Thank you..

 

 
 
by Kalispera 
 
A chi mi ha sopportato e supportato,
a chi ha subito le mie paronoie,
a chi ha assistito ai miei "scleri".
A chi ha avuto sempre una parola al momento giusto.
A chi ha mandato un sms,
o si è affacciato al messenger, anche se ero "invisibile",
oppure ha scritto un commento ad un mio post, anche se tristissimo,
solo dopo averlo letto nella sua interezza.
A chi ha letto tra le righe, confuse e criptiche, alle volte (anzi: SPESSO!)
A chi c’è stato, comunque, sempre.
Ed i nomi non servono…
Grazie perchè adesso c’è un po’ più di luce in fondo al sentiero,
che è e resta lungo e pieno di insidie,
ma sembra, almeno, più percorribile.
Grazie a chi resterà,
durante e dopo l’estate,
a chi ci sarà,
comunque.
Grazie,
grazie di vero cuore.
 
Kali
 
 
 
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Isole Lofoten, Norvegia

 
 
 
 
Oggi vorrei essere qui,
davanti ad un mare infinito ed un cielo pieno di luce.
Mi fermerei a guardare gabbiani e pescatori,
rabbrividendo un po’ alla vista dei merluzzi lasciati asciugare al sole.
Dormirei col sole ancora alto,
di un giorno infinito.
Vorrei essere qui, infreddolita per la brezza del mare,
a respirare salsedine e odore di legno bagnato.
In uno spazio che sembra senza tempo,
in un ricordo che si trasforma in sogno,
ogni volta,
il sogno di poter tornare.

 
Ed oggi,
sarà una giornata peggiore di quella di ieri.
Ciao a tutti.
Kalispera
 
 

Accidenti!

Nemmeno oggi ce la faccio! Triste
Sto correndo avanti ed indietro per sbrigarmi a fare il dovuto.
Devo scappare e le modifiche di msn mi hanno costretto a "rassettare" il blog, senza lasciarmi il tempo di scrivere un nuovo post!
Adesso cos’è ‘sto "Windows live Writer "?
Un’altra diavoleria da scaricare?
Inizio a scocciarmi un po’..
A presto.
Non sono sparita, anche se qui, c’è più di una settimana di silenzio!
Ci sono..solo che sono nel vortice!!!
AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOO!
Gettatemi una cimaaaaaaaaaaaaaaa!!
Un’àncora, un salvagente, un coccodrillo gonfiabile..
Fate voi!
 
Ciao a tutti.
Kali
(incasinatissima!)Perplesso
 

Immagini di città..

 

 
Oggi ho guardato delle foto fatte qualche tempo fa.
Stavo cercando quelle che ritraggono me e l’Orso insieme ai nostri vicini-compagni di scorribande.
La scorsa estate, al ritorno dall’Isola, ci hanno fatto trovare un delizioso album con le foto digitali stampate su carta ed una bellissima dedica.
Adesso pensavo di fare lo stesso e ricambiare il pensiero davvero carino.
Alcune foto erano già state scambiate in forma digitale, ma G. ha ragione:
poter sfogliare l’album è tutta un’altra cosa!
Ed eccomi qui, a visionare file da cd e dvd.
Per ora ho solo riempito un po’ di cartelle e non sono ancora passata alla scelta delle migliori.
Ma due foto mi hanno colpita e ve le faccio vedere.

Vi piacciono?

Di quale città si tratta?
Ovviamente, qualcuno di voi la conoscerà.
sarebbe gradito un commento "sibillino" per non rovinare la sorpresa ai curiosi!

 
Da oggi le foto si trovano anche su FLICKR (qui c’è anche il nome della città. NON BARATE!!).
L’Idea è venuta a Delaque, che vorrebbe raccogliere foto di architetture (e non) con il contributo di quei perdigiorno della facoltà.
Per ora ci sono poche foto, ma chissa!
 
Ciao a tutti e buon fine settimana!
Kali
 

La vecchia funivia…

funivia posillipo
Sono curiosa per natura o per deformazione professionale, non lo so, ma quando mi guardo intorno e vedo qualcosa che mi incuriosisce…non so resistere.
 Durante l’ultimo viaggio d’andata nell’Isola, il treno è passato per la stazione di Napoli Campi Flegrei.
Dal mio posto, rigorosamente lato finestrino, ho potuto vedere qualcosa che ha attirato la mia attenzione.
 Un pilone molto alto, con due braccia spettrali, si ergeva ancora, privo di funzione, tra le costruzioni. La prospettiva, in avvicinamento, lo faceva sembrare una sorta di totem mostruoso, così mi sono messa a guardarlo per immaginare di cosa potesse trattarsi.
“Archeologia industriale”, ho pensato, ma la forma mi ricordava qualcosa che conoscevo bene!
Era sicuramente il pilone di una vecchia funivia, di quelle che si costruivano negli anni venti, in piena E.F. (era fascista).
Ieri, ho chiesto alla mia vicina partenopea, ma non ne sapeva nulla, mentre mio Padre ne aveva sentito parlare, anche se non l’aveva mai presa. Questa mattina non ho resistito e, nonostante la gran mole di lavoro da fare, ho fatto una mini ricerca ed ho scoperto che le mie intuizioni ed il mio fiuto, non hanno sbagliato (un po’ di sana autocelebrazione, alle volte non guasta!).

Funivia di Napoli, 1940

Mostra d’Oltremare (Fuorigrotta) – via Manzoni (Posillipo)

dove potrete trovare anche la mappa da Google con il tracciato della funivia (basta cliccare sul link) 

“Fu costruita dal 1939 al 1940 dalla Cerretti & Tanfani su progetto dell’architetto Giulio De Luca, per collegare la Mostra d’Oltremare, (enorme spazio espositivo dei prodotti delle colonie, all’epoca appena completata e tutt’ora esistente), di Fuorigrotta con la collina di Posillipo (via Manzoni).
La particolarità dell’impianto era di avere un lungo tratto iniziale quasi orizzontale intervallato da vari piloni, per poi inerpicarsi con una campata unica di 945 metri di lunghezza lungo la ripida collina di Posillipo.

La foto che mostro è del 1940, durante le prove pre-esercizio. Le campagne visibili in foto sono oggi scomparse, sostituite da un intero quartiere residenziale.
Una delle 2 cabine è ancora visibile nella stazione inferiore di Fuorigrotta, trasformata in un negozio di fiori, mentre la stazione superiore di Posillipo è divenuta un bar panoramico. Anche i piloni sono tutti ancora esistenti.

La funivia fu soppressa nel 1961, per ragioni di sicurezza, causate dall’esplosione edilizia nella zona adiacente al percorso della funivia. Vista la scarsa portata oraria dell’impianto, si preferì sostituirlo con una linea di autobus (con tempi di percorrenza triplicati).”


Questo (click) è un sito dove ho trovato un documento scritto per la riapertura, dopo la guerra, dell’Archivio CT Cerretti Tafani

  qui (click) c’e un articolo dove si parla dell’“improbabile” (purtroppo) ripristino della funicolare

ULTIMISSIMAAAAAAAAA!!!!
Grazie ad un  forum (click) ho trovato anche un video di youtube che parla della funivia!!!

BUONA LETTURA, BUONA VISIONE E…BUON VIAGGIO NEL PASSATO!

 

Nota per il copyright: Ho citato le fonti da cui ho tratto il materiale e la foto, il tutto preso dalla rete. Qualora qualcuno ritenesse lesi i suoi diritti, è pregato di scrivermi QUI (click) e provvederò all’eliminazione del materiale “incriminato”.
N.B.
indicare il soggetto della mail, poichè sono solita cancellare, senza aprirli, i messaggi di chi non conosco.
Grazie

Per sorridere un po’…

 

Vi lascio un brano divertente per il fine settimana. E’ del libro che ho letto durante l’ultimo viaggio nell’Isola. Qualcosa di leggero per "dar aria al cuore".  Il commento lo trovate qui 
 
Ciao a tutti.
Kali


 
IL CARPACCIO UMANO
(balnearius crismatus)
 
Questo antropoide, disinteressandosi dei pareri scientifici sui danni dei raggi ultravioletti, ha nella vacanza un solo obiettivo: l’abbronzatura.
Anzi, più che un’abbronzatura una caramellatura, un flambé. Perché nella tribù d’appar­tenenza del balnearius non basta più, come nel passato, assumere una coloritura abbronzata per godere di prestigio sociale, ora bisogna possedere una superba­ bronzatura del tipo cosiddetto "dorato" o "caraibico".
Per ottenere questa li­vrea il balnearius passa attraverso varie fasi di adattamento all’ambiente.
Fase uno: in questa fase preparatoria il carpaccio fa abbondante uso di pro­dotti che "predispongono all’abbronzatura", misteriosi oli a base di asfalto con cui si è già neri la notte prima.
Segue un’abbondante assunzione di succhi di ca­rota e pillole alla carota che dovrebbero intensificare l’abbronzatura, ma hanno spesso fastidiosi effetti collaterali quale crescita abnorme degli incisivi, allunga­mento delle orecchie, tendenza a coiti brevi e ossessivi col partner (sindrome di Lapin).
Con l’arrivo in spiaggia si passa alla
Fase due: ovvero all’unzione vera e propria.
Ogni carpaccio ha, a questo ri­guardo, un suo cocktail segreto.
Gli ecologisti mescolano olio d’oliva e saliva di branzino. I meteorologi usano oli diversi secondo la temperatura e l’ora. I terzo­mondisti mescolano olio di cocco e jojoba, con odore avvertibile fin fuori dalle acque territoriali.
Alcuni carpacci, nelle crisi di astinenza da melanina, usano oli  ancor più pesanti, come il terribile "Brown Sugar" (mallo di noce, inchiostro di seppia e nutella) oppure per catturare il sole con l’effetto specchio usano il  "Flash" (cera da pavimenti, trigliceridi, brillantini da varietà, frullato di medu­sa).
Con questa mistura non solo abbronzano se stessi, ma col riflesso incendia­no a distanza giornali di partiti a loro invisi.
Se il balnearius è del tipo "salma" (otto ore immobile al sole) oppure del ti­po "spiedo" (quattro ore su un lato e quattro sull’altro) basta stargli a distanza di sicurezza e non è pericoloso.
Assai pericoloso invece è il carpaccio semovente, o carpaccio inquieto (balnearius insanus).
L’esemplare di questa specie usa spalmarsi con mezzo litro d’olio: poi si sdraia per pochi secondi, si rialza urlan­do "che caldo", schizza di sugo i presenti e va a tuffarsi in mare. Qui, intorno a lui, si forma ben presto una chiazza oleosa galleggiante degna di una petroliera di medio cabotaggio. Quindi il carpaccio si bagna la testa, ottenendo un parruc­chino di olio, acqua di mare e gel di consistenza cementifera. Ciò fatto, torna al suo posto, si riunge completamente, si gira sul dorso pochi secondi, sbuffa, tor­na in acqua e così via per tutta la giornata, finché tra la sua sdraio e il mare non si è creato un corridoio scivoloso e maleodorante che è la traccia caratteristica del passaggio di un balnearius.
 
Dovremo quindi rassegnarci a vedere le nostre spiagge infestate da questo viscido e invadente antropoide? Assolutamente no. Esistono diversi modi per li­berarsi da un carpaccio.
 
a) portate in spiaggia un vasetto di mosche (molto adatte quelle carnarie, in vendita nei negozi di pesca). Gli si affezioneranno come a una carta moschicida;
 
b) mettetegli vicino di sdraio un senegalese che parli bene la nostra lingua e asserisca di provenire da un’antica famiglia di pescatori del luogo, che si abbronzano così senza bisogno di oli. L’invidia provocherà nel car­paccio una reazione chimica con autocombustione;
 
c) dite al carpaccio: "ho letto su una rivista medica che il sole preso sulla schiena di una balena abbronza il doppio". Lo vedrete remare con ar­dore, e scomparire all’orizzonte.
 
Stefano Benni
 “La compagnia dei Celstini” (pagine 127-128)
Universale Economica Feltrinelli