gRaNdE cOcOmErO ?!?

 

 

 
 
Nessuna disquisizione dotta sulla prossima notte di Halloweeen.
Nessun commento sulla festa che non ci appartiene,
che carnevale viene in febbraio,
 che copiamo tutto il peggio e bla, bla bla..
perché
francamente,
tutti gli anni è la stessa storia.
Non mi importa di questa festa,
non andrò in giro mascherata da Zombie
[che poi risparmierei pure sul "trucco e parrucco" HE! HE! (L’ho scritto io, così vi ho "bruciato" la battuta velenosa HE! HE!)]
e se avessi un figlio non credo che gli permetterei di andare in giro a mendicare dolci, soprattutto di questi tempi.
 
Ma le zucche mi piacciono perché sono buffe ed arancioni.
L’arancio è il mio colore preferito
e certe zucche intagliate sono dei veri capolavori effimeri.
Mi piace mettere piccole decorazioni a tema in casa
a seconda delle ricorrenze,
e mi diverte vedere la mia vicina "correre ai ripari"
Si scatena una piccola gara alla finestra più colorata
o alla porta d’ingresso più agghindata,
e tutto ciò è molto simpatico.
Questa sera il mio campanello non avrà pace
e, se sarò fortunata,
non mi scardineranno la cassetta delle lettere come lo scorso anno
e si limiteranno ad imbrattarla con farina o con graffiti di..(hem) dubbio gusto.
All’incendio del citofono non sono ancora arrivati..
Spesso non basta elargire dolcetti..
gli "zombi de noartri" non sono sempre innocui frugoletti affascinati dalle follie Americane..
Sarà un’altra notte di guardia:
magari vedrò volare una strega a cavallo di una scopa.
Se mi sembrerà inferocita non mi stupirò:
provate voi a sentirvi "precari" ed in procinto di licenziamento
se..
vi chiamate
BEFANA!
 
 Se amate festeggiare: buon divertimento!
In ogni caso: buona giornata!
Kalispera
>^.^<
 

P.S.
Avete mai scoperto qualcuno che vi "clona" il blog?
Nel senso che  cerca ti emularvi a tal punto da creare quasi un duplicato?
Io ho appena provato questa emozione!
Che squallore!
Comunque sapete una cosa?
ECHISSENEIMPORTA!!
Però..è veramente buffo! 
MAH!
 

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Magia barocca…

ROMA BAROCCA
BERNINI, BORROMINI, PIETRO DA CORTONA

Mostra in Castel Sant’Angelo
16 giugno / 29 ottobre 2006

La Mostra, allestita negli spazi espositivi di Castel Sant’Angelo a Roma, è promossa dal Comitato Nazionale “Roma e la Nascita del Barocco” e dal Centro di Studi sulla Cultura e l’immagine di Roma d’intesa col Polo Museale di Roma, col Dipartimento di Storia dell’Architettura e Restauro della “Sapienza” e con altre Istituzioni. Posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, la Mostra viene realizzata col contributo del MIUR, della Regione Lazio e della Agenzia Arcus, e col coordinamento organizzativo di Electa.

La Mostra – diretta da Paolo Portoghesi con Marcello Fagiolo – propone un percorso visivo attraverso i più significativi luoghi della città di Roma, così come vennero plasmandosi soprattutto durante i pontificati di Urbano VIII Barberini (1623-44), Innocenzo X Pamphilj (1644-55) e Alessandro VII Chigi (1655-66) attraverso l’opera di Bernini, Borromini e Pietro da Cortona. In un secolo di crisi politica e di marginalizzazione del papato, il Barocco costituisce il vanto e il primato di Roma per l’eccezionale forza rivoluzionaria del suo linguaggio: le innovazioni berniniane e borrominiane si diffondono non soltanto in tutta Europa ma contagiano anche l’America latina. Il Barocco romano diviene così emblema assoluto dell’arte come meraviglia, spettacolo, invenzione continua.

(…)


 

Qualche giorno fa, ho deciso di andare a vedere una mostra che procrastinavo da troppo tempo e che era quasi giunta al termine.
Roma era assolata e calda.
L’evento si è rivelato sotto le aspettative, poiché c’erano delle carenze nell’allestimento.
Pochi schemi chiarificatori, pochi esempi a supporto delle parti scritte.
Una continua ricerca di connessioni tra immagini e parole…e se è stato arduo per me, che il Barocco l’ho studiato, figuriamoci per un ignaro turista, o per il visitatore non iniziato alla storia dell’architettura!
La mostra era smembrata in più parti collocate in ambienti diversi e l’unica nota positiva di questo peregrinare, è stata la location.
Castel S. Angelo merita un intervento a parte essendo stata la vera riscoperta di quel giorno.
 
Lo so, per alcuni di Voi il termine “BAROCCO” evoca qualcosa di negativo ed opulento, io non la penso così, ma siccome non posso argomentare con Voi se non con questo mezzo, ho buttato giù qualche appunto.
Se vi va di saperne di più leggete di seguito, altrimenti ..fermatevi qui.
 
Buona giornata a tutti.
Kalispera
>^.^<
 
 
Il termine barocco, venne coniato dai critici settecenteschi.  Inizialmente ebbe con una connotazione negativa, utilizzandolo per indicare tutto ciò che era eccessivo, eccentrico, fantasioso e fuori dalle regole dell’arte classica.
 
Ma questa era e resta una visione superata, poiché si fondava su giudizi estetici basati su concezioni rigide. Il paragone era lo stile rinascimentale dei secoli precedenti, dal quale, evidentemente, il Barocco si differenziava in maniera eclatante.
 
La storia dell’architettura si è arricchita di nuovi studi ed analisi, di ricerche approfondite  che hanno permesso di comprendere “l’anima” di questo stile che ancora qualcuno liquida con termini dispregiativi, ritenendolo troppo ridondante.
L’ho detto più volte,
mi ritengo un “futuro” Architetto di formazione razionalista, e quindi, questa mia passione per il barocco sembrerebbe del tutto immotivata.
Anch’io, quando ero “Ignorante” nel reale senso della parola, ossia quando ancora non mi ero confrontata con l’argomento in maniera seria e scientifica, pensavo che mai avrei potuto apprezzare il Barocco.
Nel Barocco si prediligeva la linea curva.
Le curve erano complesse e prendevano la forma di ellissi, parabole, iperboli,  spirali o curve a costruzione policentrica, talvolta intersecate tra loro o sovrapposte. 
Lo scopo dell’artista-architetto era destare meraviglia e lo faceva curvando gli architravi, rendendo convesse le facciate e giocando con “l’effetto sorpresa” che otteneva  rendendo gli edifici delle vere e proprie “quinte” del teatro urbano, che comparivano, a sorpresa appunto, percorrendo strade non più rettilinee come nel Rinascimento.
La diffidenza generalizzata verso questo stile architettonico nasce anche dalla confusione, che spesso si fa, tra il Barocco del primo e del secondo periodo.
 
Nel primo periodo, si cercava di dare movimento e spazialità applicando la linea curva alla struttura; si studiavano piante curve che nascevano dalla sovrapposizione di forme geometriche complesse,  per ottenere edifici con nuove spazialità.
 
 S.Ivo alla Sapienza -CUPOLA-
 
 
S.Ivo alla Sapienza -PIANTA-
 
Nel secondo periodo, invece, gli edifici divennero più regolari, adottando linee curve solo nella decorazione e finendo col “degenerare” creando risultati ben più discutibili. Lo stile si modificò e prese il  nome di tardo barocco o “Barocchetto” (che è l’equivalente del Rococò nel design o nelle arti figurative)
 
La culla dell’architettura barocca fu Roma, e l’origine è fondata sull’opera di tre maestri Gian Lorenzo Bernini (colonnato di S.Pietro),

Francesco Borromini e Pietro da Cortona (S. Maria della Pace).
 
S.Maria della Pace
 
In particolare Francesco Borromini espresse una concezione dello spazio e del suo rapporto con la luce di una tale sensibilità da poter essere considerato tra i maggiori architetti del Seicento. Il barocco romano divenne un modello per il resto d’Europa, ma spesso fu interpretato regionalmente con una grande varietà di linguaggi.
La caratteristica comune era il senso unitario dello spazio (celebri le chiese ad “aula unica” di Borromini come: S. Carlo alle Quattro Fontane, S. Ivo alla Sapienza).
 
S.Carlo alle Quattro Fontane
 
 
S. Ivo alla Sapienza
 
Se nelle chiese romane lo spazio si dilatava entro potenti membrature in pietra, nel nord Italia e nel centro Europa spesso esso si espandeva su murature curvilinee intonacate che sembrano involucri elastici.
Con il barocco ci fu un notevole rinnovo urbano che si espresse con  l’edificazione di nuove chiese, palazzi e con il rinnovamento di quelli esistenti.
Il Barocco, dunque, fu prettamente uno stile architettonico che si “prestò alla pittura”.
Infatti grazie al gusto barocco ed alla padronanza della prospettiva furono realizzati stupendi trompe d’oeil   nella decorazione delle volte: l’illusione del “soffitto che non c’è” (l’aveva già sperimentato Andrea Mantenga, nella Camera degli Sposi) perché sostituito da uno spazio virtuale e illusorio (P.da Cortona: volta della chiesa di S.Ignazio e soffitto del salone di Palazzo Barberini)
 
S. Ignazio -la volta-
 
E che dire degli studi sulle “ANAMORFOSI”?
 E di piazze come la Navona?
Dove la fontana dei fiumi di Bernini sembra dialogare con la Chiesa di S. Agnese in Agone di Borromini..
 
Piazza Navona
 
E la suggestione di S.Ivo alla Sapienza?
Entri e la città si dissolve lontano, filtrata dal cortile che la precede.
Penombra: solo la luce che piove dall’alto.
Silenzio.
Lo spazio è piccolo, le decorazioni essenziali.
Il raccoglimento è una condizione naturale.
C’è pace.
Come in un luogo di preghiera dovrebbe esserci.
Poi c’è la confusione di S.Pietro, la decorazione ridondante,
ma si sa, i committenti sono spesso capricciosi ed esigenti: i Papi lo erano ancora di più.
Ma scegliendo le ore giuste,
quelle con meno turisti in giro,
ci si può fermare un attimo a guardare la Cattedra (comunemente detta: baldacchino) di S.Pietro:

è di Gian Lorenzo Bernini ed è barocca
Può non piacere, ma qualcuno se la sente di dire che è brutta?

Siete ancora qui?
COMPLIMENTI!!
Allora?
Piaciuto un po’ di più il Barocco?
Certo, questa è proprio una sintesi, ma la categoria è "Architettura per TUTTI":
se avessi aggiunto altro , nessuno sarebbe arrivato fin qui a leggere
(neppure io!).
Ci ho messo un bel po’ ad allestire il post di oggi, però sono soddisfatta.
Che ne pensate?
Ciao a tutti e buona giornata.
Kalispera
>^.^<

 

 

Bosco…

 
 

I Monti Cimini arrivano fino a 1053 metri ed a quella quota si trova la Faggeta di cui vi parlavo qualche post fa, ma tra i 950 ed i 600 metri si trova la fascia dei CASTAGNETI.
 Siamo nella Tuscia Viterbese (io abito nella Tuscia Romana) e questo è il periodo della regina dei boschi: la castagna.
L’appuntamento è irrinunciabile.
Domenica mattina il tempo non era limpido e la voglia di rimanere sotto le coperte era forte.
La sveglia suona impietosa alle sette.
Bisogna fare in fretta si va con i compagni di scorribande.
Speriamo non piova!
La via Cimina si inerpica con tornanti che si perdono nella nebbia..brrr e fa pure freddino. Un caffè per stroncare gli sbadigli al primo baretto e si prosegue.
Si intravedono i primi castagni, quelli più in basso, ma appena si sale un altro po’.. la nebbia svanisce e c’è pure un timido sole.
L’auto si lascia in spazi confinati, viene il momento di indossare le scarpe pesanti e di prepararsi alla lunga passeggiata..
Il giallo è intenso qui, ma una fascia di erba alta e verde fa da contrappunto e sembra un mare che circonda il bosco: bisogna attraversare e bagnarsi è inevitabile.
Sotto gli alberi l’erba lascia il posto ad un tappeto di foglie e ricci: l’odore del bosco è fortissimo e le castagne brillano bagnate dalla pioggia che è caduta fino alla notte precedente. Camminare su quel tappeto morbido è una sensazione proprio strana, ma estremamente gradevole.
Inizia la raccolta.
Solo le più grandi e senza danneggiare niente.
Non tocchiamo i funghi (tanto non li conosciamo, quindi è meglio lasciarli dove sono). Cerchiamo di muoverci senza fare troppo rumore ne lasciare segni del passaggio.
Le sporte diventano sempre più pesanti quando arriviamo in cima alla collina.
Non ci sono molte persone, forse il tempo incerto ha scoraggiato i turisti della domenica. Qualcuno a cavallo, qualche raccoglitore di funghi.
Il primo estraneo che, passando, mi saluta, mi fa ricordare che siamo in montagna e che, in questi luoghi è normale scambiarsi un cenno, un sorriso: che bello.
 Completiamo la nostra passeggiata percorrendo un sentiero didattico e ci facciamo una piccola cultura su alberi, animali, funghi…insomma sui tesori del bosco.
Alle 12.30 l’appetito si fa sentire e scegliamo la prossima meta: San Martino al Cimino.
C’è la festa della castagna! Domani ve ne parlerò.
 
Buona settimana a tutti
Kalispera
>^.^<
 
 
 
 

Domenica…(segue)…

 

 

 
C’è quiete qui.
 
Mi immergo nei vicoli
che discendono al lago.
Percorsi stretti e tortuosi
tra ombra e lame di luce improvvise.
Tra case cinquecentesche,
 dai restauri qualche volta azzardati,
altre volte mirabili.
Trionfo di piante e di fiori,
fuori dai piccoli usci
Quasi una gara al più bello.
 
Si prepara il pranzo:
 l’odore del ragù della domenica
si mescola ai profumi di paesi lontani:
olandesi, inglesi, tedeschi..
 
Molti anziani di qui non avevano i soldi per “aggiustare” le case
ed hanno venduto.
 
Abitano coi figli
In villette tutte uguali
isolate da muri alti e cancellate,
da siepi e rampicanti.
 
Forse,
guardando il comignolo baroccheggiante
 che ha tanto voluto la nuora,
ripenseranno alla piazzetta e all’acqua cotta,
ai panni stesi ed all’odore di soffritto,
ai gradini di peperino consumato ed ai muri scrostati.
A quando il paese era il centro del mondo
e c’erano le botteghe che erano luoghi d’incontro e di chiacchiere.
Pane, latte, carne, frutta.. almeno quattro negozi diversi.
E pensare che non era il medioevo,
ma meno di vent’anni fa.
 
Adesso c’è il super..
Ma di questo
Vi  parlerò un’altra volta.
 
 
Buon fine settimana a tutti.
KALISPERA
>^.^<

 

Qundo squilla il maledetto telefono..

 

 

“…ciao, ciao”
CLICK
 
Alè!
La giornata era iniziata discretamente.
Un po’ di energia inaspettata
Poi un’amica si ricorda di me e decide di chiamarmi.
Parla quasi sempre lei.
L’avventura nel mondo degli Architetti abilitati,
la partita iva appena aperta
i corsi all’ordine per “architetti selezionati”
lo studio da aprire
i software da comprare
i biglietti da visita da far stampare.
il lavoro…
 
Auguri mia cara
e grazie per la chiamata…
di cuore.
 
Non commento.
Altrimenti dite che sono frustrata.
Lo so da me.
Quindi torno alla mia tesi.
Magari più prima che poi, la revisione la faccio davvero..
 
Buona giornata
E sorridete….
se siete fortunati
oggi,
nessun amico si ricorderà di voi.
Kalispera
>^.^<

 

Domenica…

 

 

Domenica mattina d’autunno.
Neppure troppo presto.
Fa caldo.
La chiesa in cima al paese: il punto più alto.
Una terrazza per guardare oltre..
Il panorama è lo stesso di sempre
e sempre bellissimo.
 
Qualche turista,
ancora.
Bambini che vociano sul sagrato.
Arrivare qui è sempre una piccola arrampicata,
ma ne vale la pena.
La quiete che si respira,
l’aria pulita
ed il sole caldo
invitano a sedersi sulle pietre tiepide
ed a godersi un attimo di serenità.
(…)
 
 
Sono giorni strani, questi.
Fatti di telefonate che si rincorrono
e volontà di andare avanti.
Una parola a volte, aiuta.
Io
ne lascio qui qualcuna
per Voi.
 
Kalispera
 
>^.^<