Burrasche…

  

 Alba su Scilla

 

 

 Burrasche da affrontare su un guscio di noce

sul quale salpare all’improvviso.

trovare rifugio a fatica in una cala

ed avere appena il tempo per rammendare le vele,

sistemare il fasciame per turare le falle,

sostituire sartie e gomene provate dal vento

e salpare di nuovo,

all’improvviso, nella speranza che tutto tenga.

 

Sono le due telefonate al 118, a distanza di poco più di un mese,

le corse dietro all’ambulanza ed i semafori rossi bruciati,

le ore in sala d’attesa di ospedali, tra mille pensieri, lo stomaco chiuso e la necessità di conservare tutta la lucidità possibile.

 

Poi c’è un treno per la Sicilia, da prendere da sola, perché l’Orso è lontano per lavoro e, laggiù, c’è bisogno d’aiuto, quindi, intanto corro io.

Un viaggio silenzioso, una traversata dello Stretto tra la solita disorganizzazione, quasi il biglietto da visita dell’Isola,

quasi un assaggio di quello che sarà.

Di nuovo ospedali,

di nuovo attese ed un ruolo che non mi appartiene, da sostenere per necessità.

Zia, Tata, governante, segretaria, factotum…

Con le difficoltà di non essere a casa, con le responsabilità enormi del caso.

Giorni di lavoro che avevano l’odore del bucato e del soffritto sulle mani,

che avevano il suono delle parole da trovare per spiegare la situazione ai più piccoli ed ancora sorrisi da regalare e giochi da inventare con una la forza che svanisce piano piano, per il caldo, la stanchezza, la preoccupazione.

 

Poi il tre luglio,

il mio compleanno che avrei voluto dimenticare, saltare, annullare e tenere spento insieme al telefono ed al cuore.

Invece ho lasciato accesi entrambi

e le amiche di sempre, quelle reali, si sono ricordate.

E’ stato bello sentirle, così, per un attimo, è tornata la normalità.

Un augurio è arrivato anche dal mondo virtuale, il primo della giornata, forse, il più inatteso.

Ed al ritorno ho trovato le mail ed i messaggi di chi, non mi “vedeva” da un po’.

 

Adesso ho un anno in più e tanti pensieri, ma la cosa che mi spaventa è questa sensazione di attesa dei “tre botti finali”.

Come alla “Sagra Del Pesce” del mio paese, quando sul lago c’è lo spettacolo pirotecnico col suo tripudio di luci ed emozioni, in un crescendo che preannuncia l’apoteosi, ultimo atto prima dei tre secchi e rumorosissimi “botti finali”:

BUM…uno

BUM…due

BUM…tre.

Silenzio,

applausi,

silenzio.

Tutti vanno via.

La festa è finita.

E ci sarà una volta, in cui lo sarà per davvero.

 

 

Kalispera

 

 

 fuoco artificio

 


Grazie a tutti coloro che, in questi giorni di silenzio, hanno avuto un pensiero per me.
Con affetto
KALI

 

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6 thoughts on “Burrasche…

  1. 🙂
     
    che dire?
    che comunque è bello rileggerti….
     
    e che, alla prossima sagra del pesce, cercheremo di venire (dovrai dirci quand’è…)….ma solo perchè adoro gli spettacoli pirotecnici (il pesce che si mangerà è solo un …dettaglio … 😛 )
     
    un abbraccio!

  2. ciao!
    computer nuovo comprato! ora sto cercando una delle ultime versioni di photoshop … in futuro credo che arriverà anche bella macchina fotografica e il gioco è fatto!
    ti volevo chiedere qualche dritta … come fai le foto? le fai te? poi le "modifiche" in qualche maniera?
    scusa le tante domande ma abbiamo molti interessi in comune! 🙂
    buona giornata!

  3. L’importante … e’ tenere duro. Le burrasche passano e come giustamente dice Lilla, dopo la tempesta torna sempre il sole!
    un abbraccio

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