio per la sua “sconograficità”.

Rumori come quello delle tazzine e profumi  come quello del caffè arricchiscono la suggestione.

Peccato solo per  i manichini che, per me avrebbero dovuto essere solo dei simulacri senza un volto definito, proprio per ricreare delle forme nello spazio e non distogliere l’attenzione dalla composizione.

 

Bella l’idea di far provare l’esperienza del “bozzetto alla Hopper”,  molto apprezzata dai bambini, o quella di sfogliare virtualmente un taccuino dell’artista grazie alla tecnologia touch screen (anche questo molto apprezzato dai bambini)

Molto bello anche il catalogo…

Insomma se ancora non avete visto  la mostra, fateci un salto e conservate il biglietto:

vale €2 di sconto per quella su Caravaggio (non nel fine settimana).

 

Prossime “visite” in programma:

“Da Corot a Monet , la sinfonia della natura” al complesso del Vittoriano
e

“CARAVAGGIO” alle scuderie del Quirinale.

Vi  aggiornerò…

Per il momento:

buon HOP…PER  Voi!

Kali

(che a volte…ritorna!)


Le immagini sono tratte da QUI e dalla rete.

Il sito della mostra è QUESTO
 

A long and sad goodbye

 
Quest’anno ho lasciato passare la data,
non volevo scrivere niente e non l’ho fatto.
Non trovavo il pensiero giusto,
non volevo pensare.
Ma tanto non si sfugge ai pensieri.
L’Orso è nella sua terra da lunedì, per esserci, tre anni dopo.
Il clima era teso da giorni, come da tre anni a questa parte quando si avvicina la data ed il ricordo si fa ancora più lacerante.
Alcuni di voi già passavano da qui, tre anni fa…
(…)
Insomma, avevo deciso di non scrivere niente, ma poco fa nelle cuffie è passata questa canzone:
il testo non c’entra molto, ma la supplica era così struggente che non ho resistito
(…)Papa you meant to the world to me
Why did you abandon me
Now it’s a long and sad goodbye (…)
 
 
 
E poi…Lenny "merita"!
Animoticon
 
Ciao Papà Orso,
ovunque tu sia.
Kali