(O)SCENE DA UN MATRIMONIO: cronaca di una giornata al centro dell’Isola.

 

I ricevimenti di nozze sono quelle occasioni dove,      persone che non si conoscono, si trovano, ma non si incontrano.
Persone che mal si sopportano, sperano di non dover sedere al tavolo “del nemico” al ristorante.
I materialisti, rimpiangono i soldi spesi, sapendo già che il ricevimento non sarà all’altezza delle aspettative, come anche la bomboniera.
Le signore si scrutano le rispettive “mise” pronte a criticarsi vicendevolmente e..senza pietà.
I bambini sono o troppo “damine” o troppo “tutti i giorni” e comunque, troppo rumorosi, scalmanati e con le manine sempre troppo unte che “brandiranno” minacciose fino a pulirsele sul vostro abito fresco di tintoria.
Gli sposi sono sempre belli, ma rigorosamente in ritardo e distrutti da baci abbracci ed emozioni, al punto da non ricordarsi nemmeno il vostro nome e, guardandovi interrogati, si chiederanno a che titolo siete li (a meno che non facciate parte del ristretto nucleo familiare, ma, alle volte, stentano a riconoscere pure i fratelli!!).
 La cosa certa è che si ricorderanno di voi solo due o tre mesi dopo, quando, guardando il voluminosissimo album delle fotografie dal formato poster, esclameranno: “Ma c’era anche (…)! Lo sai che non me ne ricordavo!” (ma va!!!)
 Se, mentre vi consegnano la temutissima busta contenente la partecipazione, esclamano “Vieni! Saremo pochi intimi!” Già sapete che si tratta di una grossissima bugia e che, in realtà, si tratterà di almeno 250 semi-sconosciuti (o totali sconosciuti) stipati in una sala piena di colonnine di stucco, broccati, fiori e lampadari di cristallo da far impallidire la Reggia di Caserta o quella di Versailles…ma se vi aspettate un pranzo all’altezza, anche quello vi deluderà.
Niente portate “Gattopardesche” e niente raffinatezze di Marainiana memoria (Bagheria e la descrizione dei dolci al cioccolato..), ma i soliti tristissimi micro-gamberetti suicidi a causa della salsa rosa e gli altri insapori piatti sempre troppo pieni di salse pericolosissime nelle mani di camerieri stanchi o improvvisati.
Se poi, ci sono dei musicisti egocentrici, che invece di provvedere ad una musica di sottofondo, impediscono la normale conversazione sparando decibel da concerto rock, dall’inizio alla fine.. allora le difese iniziano proprio a crollare.
Ma il CLOU si raggiunge al momento della “mousse limone e fragole”, quando, senza pietà attaccano “LA PARANZAAAA CHE SI DANZA CON UN LENTO MOVIMENTO DE PANZAAAAA” , e tu si senti in bocca, non si sa perché, un retrogusto di fritto misto di qualità scadente.
Resistere ai fantasiosi nomi delle pietanze è un esercizio impegnativo ed arrivare alla torta nuziale, uno sforzo degno di riconoscimento ufficiale e menzione d’onore.
Ma ci sono i trucchi di sopravvivenza: guardare, odorare, selezionare ed assaggiare con parsimonia.
Quello che è solo commestibile si boicotta al primo assaggio;
quello che è passabile, ne ammette due;
quello che è degno di nota, tre al massimo.
 La torta è ciò che aspetto con maggior attesa, forse per il valore simbolico o per la tenerezza che mi ispirano gli sposini esausti che posano per l’ultima foto del megaserviziogalatticoholliwoodiano.
Fatto sta che, proprio la torta nuziale, è la fonte dell’ultima delusione della giornata: un ammasso rococò di panna che copre un “foglio” di pan di spagna.
Assaggi il primo cucchiaino e già sai che sarà l’ultimo, se vuoi evitare di stramazzare sotto il tavolo.
Gli sposi, spesso, non riescono neppure ad assaggiarla, perché i primi commensali ad essere serviti, l’hanno già trangugiata (o abbandonata dopo il primo assaggio.. appunto) ed adesso sono li, schierati in parata davanti al tavolo degli sposi per i saluti, gli ultimi auguri e per impossessarsi dell’”agognata” (?) bomboniera, che, i più, non toglieranno dalla scatola, se non il giorno dopo, a casa, per constatare che era proprio ciò che si aspettavano:
un inutile, bruttissimo oggetto di difficilissima collocazione.
Ma una soluzione c’è.. Collocare “la cosa” in basso, magari su un tavolino, magari a portata di…mano di bimbo e sperare che, il piccolo di casa, la faccia a pezzi nel minor tempo possibile!
 
Agli sposi, io, gli auguri li ho fatti di cuore e so che il momento più bello è stato, sicuramente, quando, con le valigie in mano, tutto il resto era alle spalle e davanti, c’era solo il viaggio. La meta non era importante, ma la distanza che li separava da tutti.. quella si!!
VIVA GLI SPOSI!
 
P.S.
Io non ho bimbi in casa e neppure un micio curioso. La “cosa” è ancora nella sua scatola (neppure i confetti mi piacciono): temo che dovrò tirarla fuori, se spero che venga distrutta. MMMMMMMMMM Trovato!
La metto su eBay!
Oppure la regalo alla Chiesa per la riffa di beneficenza!
Anzi, meglio..
La posiziono sotto i cingoli dell’escavatore: finisce sotto terra e tra duemila anni, ritrovandola esclameranno:
 “Azz! Anche gli antichi facevano delle schifezze di bomboniere!” 
HE! HE!

 
 
Kali

   

   Dettaglio della cattedrale

Fatica..

 

 

 

Fatica fisica.
Giorni di vera e dolorosa fatica fisica.
Nemmeno ai tempi dei campi di sevizio scout,
nemmeno ai tempi del campo mobile sulle Alpi, con lo zaino di quasi venti chili, tenda, fornello e sacco-letto.
Nemmeno nelle “grandi manovre” a casa dei Miei al ritorno dalle ferie estive, quando il giardino era diventato una giungla e la casa, un covo di ragni invasori,
Mai,
mai così.
Davanti al pc e difficile immaginare e capire
E non trovo le parole adatte per descrivere la sensazione che provavo alla sera,
quando mi sarei accucciata in un angolo a dormire,
senza neppure aspettare la cena, tanto ero a pezzi.
Terrazze ancora più alte,
per sfidare la montagna ed il pendio.
Scaloni stretti pochi metri e alti più di due e mezzo,
talmente ripidi da ricordare gli Ziggurat.
Affacciarsi al ciglio e provare un senso di vertigine
unito alla paura di mettere un piede in fallo e rotolare rovinosamente a valle.
Alberi di Limone da liberare dai cardi, dall’erba e dai primi rovi che, impietosi, speravano di divorare il lavoro di Papà Orso.
Tre adulti con lavori lontani dalla campagna, lavori d’intelletto dopo anni di studi.
Poi c’era Mamma Orsa*.
Più di settant’anni ed energia da vendere, o forse era la rabbia o la disperazione.
La rabbia l’avevo anch’io e scherzando, me la prendevo con Papà Orso, che ci aveva mollato su due piedi a fare in quattro quello che Lui faceva, piano piano, da solo.
 
“Ridi eh! Bravo! Te ne stai li (ti vedo sai!), sotto al Limone e pensi: >Non è cosa per te<
Adesso ho quasi l’abbronzatura come la Tua: a mezze maniche!”
 
Non avevo una camicia a maniche lunghe e mi sono anche graffiata le braccia: che spettacolo!
Distrutta, dicevo,
ma avrei picchiato a colpi di rastrello quelli che passavano e ripetevano “tanto non potrà mai essere come prima!”
Maledetti cinici e gufi!
Ce la faremo!
Lo sappiamo tutti che non  sarà lo stesso, ma ce la metteremo tutta, alla faccia vostra che  aspettate vada tutto in rovina!
Parenti serpenti!
Mamma Orsa era più serena a guardare quelle terrazze ordinate.
Sapeva che il pericolo dell’incendio era scongiurato e quell’ordine, forse, sapeva un po’ di normalità.
Forse per qualche attimo riusciva ad illudersi che Papà Orso, anche quest’anno, aveva fatto un buon lavoro…
chissà..
Se quella fatica inumana è servita a donarle solo un attimo di serenità, allora, non posso che essere felice di averla fatta.
E non importa se la mia vita è un’altra.
 
Guardando le stradine ripide del paese riflettevo su come fosse complicato, per gli anziani, percorrerle.
Ma gli anziani di un tempo, spesso, avevano una vita durissima e breve. I loro visi bruciati dal sole e sfigurati dalla fatica, denunciavano un’età che non avevano ancora e se ne andavano prima di aver raggiunto quella che, per noi, adesso è considerata vecchiaia.
Alla loro età, oggi, uomini e donne, non sono nemmeno anziani, per il semplice fatto che la loro vita non arranca su quelle terrazze o per quelle stradine, ma, più o meno tranquillamente, percorre una brillante mezza età.


Anna mi ha scritto nel suo commento:
Mia madre più "grande" di Mamma Orsa..preoccupata mi dice "siediti che sei stanca" lei …a me…
probabilmente anche Mamma Orsa lo ha detto a te…
 
Proprio così!
E Lei non si sedeva mai,
mentre io,
qualche volta,
su quelle pietre,
sotto quei limoni,
un attimo mi fermavo a prendere fiato e..
a guardare il mare.


Sono tornata, ma ci ho messo un po’ per passare da qui.
Questa volta l’occasione era un matrimonio nell’Isola ed il soggiorno è durato meno di una settimana, ma sono stati giorni faticosi.
Vi parlerò anche del matrimonio, del viaggio, dei libri che ho letto, complice  il treno.
A presto 
 Ciao a Tutti.
Kalispera
 

I cinque libri..

   

 
UN BEL POSTO PER LEGGERE: NON VI PARE?
Si, c’ho provato!
Con la scusa di parlare di Tivoli e dintorni,
con l’altra degli impegni ritrovati (spero!)..
ho glissato.
La Gatta Giulia, mi aveva nominata,
poi l’ha fatto anche Ficusum-Filippo:
mi arrendo!
Uff..
Sono andata alla libreria,
poi ho guardato in quella della mia vecchia cameretta e dell’altro studio..
ma per quelli presi dalla biblioteca o prestati?
Come faccio a ricordarli tutti?
Uff..
Non ce la faccio proprio a stilare un elenco dei cinque libri più importanti.
Vabbè..
provo!
1) Adolf Loos, "PAROLE NEL VUOTO", Adelphi
La pietra miliare della mia formazione razionalista. Il libro che non ho capito alla prima lettura, perchè ero ancora troppo poco critica, ma discutendone con un mio compagno di studi, lo imparai ad apprezzare. Un libro sulla sincerità costruttiva, sulla riconoscibilità dei materiali, sulla forma e la funzione,  "contro quello che vuole apparire, ma non è"..non solo, quindi..un libro da Architetti (anzi!).
 
2) Cesare Brandi, "TEORIA DEL RESTAURO", Einaudi
Testo sacro di chi, come me, ha la vocazione dell’architetto restauratore e proviene dalla scuola del grande G. Carbonara. Insegna la filosofia del "bravo restauratore": poche pagine dense di contenuti. Un libro non facile, ma che insegna che la bravura sta nel non far vedere la propria opera. Una sorta di insegnamento all’umiltà..buona anche per i non architetti, qualche volta, troppo egocentrici!
 
3) Elsa Morante, "LA STORIA", ma anche "L’isola di arturo" e "Lo scialle Andaluso".
Capolavori.
 
4) Cesare Pavese, "LA BELLA ESTATE", Einaudi
L’ho letto molti, molti, molti anni fa, ma si può dimenticare un libro in cui si legge: " noi eravamo un orizzonte, un’isola in un cielo marino" oppure "sulla piazza deserta qualche insegna luminosa, parlava ancora col cielo vuoto"?
No, non si può dimenticare.
 
5) H.Hesse, "NARCISO E BOCCADORO", Mondadori
Anche questo letto molto tempo fa. Un libro sull’amicizia. Un libro bellissimo.
 
Poi ci sarebbero i libri dell’Allende, ma sono già commentati nella mia lista sul blog, gli altri di Hesse, altri specifici di arte o architettura..lista troppo lunga e qui, si chiedeva una sintesi.
Ho fatto il compito.
Spero di aver raggiunto la sufficienza
e spero di riuscire, prima o poi, senza coercizione (altrimenti si ottiene l’effetto opposto!) a convincere quel fetente di mio nipote dodicenne, a leggere qualcosa.

 
Buona giornata a tutti!
Scappo!
Ho un appuntamento…
HE! HE!
Kali
 
 

Vado che..è tardi!

 

   

 

Nel ’32 la facoltà nacque dalla scissione con la Scuola di Ingegneria.
Negli anni ’70 fu teatro di scontri tra studenti e forze dell’ordine.
Nel ’90 fu occupata dal movimento della "PANTERA": uno degli slogan, stampati su coloratissimi adesivi era: "la pantera poi arrivò e il Berlusca si mangiò"..
lottavano contro la privatizzazione delle università, contro l’ingresso delle imprese nell’ateneo.
Ci sono passati e ci sono, nomi importanti del panorama mondiale in fatto di Architettura.
Dovrò farci un post, prima o poi.
Magari inserendo le foto dei bellissimi graffiti del ’90 oppure, quelli storici, fatti sul prospetto principale su disegno di Guttuso (mica pizza e fichi!!)
Il caos vi regna sovrano,
ma quel posto deve avere un potere magico e terapeutico.
APPUNTO..
Anche oggi scappo da ogni altro impegno..
Vado! 
 
 


Buona giornata a Tutti!!
Kali
 

Paesaggio bucolico…sotto la pioggia

 

 
 
Come in un dipinto della fine del settecento,
uno di quei paesaggi bucolici che hanno ispirato i pittori paesaggisti
come  Lorrain e Poussin.
Ti aspetteresti solo di vederci un gregge di pecore ed un pastorello col flauto di Pan.
Si entra alla quota della strada a circa +200 metri, poi, si iniziano a seguire percorsi,
a tratti sconnessi che si snodano nel bosco.
Giù sempre più in basso, mentre l’aria si fa umida
complice la pioggia che è appena caduta e che ci ha colti in cammino.
Provvidenziale una grotta, nella quale abbiamo dovuto sostare per più di mezzora.
Ma nei boschi non smette subito di piovere: il fogliame zuppo prolunga l’evento e la tenuta da giornata estiva, non aiuta.
Il terreno si fa sdrucciolevole, ma il desiderio di seguire quel rumore d’acqua è irresistibile.
Il primo salto (Cascata Bernini) è quello dell’Aniene (foto sopra) ottenuto dalla deviazione del corso del fiume per preservare Tivoli dalle alluvioni.
Il rumore è assordante e l’odore dell’acqua, misto a quello della terra e del fogliame bagnato, rende tutto molto suggestivo.
Si riprende la discesa, su sentieri resi fangosi dal ruscellare dell’acqua.
Risate e battute tra i pochi visitatori che, come noi, hanno deciso di vedere Villa Gregoriana a tutti i costi.
Giù, sempre più giù "quasi una foresta pluviale" (dicono alcuni) "sembra di essere nei Senotes messicani" aggiungono altri.
 
Di fronte a noi il salto dell’acqua in uscita dalla Grotta di Nettuno (foto sotto) che confluisce nella valle del Pelago per poi incanalarsi e scomparire in un inghiottitoio nella roccia, a +139 metri, nella Grotta delle Sirene,  per ricomparire dall’altra parte della vallata.
 
E guardare da sotto in su,
le pareti di quella gola coperte di vegetazione
e cascatelle minori
e rovine di templi che furono immortalati in vedute famose.
Torneremo in questa valle incantata un’altra volta,
per fare altre foto
e per sentire,
ancora
l’acqua ruggire.
 
 
 
E’ tardissimo,
vado a dormire.
Buona Notte e buon giorno per chi leggerà domani.
Kali
  

Villa D’Este

834745431_183e1a54ee_o
ancora una foto
prima del fine settimana.
Ancora uno scorcio di quelle meraviglie,
di quel canto
delle geometrie studiate e delle sculture.
L’odore dell’acqua
dei fiori
delle siepi e della terra.
 
Si prevede pioggia per i prossimi giorni,
aspettate il sole per andare,
l’attesa accrescerà la meraviglia.
Ciao
State bene.
Kali
 
p.s.
metterò altre foto, magari a colori, magari nell’album
(date un’occhiata, se vi va).
Mi serve un po’ di tempo..
tanto..
piove