Untitled…

 

 
 
 
 
Switched off 
for a while.
 
 
 
 
 
State bene.
Kalispera
 
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Granchio letterario

Così imparo.
Quando posto brani di libri, li scansiono personalmente, stavolta non potevo.
Ero fuori e non avevo il libro con me.
La voglia di parlare di quel racconto di Buzzati ( "La ragazza che precipita" penultimo racconto di "La Boutique del Mistero"), letto prima di andare a dormire la sera prima, era troppo forte.
Mi sono affidata al web per il post precedente.
(errore!)
"Metterò qualche stralcio" pensavo, "Qualcun altro avrà fatto la scansione"
Ma quella frase finale era così poco alla Buzzati…
Mah, ero rimasta perplessa.
Non mi ricordavo che il racconto si chiudesse con quell’immagine…
No,  proprio non mi convinceva.
Poi il commento di Signora dei Sogni…il dubbio era diventato certezza.
Infatti!
Ho controllato!
Marta non fa rumore cadendo, perchè è diventata una stella?
MA DE CHE!
Ma chi è quell’********* che ha scritto una cosa simile?
Ecco come il web può fornire false informazioni! Magari ad uno studente che cerca di fare il furbo per un compito di italiano.
A meno che, non esista un’altra versione del racconto…quello che ho letto io finisce in modo ben diverso!
(L’autore lascia al lettore l’interpretazione: non ne fornisce una simile!)
 
Ve lo posto, ma se non avete voglia di leggerlo tutto (anche se so, che qualcuno lo farà…), ho messo in grande la parte finale: potete leggere solo quella.
Buona notte!
Io vado ad inginocchiarmi sui ceci per punizione.
Poi mi fate sapere cosa vi ha suscitato questo racconto?
Io, ancora ci sto pensando…
 

Ragazza che precipita (pagg 224-229) Dino Buzzati Da "La boutique del mistero" (anno 1968)

 

A diciannove anni, Marta si affacciò dalla sommità del grattacielo e, vedendo di sotto la città risplendere nella sera, fu presa dalle vertigini.

Il grattacielo era d’argento, supremo e felice in quella sera bellissima e pura, mentre il vento stirava sottili filamenti di nubi, qua e là, sullo sfondo di un azzurro assolutamente incredibile. Era infatti l’ora che le città vengono prese dall’ispirazione e chi non è cieco ne resta travolto. Dall’aereo culmine la ragazza vedeva le strade e te masse dei palazzi contorcersi nel lungo spasimo del tramonto e là dove il bianco delle case finiva, cominciava il blu del mare che vi. sto dall’alto sembrava in salita. E siccome dall’oriente avanzavano i velari della notte, la città divenne un dolce abisso brulicante di luci; che palpitava. C’erano dentro gli uomini potenti e le donne ancora di più, le pellicce e i violini, le macchine smaltate d’onice, le insegne fosforescenti dei tabarins, gli androni delle spente regge, le fontane, i diamanti, gli antichi giardini taciturni, le feste, i desideri, gli amori e, sopra tutto, quello struggente incantesimo della sera per cui si fantastica di grandezza e di gloria.

Queste cose vedendo, Marta si sporse perdutamente oltre la balaustra e si lasciò andare. Le parve di librarsi nell’aria, ma precipitava. Data la straordinaria altezza del grattacielo, le strade e le piazze laggiù in fondo erano estremamente lontane, chissà quanto tempo per arrivarci. Ma la ragazza precipitava.

Le terrazze e i balconi degli ultimi piani erano popolati in quell’ora da gente elegante e ricca che prendeva cocktails e faceva sciocche conversazioni. Ne venivano fiotti sparsi e confusi di musiche. Marta vi passò dinanzi e parecchi si affacciarono a guardarla.

Voli di quel genere – nella maggioranza appunto ragazze – non erano rari nel grattacielo e costituivano per gli inquilini un diversivo interessante; anche perciò il prezzo di quegli appartamenti era altissimo.

 

Il sole, non ancora del tutto disceso, fece del suo meglio per illuminare il vestitino di Marta. Era un modesto abito primaverile comprato-fatto per pochi soldi. Ma la luce lirica del tramonto lo esaltava alquanto, rendendolo chic.

Dai balconi dei miliardari, mani galanti si tendevano verso di lei, offrendo fiori e bicchieri. “Signorina, un piccolo drink?.. Gentile farfalla, perché non si ferma un minuto tra noi?"

Lei rideva, svolazzando, felice (ma intanto precipitava):

“No, grazie, amici. Non posso. Ho fretta d’arrivare”.

“Di arrivare dove?” le chiedevano.

“Ah, non fatemi parlare” rispondeva Marta e agitava le mani in atto di confidenziale saluto.

Un giovanotto, alto, bruno, assai distinto, allungò le braccia per ghermirla. Le piaceva. Eppure Marta si schermi velocemente: “Come si permette, signore?” e fece in tempo a dargli con un dito un colpetto sul naso.

La gente di lusso si occupava dunque di lei e ciò la riempiva di soddisfazione. Si sentiva affascinante, di moda. Sulle fiorite terrazze, tra l’andirivieni di camerieri in bianco e le folate di canzoni esotiche, si parlò per qualche minuto, o forse meno, di quella giovane che stava passando (dall’alto in basso, con rotta verticale). Alcuni la giudicavano bella, altri così così, tutti la trovarono interessante.

“Lei ha tutta la vita davanti” le dicevano “perché si affretta cosi? Ne ha di tempo disponibile per correre, affannarsi. Si fermi un momento con noi, non è che una modesta festicciola tra amici, intendiamoci, eppure si troverà bene"

Lei faceva atto di rispondere ma già l’accelerazione di gravità l’aveva portata al piano di sotto, a due, tre, quattro piani di sotto; come si precipita infatti allegramente quando si hanno appena diciannove anni.

Certo la distanza che la separava dal fondo, cioè dal livello delle strada, era immensa; meno di poco fa, certamente, tuttavia sempre considerevole.

Nel frattempo però il sole si era tuffato nel mare, lo si era visto scomparire trasformato in un tremolante fungo rossastro. Non c’erano quindi più i suoi raggi vivificanti a illuminare l’abito della ragazza e a farne una seducente cometa. Meno male che i finestrini e le terrazze del grattacielo erano quasi tutti illuminati e gli intensi riverberi la investivano in pieno via via che passava dinanzi.

 

Ora nell’interno degli appartamenti Marta non vedeva più soltanto compagnie di gente spensierata, di quando in quando c’erano pure degli uffici dove le impiegate, in grembiali

neri o azzurri, sedevano ai tavolini in lunghe file. Parecchie erano giovani come e più di lei e, ormai stanche della giornata, alzavano ogni tanto gli occhi dalle pratiche e dalle macchine per scrivere. Anch’esse così la videro, e alcune corsero alle finestre: “Dove vai? Perché tanta fretta? Chi sei?” le gridavano, nelle voci si indovinava qualcosa di simile all’invidia.

“Mi aspettano laggiù” rispondeva lei. “Non posso fermarmi. Perdonatemi." E ancora rideva, fluttuando sul precipizio. ma non erano più le risate di. prima La notte era subdolamente discesa e Marta cominciava a sentir freddo.

In quel mentre, guardando in basso vide all’ingresso di un palazzo un vivo alone di luci. Qui lunghe automobili nere si fermavano (per la distanza grandi come formiche), e ne scendevano uomini e donne, ansiosi di entrare. Le parve di distinguere, in quel formicolio, lo scintillare dei gioielli. Sopra l’entrata sventolavano bandiere.

Davano una grande festa,evidentemente, proprio quella che lei, Marta, sognava da quando era bambina. Guai se fosse mancata. Laggiù l’aspettava l’occasione, la fatalità, il romanzo, la vera inaugurazione della vita. Sarebbe arrivata in tempo?

Con dispetto si accorse che una trentina di metri più in là un’altra ragazza stava precipitando. Era decisamente più bella di lei e indossava un vestito da mezza sera, abbastanza di classe. Chissà come, veniva giù a velocità molto superiore alla sua, tanto che in pochi istanti la sopravanzò e spari in basso, sebbene Marta la chiamasse. Senza dubbio sarebbe giunta alla festa prima di lei, poteva darsi che fosse tutto un piano calcolato per soppiantarla.

Poi si rese conto che a precipitare non erano loro due sole. Lungo i fianchi del grattacielo varie altre donne giovanissime stavano piombando in basso, i volti tesi nell’eccitazione del volo, le mani festosamente agitate come per dire: eccoci, siamo qui, è la nostra ora, fateci festa, il mondo non è forse nostro?

Era una gara, dunque. E lei aveva soltanto un misero abitino, mentre quelle altre sfoggiavano modelli di gran taglio e qualcuna perfino si stringeva, sulle spalle nude, ampie stole di visone. Così sicura di sé quando aveva spiccato il volo, adesso Marta sentiva un tremito crescerle dentro, forse era semplicemente il freddo ma forse era anche paura, la paura di aver fatto uno sbaglio senza rimedio.

Sembrava notte profonda ormai. Le finestre si spegnevano una dopo l’altra, gli echi di musica divennero più rari, gli uffici erano vuoti, nessun giovanotto si sporgeva più dai davanzali tendendo le mani. Che ora era? All’ingresso del palazzo laggiù che nel frattempo si era fatto più grande e se ne potevano distinguere ormai tutti i particolari architettonici -permaneva intatta la luminaria, ma l’andirivieni delle automobili era cessato. Di quando in quando anzi, piccoli gruppetti uscivano dal portone allontanandosi con passo stanco. Poi anche le lampade dell’ingresso si spensero.

Marta sentì stringersi il cuore. Ahimè alla festa non sarebbe più giunta in tempo. Gettando un’occhiata all’insù vide il pinnacolo del grattacielo in tutta la sua potenza crudele. Era quasi tutto buio, rare e sparse finestre ancora accese agli ultimi piani. E sopra la cima si spandeva lentamente il primo barlume dell’alba.   

In un tinello del ventottesimo piano un uomo lui quarant’anni stava prendendo il caffè del mattino e intanto leggeva il giornale, mentre la moglie rigovernava la stanza. Un orologio sulla credenza segnava le nuove meno un quarto. Un’ombra passò repentina dinanzi alla finestra.

"Alberto" gridò la moglie. hai visto? E’ passata una donna." "Com’era?" fece lui senza alzare gli occhi dal giornale "Una vecchia" rispose la moglie. "Una vecchia decrepita. Sembrava spaventata."      

"Sempre così" l’uomo brontolò. "A questi piani bassi non passano che vecchie cadenti. Belle ragazze si vedono dal cinquecentesimo piano in su. Mica per niente quelli appartamenti costano così cari."

"C’è il vantaggio" osservò la moglie. che quaggiù  almeno si può sentire il tonfo, quando toccano terra. "Stavolta, neanche quello" disse lui, scuotendo il capo, dopo essere rimasto alcuni istanti in ascolto. E bevve un altro sorso di caffè.

        

 

 

 

 

 

La ragazza che precipita.

 
 

A diciannove anni Marta ragazza spavalda si affacciò dalla sommità del grattacielo e vedendo di sotto la città risplendere nella sera fu presa dalle vertigini(…) il grattacielo era d’argento supremo (…)
Marta si sporse oltre la balaustra e si lasciò andare(…)
la ragazza precipitava(…)
gentile farfalla perché non si ferma un minuto tra noi?…lei rideva svolazzando felice ma intanto precipitava (…)
no grazie amici, non posso, ho fretta d’arrivare (…)
di arrivare dove? Ah, non fatemi parlare (…)
certo la distanza che la separava dal fondo cioè dal livello delle strade era immensa meno di poco fa certamente tuttavia sempre considerevole(…)
dove vai? Perché tanta fretta? Chi sei?  (…)
mi aspettano laggiù non posso fermarmi perdonatemi (…)
Con dispetto si accorse che una trentina di metri più in là un’altra ragazza stava precipitando.
Era decisamente più bella di lei e indossava un vestito da mezza sera, abbastanza di classe.
Chissà come, veniva giù a velocità molto superiore alla sua, tanto che in pochi istanti la sopravanzò e sparì in basso, sebbene Marta la chiamasse.
Senza dubbio sarebbe giunta alla festa prima di lei, poteva darsi che fosse tutto un piano calcolato per soppiantarla.
Poi si rese conto che a precipitare non erano loro due sole.
Lungo i fianchi del grattacielo varie altre donne giovanissime stavano piombando in basso, i volti tesi nell’eccitazione del volo, le mani festosamente agitate come per dire: eccoci, siamo qui, è la nostra ora, fateci festa, il mondo non è forse nostro? (…)

Così sicura di sé quando aveva spiccato il volo adesso Marta sentiva un tremito crescerle dentro forse era semplicemente il freddo ma forse era anche paura la paura di aver fatto uno sbaglio senza rimedio(…) non si udì alcun rumore nel suo precipitare al suolo perché si trasformò in una stella.

 

 

 “La ragazza che precipita”
Tratto da:
“La Boutique del Mistero”
Dino Buzzati

 
 
 

 

…e dopo ‘sta botta d’ottimismo…
BUONA GIORNATA A TUTTI!
Kali

 

Comunicazione di servizio.

Solo un passaggio veloce per lasciarvi un aggiornamento ad un mio post vecchio di più di un anno.
Vi raccontavo della splendida scoperta di un ristorante Siriano a Roma.
CANC

Dimenticatevi tutto!
Ci sono tornata sabato sera:

 
  • CIBO SCADENTE
  • PORZIONI RIDOTTISSIME
  • PROPRIETARIA NEVROTICA
  • ODALISCA NON ALL’ALTEZZA: non sapeva ballare e"vibrava" con effetto creme caramel (non sono perfida ed invidiosa: era tristemente così!)
  • NARGHILE’ A PAGAMENTO (non più offerto dalla casa, ma a me era bastata la volta scorsa e stavolta ho evitato, chi l’ha provato ha detto che non era come la volta precedente)
  • CONTO SALATO

NON MI VEDRANNO MAI PIU’
A denti stretti

 

AH,  dimenticavo!
Sono stata anche male con lo stomaco…
Nauseato

Per la serie: meglio le "tagliatelle di nonna Pina"…ad avercela una nonna Pina!
In mancanza, meglio il mio ragù di ieri!

Ciao a tutti e buona settimana!
Kali

Domani 21/04.2009

 
 
 
Mi ha ricordato tanto il Live Aid.
Ricordo che comprai con i miei risparmi il 45 giri.
Era emozionante:
lo è anche questa volta.
 
Buon ascolto e, chissà perché, dei cantanti mi fido un po’ di più, anche perché, hanno detto, che l’operazione finanzierà un’opera precisa: la ricostruzione del conservatorio.
Speriamo…
 
Buona giornata.
Kali
 

Fumo

 

  1. La febbre suina è stata ribattezzata col nome di Messicana o con una sigla, altrimenti nessuno mangiava più maiale
  2. Hanno chiuso il Bagaglino
  3. Hanno fatto sparire letteronze, patatonze, paperonze dalle liste
  4. Il Bianconiglio ha fatto la passeggiata fuori dalla tana

Acc! Finiva che la gente cominciava a pensare…

  1.  al  mese dal terremoto,
  2. alle notizie taciute,
  3. a quelle rimescolate ed epurate…
  4. …etc…

Ci voleva un’idea!
Che ti inventa il genio della comunicazione, il folletto della distrazione, il SILVAN, versione mignon, del gioco delle tre carte?

Un "bel" feuilletton con saga familiare, buoni e cattivi, accuse, chiacchiere , gossip, tutta robaccia che piace così tanto!

Voilà! L‘intermezzo è servito!

Tre-quattro giorni di non-stop su tutti i media e ti fa pure più audience della casa di Cinecittà o dell’Isola:
niente da dire…

UN GENIO DELLA CORTINA FUMOGENA!

 

Ah, ma secondo voi, faranno la pace i due finti litiganti?

FERMIIIIII!

Sto scherzando!

Buona notte!

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