Il mare…alle spalle

 

  

Il mare...alle spalle

Tramonto sul mare,
guardando di la.
Geometrie colorate,
rifugi senza porte
ospitano sabbia e luce,
quella che, scomparendo,
accende i colori.

Kalispera

 

 

Il mare…alle spalle by Kalispera2007 / © All rights reserved
Foto senza ritocco.
 

Buon fine settimana

   

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Giorni umidi

 

loneliness...

 
Giorni umidi,
giorni di ricordo.
Col cuore contratto e raggrinzito
in una smorfia di dolore.
Affrettarsi a stirarne le pieghe,
pure dal viso,
per non pensare.
 
Per cacciare dalla mente quella telefonata alle dieci di sera,
il grido disperato,
le lacrime,
la mente che sprofonda nel dolore,
la valigia fatta di corsa,
con gli occhi che non vedono per le lacrime.
E la lucidità da mantenere
e l’angoscia.
 
Il viaggio nella notte,
lungo,
lungo,
lungo ottocento chilometri di silenzio ,
ottocento chilometri di dolore.
 
 
E vedere l’alba oltre lo stretto
ed immaginare quello che c’era di la.
 
L’ingresso all’inferno,
i giorni della speranza e dell’illusione consapevole,
della disillusione da simulare.
La vita da portare avanti a spinta,
quella che finisce dopo sette giorni
e quella che continua nel dolore.
 
Dolore mai attenuato,
dolore che ritorna,
muto,
ma urlante,
un anno dopo.
 
 
Un pensiero a papà Orso
ed uno, enorme,
all’Orso del mio cuore.
 
Kalispera
 
 
 

Linee in fuga verso l’orizzonte…

 

sea

 

In fuga verso il blu,

ora panca,

ora sdraio,

ora trampolino,

per lanciarsi in capriole di pensieri,

sonnecchiando sdraiati al sole d’inverno,

tiepido e piacevole.

Naso all’insù a puntare il cielo,

o all’ingiù per giocare con le ombre lunghe.

Poche le voci lontane,

forte il profumo della sabbia e del legno.

Ma  adesso vado via,

prima che il sole scompaia.

 

Kalispera

 


In fleeing towards the blue,

Now bench,

Now Deckchairs,

Now trampoline,

To embark on somersaults of thoughts,

Taking a nap lying in the winter sun ,

Warm and pleasant.

Nose  pointed skyward 

Or down to play with long shadows.

Few distant voices

The strong scent of sand and wood.

But now I go away,

Before the sun disappear.

 

KALISPERA

 

ARA PACIS di Meier (Il contenitore per)

Metti una domenica mattina, di quelle inondate di sole, con l’aria pulita e gelida.
Metti che ti capiti di pensare: “Hey, ma non ho ancora visto la nuova Teca di Meier! Quindi: si va!”


L’interno del contenitore “Meierano” ha molti punti irrisolti o poco pensati, ma, nel complesso, devo ammettere, che non è male.
Sarà per l’effetto “acquario” che permette di vedere scorrere Roma a pochi passi, o contemplarla come da dietro una grande finestra, oppure saranno le “inquadrature” di città che si può giocare a cercare tra un pilastro circolare ed una lama frangisole. Sarà per le forme giganti del muro e dei sedili, sarà perché, come in una “matrioska”, per lo meno, l’Ara sarà al riparo dalle intemperie… Peccato che l’allestimento museale avesse qualche lacuna: poco spazio dedicato al ritrovamento, all’originaria collocazione messa in relazione con l’odierna, il cantiere per i primi scavi e le tecniche: tutti argomenti per me interessantissimi, ma trattati veramente poco (e male).
Silenzio sugli sventramenti del Ventennio, per far posto alla nuova collocazione dell’Ara e sullo sfollamento degli abitanti.L’assenza di un racconto “prima e dopo” è proprio ciò che salta agli occhi di chi conosce la storia del luogo e del monumento, ma per gli ignari turisti?
Per chi, dell’Ara Pacis sa ben poco e pensava di accrescere, con la visita, le sue conoscenze?

L’ ARA, l’ho cercata di “assumere a piccole dosi”, per provare a catturare quanto poteva essercii di buono.
Chissà, magari isolandone porzioni interessanti, potevo catturarne altre visioni e qualche spunto.Alle volte, il “tutto” distrae dal dettaglio che può essere rappresentato anche da un rincorrersi di linee.
“Astrazione” insomma.Ecco la natura degli scatti, la ricerca delle prospettive, della purezza delle linee, delle inquadrature dalle superfici vetrate, dei dettagli.
Della luce rossastra che accende gli intonaci lisci dell’architettura contemporanea e fa vibrare i bassorilievi di quella antica.

Ecco la ricerca della città che scorre fuori.
Ecco il tramonto traguardato dalle sezioni vetrate.
Frammenti di cielo romano guardando in su, sparisce anche il flusso delle auto sul Lungotevere.
Sparisce il rumore e la città disegna il suo skyline seguendo l’andamento del fiume.
Passato l’ingresso, finalmente “vera” Ara Pacis.
Si può entrare e girare intorno per “leggere” i bassorilievi…
Peccato che questo “moto intorno” all’ARA non sia agevole sul lato destro, dove, a differenza del sinistro, c’è una scala. Inoltre, anche il visitatore senza disabilità motorie, tutto immerso nella contemplazione peripatetica dell’opera, si ritrova a fare i conti con le scale e se è pure un po’ distratto finisce col fare un volo con caduta “a pelle d’orso”* con maledizione all’architetto… Possibile che Meier non ci abbia pensato? Possibile abbia commesso una simile leggerezza?

*Avete presente i cartoni animati con Paperino davanti al camino che mangia popcorn sdraiato su una pelle d’orso, che in realtà, è un orso vivo e vegeto mimetizzato per stare al calduccio?
Ecco, dopo il “volo” si finisce così, pancia a terra! HE! HE!

L’audioguida può essere “fai da te” nel senso che sul sito del museo dell’Ara è possibile scaricare il file MP3 da mettere nel proprio lettore: si risparmia qualche soldino, che non guasta!
Ci si perderà nel racconto che parlerà di riti antichi e cittadini illustri della grande Città.
Questa foto mostra il dettaglio dei bassorilievi presso l’angolo posteriore destro (in cima alla scala…poco prima del volo con “caduta a pelle d’orso” di cui alla foto precedente).La fascia inferiore è decorata con un motivo floreale a girali che, nell’esiguo museo al piano inferiore, viene descritta molto bene ed in modo minuzioso: scoprire le varietà botaniche rappresentate ed il loro significato è sicuramente interessante.
Ho scattato molte foto, sia dell’esterno che dell’interno, ma ne inserirò solo qualcuna nell’album del blog, perché la sua qualità, lascia molto a desiderare.
Per chi fosse interessato, potrà trovare tutte le altre, nel mio photoblog: http://www.flickr.com/photos/kalispera2007/

Vi è venuta voglia di visitare l’Ara Pacis?
BENE!
Scopo raggiunto!
Ne vale SICURAMENTE la pena!
Se avete bisogno di una KALIGUIDA:sono qui!
BUONA SERATA!
KALI

P.S.
Al 7 maggio 2008 di questo blog, troverete un aggiornamento.

Le streghe son tornate?

 

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Aborto, migliaia in piazza in tutta Italia
"Basta attacchi alla 194". Tensione a Roma. Folla di donne alle manifestazioni a difesa dell’autodeterminazione in tema di aborto. Il principale appuntamento a Napoli dopo il blitz della polizia al Policlinico Federico II per una presunta interruzione di gravidanza illegale. Nella capitale momenti di tensione con la polizia presto rientrati
 

Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta!". La lettera-appello firmata da 12 donne autorevoli in diversi campi aprirà il prossimo numero speciale di MicroMega. L’appello è firmato da: Simona Argentieri, Natalia Aspesi, Adriana Cavarero, Isabella Ferrari, Sabina Guzzanti, Margherita Hack, Fiorella Mannoia, Dacia Maraini, Alda Merini, Valeria Parrella, Lidia Ravera, Elisabetta Visalberghi. Nell’appello si denuncia "L’offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta – ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza".

(foto e testo dal sito di Repubblica)


 Le streghe son tornate?

Nel mio precedente post,
si parlava, appunto, di STREGHE:
che combinazione!

FINALMENTE!
Finalmente le donne sono tornate ad alzare la voce!

FINALMENTE!
In piazza anche le protagoniste delle lotte di trent’anni fa.

FINALMENTE!

Iniziavo a preoccuparmi di questo silenzio!

Perché, di questi tempi, pure il mare di Garcia Lorca, che da il titolo a questo blog,
ha poco da sorridere.

 

KALISPERA
(sempre più inc****a!)

 

 

La grammatica di Dio

IL
LA STREGA
 
pag152

Avevo otto anni quando capii chi ero.

Un mattino di primavera, in gita scolastica con le mie compagne.

(…)
Entrai nella camera di mia madre. Non parlai. Lei sapeva leggere i miei pensieri. Mi abbracciò e disse:

(…)
”Preparati a nasconderti ed a resistere, figlia mia.

I roghi sono ancora accesi.
E’ una vita dura”

E non volle raccontarmi altro.
Andai in camera mia molto turbata. Nella penombra vidi arrivare Ambrosia, la mia gatta nera. Socchiuse gli occhi e disse:
– “E’ una vita dura. Ma ha i suoi vantaggi”.-

E rise mostrando allegra i canini.
(…)

Che altri poteri ho? (chiese Berenice)
-“Ad esempio, se mi gratti sotto il mento per dieci minuti, posso trasformarmi in quello che vuoi”-

“Tipo?”
-“Oh, non so. Una torta di fragole, oppure Johnny Depp.-

La grattai con entusiasmo.

Dopo dieci minuti chiesi:

“Allora?”
– “Allora non fidarti mai dei gatti parlanti. Direbbero qualsiasi cosa per una bella grattata”-

E scappò sotto il letto.

(…)

Un gattone randagio, con un occhio solo e la coda mozza, camminava nella notte con l’aria da vecchio viveur.

“Scusi Signore”, gli chiesi, “cos’è oggi il diavolo?”
– “Il diavolo”, rispose lui “è la paura. Numeri, statistiche sondaggi, immagini. Croccantini di paura, Tre scatole al giorno. E poiché solo la paura tiene insieme gli umani, il diavolo è la vostra ragione di vivere e il vostro futuro.

(…)
-“Un piccolo calo di Wall Street fa più paura di mille diavoli. Anzi, mi hanno detto che l’Inferno è per metà della Microsoft”.-

Rise a zanne spalancate e sparì in un balzo (…)


 

Il libro è composto di storie di lunghezza variabile, alcune attualissime altre di grande poesia.

Ho riportato brani di questa, perché è una di quelle che mi hanno colpito di più.
Dietro alla storia, dall’apparenza surreale, c’è il discorso della diversità, della paura, dei falsi miti, dell’arroganza della gente, dell’ottusità di certi inadeguati maestri.
Inoltre, c’è un passaggio bellissimo su un concetto che condivido appieno, ma che non ho riportato, anche per non svelare troppo di questo racconto.

 

Ho letto critiche non molto favorevoli ed io stessa, non ritengo i libri di Benni dei capolavori, seppur piacevoli, ma sento di dire che questo mi è piaciuto, sicuramente più di “Margherita Dolcevita”, proprio per alcune atmosfere che ha saputo creare (riporterò qualche altro brano) sia perché ritengo abbia saputo trattare con leggerezza, ma fermezza, alcuni dei temi che mi stanno a cuore.

In alcuni brani, si è dimostrato quasi “profetico”!

Ma non vi dico di più.

 

P.S.
Ho scelto questi brani, perché hanno come co-protagonisti…due amici con le Vibrisse!

Stefano Benni
La grammatica di Dio
Feltrinelli
Milano
Novembre 2007


 

Dopo giorni in cui msn non mi permetteva di postare, pare si siano decisi a "togliermi il bavaglio"!

Questo post era pronto da tempo, così ha preso il posto di quello che avrei voluto scrivere sulla visita interessante di ieri, ma che non ho ancora scritto.

Sono giorni di "full immersion" nel lavoro, con poche ore di sonno e poche pause.

Nuove strategie che, spero, daranno presto frutti sperati.

msn "off line" e saracinesche chiuse su blog e fotoblog, sono il prezzo da pagare.

Ma volevo lasciarvi un saluto

e dirvi che CI SONO, anche se momentaneamente in "apnea".

Passerò , appena possibile, magari a piccole dosi, a leggere i vostri ultimi scritti.

So che capirete.

 

 

Ciao a Tutti.

 

KALISPERA